martedì 28 febbraio 2012

Italiano?

Ogni tanto, un po' perché mi scordo* le cose e un po' perché a volte le idee si ripropongono, mi vengono in mente tutti quegli stranieri che, per un motivo o per l'altro, decidono di imparare l'italiano.
Posso solo parlare per la mia lingua madre, anche se immagino che le cose, fuori dagli italici confini, non siano poi così dissimili.
Ci si sforza di imparare l'italiano e per migliorare la pronuncia, ci si mette anche in contatto con qualcuno madrelingua per divenire più fluente, e confidente, nel parlato.
A meno che non si abbia la fortuna di inciampare con qualcuno che abbia fatto dizione, la persona che si è contattato ha, come minimo, una inflessione regionale, alla quale poi si possono aggiungere, a piacere, anche un uso, più o meno frequente, di prestiti dal dialetto locale, opportunamente italianizzati, e accenti posti con regole dialettali.
Alla fine è così anche per chi in Italia ci è nato; davvero.
Alle elementari si innesta su uno strato, bello robusto e coriaceo, di italiano casalingo, fatto di inflessioni paesane, termini dialettali prestati all'italiano e inflessioni che derivano dalle pronunce dei genitori, uno strato di italiano standard che, però, viene condizionato dalla pronuncia degli insegnanti.
Il risultato è una miscellanea linguistica che appartiene più alla categoria del "lessico familiare" che a quella dell'italiano regionale.
A mano a mano che entriamo in contatto con italiche pronunce diverse, fosse solo quella del capoluogo di provincia, allarghiamo i nostri orizzonti; acquisiamo nuovi vocaboli dialettali che, a volte, riteniamo perfettamente corretti e di uso comune.
Nello scritto tutti noi ci sforziamo, magari ricorrendo a qualche nota a piè pagina, di usare un registro che sia il più neutro possibile, ma la lingua parlata è cosa diversa.
Era da parecchio tempo che non sentivo più tutte queste vocali aperte; ci devo rifare su l'orecchio.
Tutto questo per dire: per fortuna che c'è l'italiano standard, altrimenti dovremmo iniziare quanto prima una simbiosi con babel fish.

*scordo: voce del verbo scordare, riflessivo scordarsi, chiaramente di origine dialettale

1 commento:

Moky ha detto...

Ma hai proprio ragionissima! Soprattutto per chi, come me, utilizza l'italiano pochissimo, i dubbi vengono spesso, e sono enormi! Oltre poi alle "creazioni" dialettali, ci sono quelle di famiglia, rendendo spesso le mie conversazioni in italiano comiche e assurde.. :)