giovedì 11 maggio 2017

il Guercino a Piacenza


Stamane sono andato alla mostra organizzata a Piacenza sul Guercino.
La parte più corposa e anche più impegnativa, è la salita alla cupola del Duomo; le scale di manutenzione di una volta non consideravano molte cose, tra queste il rapporto alzata e pedata.
Il percorso all'interno della cattedrale è decisamente molto bello e interessante anche per chi, come me, ha avuto occasione, sebbene raramente, di inerpicarsi sulle scale di manutenzione di una chiesa e di usare percorsi decisamente poco usati; devo aver parlato, da qualche parte, del rilievo fatto in San Francesco a Piacenza.
La cupola è visitabile solo in parte, non si può fare il giro di tutto l'ottagono, perché il percorso si restringe sui vari lati e quindi è reso visitabile solo la parte più, diciamo così, agevole.
Vi sono alcuni punti un po' faticosi, ma affrontabili con un po' di pazienza.
La mostra prosegue nella cappella del palazzo Farnese con una scelta di quadri; non ce ne sono molti, ma quelli presenti sono molto belli e ben scelti.
Nel complesso la mostra è proprio bella e merita... e poi una visita a Piacenza val sempre la pena di farla.
Dovrò tornare alla Primogenita perché oggi, nel vagare per la città, mi sono imbattuto in alcune cose che non avevo visto prima.
Piacenza ha molte cose belle da vedere, dovrebbero essere più valorizzate e spero che, dopo lo splendido lavoro fatto per la sala dei Teatini, l'intenzione sia proprio quella di dare alla Primogenita più risalto.

Tra l'altro il Palazzo Farnese contiene una serie di musei davvero pregevoli.

lunedì 1 maggio 2017

l'uomo propone...

Deve esserci almeno un altro post, da qualche parte, con lo stesso titolo.
In soldoni le cose sarebbero dovute andare così: venerdì me ne sarei restato a casa e sarei tornato martedì.
Ovviamente lo svolgimento del mio diabolico piano di "ferie" si è svolto in modo diverso.

Giovedì.
ho passato il pomeriggio a sistemare il plotter dello studio. Pulito, registrato, riparato quanto necessario, oliato a dovere; era rimasto un piccolo "ciocco" (suono dissonante) per il quale avrei dovuto fare indagini ulteriori.

Venerdì.
Son dovuto andare in Comune per una riunione tecnica relativa a un piano urbanistico attuativo; non sto parlando della veneranda Scheda del Male, che i miei pochi manzoniani e affezionati lettori ricorderanno, ma di un altro pianto che, facendo i conti del tempo che è in essere, in un modo o nell'altro, potrebbe andare in quarta elementare.
Lascio lo studio dicendo di chiamarmi solo in caso di disastro; esplosione del plotter

Sabato.
Produco al mattino e passo il resto della giornata in atmosfera da "svacco" di fine settimana.

Domenica.
Mi chiamano alle ore 11:24 per dirmi che il plotter non stampa bene e quindi vado giù a Parma a mettere due pezzi di scotch; alla fine ho anche stampato e presentato due osservazioni al PSC.

Oggi ho pulito casa; riproverò più avanti a stare a casa di più.
L'11 ho prenotato la visita a Piacenza, alla mostra del Guercino e quindi starò a casa anche il 12; vediamo se 'sta volta va meglio.

giovedì 27 aprile 2017

Non è facile lavorare con me

Davvero; non è per niente facile.
In primo luogo ho troppe cose da tenere a dietro, poco tempo per farlo e quindi la pazienza che dovrei dedicare ai giovani padawan è decisamente ridotta.
Aggiungiamoci che stare a dietro, in modo continuativo, a chi raramente intende pienamente quel che dico, mi pone in una condizione di spirito mal disposta verso l'umanità in generale.
Col tempo, inoltre, ho iniziato a trattare tutti come dei deficienti; il mio primo impulso, di fronte a un qualche tipo di esitazione, sia o meno motivata, è quello di fare da me... dopo aver sommerso il malcapitato con abbondante sarcasmo.
Ovviamente faccio dei distinguo in base alla complessità della situazione, ma se piegare delle tavole risulta essere un problema, allora è una fortuna ch'io sia dotato di buone maniere; se non parlo, però, non è un buon segno...
Generalmente la mia settimana è siffatta:

Lunedì:
affronto la settimana con un minimo di entusiasmo e urbanità; entro il minimo sindacale, sono, generalmente, ben disposto verso il prossimo.
La condiscendenza la fa da padrona, ma è il giorno ideale per chiedermi qualcosa in ragionevole sicurezza.

Martedì:
il buon umore è cosa passata, l'entusiasmo non è messo benissimo e la fiducia nelle capacità di comprensione del prossimo è già ai minimi settimanali; un niente inizia ad infastidirmi.
Inizio a caricare il sarcasmo, ma sono ancora avvicinabile.

Mercoledi:
pure l'entusiasmo, quel poco rimasto, del martedì è svanito; sono generalmente stanco, depresso, demotivato. Rispondo svogliatamente alle solite domane e questioni con una malcelata apatia.
Sono egualmente irritabile e irritante.

Giovedì:
mordo.
Davvero; mordo.
Qualunque cosa, pure in modo gratuito, innesca una mia risposta sarcastica, rabbiosa o, solo per i più fortunati, entrambi.
Il sarcasmo scorre a fiumi e non ho più un briciolo di pazienza.
Solo i più "scantati" non subiscono le mie rispotacce.
"Irritante" non è più sufficiente per definirmi; di solito, però, le mie risposte taglienti inducono il prossimo a, saggiamente, arretrare.
E' un pessimo giorno e potrei prendermela con chiunque per un niente.
Meglio starmi lontano e avvicinarmi con cautela.

Venerdì:
la prospettiva del fine settimana mi rende più abbordabile, ma sono ancora volatile e quindi vado maneggiato con cura.

Durante la settimana resto, comunque, abbastanza imprevedibile; magari tratto bene il prossimo un momento per poi trattare a badilate, due minuti dopo, la medesima persona.
Non è facile lavorare con me.

mercoledì 26 aprile 2017

Quei giorni...

Ovvero quando non so esattamente che pesci prendere.
Le Pubbliche Amministrazioni hanno, necessariamente, dei processi... peculiari che però, bisogna tenerlo a mente, non sono, a volte, privi di fondamento.
Di converso i privati, spesso, non capiscono che a far marciare la baracca non sono i vertici dell'amministrazione, ma i vari impiegati che sono assunti con regolare contratto; ovvero:
i vertici sono alla barra del timone, gli impiegati remano e la velocità da tenere la decidono i singoli rematori sulla base di norme sovracomunali, per cui se le cose non funzionano, o funzionano a pezzi, non è sempre colpa del singolo tecnico o amministratore, ma la colpa si perde in rivoli molteplici di competenze.
Una cosa è certa; il pubblico mantiene dei tempi geologici assolutamente incompatibili con i tempi del privato.

Altra cosa che mi lascia stupefatto sono le adesioni a una fede, usando il termine non solo nell'accezione religiosa, prendendo, però, solo quello che fa comodo; diciamo che si prende quello che ci piace e si inveisce su ipotetici altri che non vogliono sobbarcarsi l'onere dei sacrifici.
Gli esempi sono, a mio avviso, innumerevoli; a volte la "tara" è fatta sul comportamento della persona, per cui è palese che afferma una cosa ma si comporta secondo il contrario di quanto dice, inconsapevole di risultare non credibile e ritenendo, anzi, di aver ragione a fare così in quanto caso peculiare; a volte ci si professa aderenti a un credo, salvo poi fare affermazioni in aperto contrasto con quanto affermato e la cosa è un po' più grave perché palesa un deficit di comprensione e via discorrendo... il caso più imbarazzante, comunque, è quello di chi aderisce a una linea di pensiero solo a parole, ma poi fa e dice in modo diverso ritenendo che le regole valgano sono per gli "altri".
Resto sempre molto perplesso non ostante la mia non più verde età e questo, tutto sommato, vuol dire che non devo essere poi così sveglio.

lunedì 24 aprile 2017

"Memorie resistenti" di Iara Meloni


Intorno al 25 Aprile, per ricordarmi a chi devo la libertà della quale al momento godo, inizio una serie di letture sulla liberazione e sulla resistenza.
Tra le varie letture, intraprese nel corso degli anni, mi ha colpito questo volume: "Memorie resistenti" di Iara Meloni edito da Le piccole pagine.
Il volume raccoglie le memorie di svariate resistenti che ricordano com'era vivere in quell'epoca e quell'esperienza particolare che è stata, fortunatamente, fondante della nostra repubblica.
L'aspetto peculiare e motivo per me di attrazione, è la particolarità provinciale, la provincia di Piacenza, della quale si occupa il libro; nei luoghi interessati dagli eventi sono stato più volte, di alcuni ero conoscenza di quanto vi era avvenuto, per altri ho scoperto solo di recente che sono stati teatro di eventi importanti.

Raramente leggo libri di storia recente, in genere preferisco focalizzarmi sul millennio dell'Impero Romano D'Oriente, ma il 25 Aprile diventa occasione per riavvicinarmi alla modernità perché se oggi posso fare quello che faccio, o avere idee difformi, lo posso fare perché delle persone, giunto il momento, hanno deciso che valeva la pena di sacrificarsi per un'idea più grande di loro.

venerdì 21 aprile 2017

"the finest organic suspension ever devised"

Sino ad almeno un decennio fa non avevo dipendenze; di alcun tipo.
Poi ho incontrato la caffeina... ma come ho fatto a vivere senza? Onestamente; com'è possibile stare senza?
In ufficio abbiamo una macchinetta, di quelle fornite con chiavetta da caricare, non posso dire che faccia del caffè buono, non è orrido, ma definirlo buono mi pare eccessivo.
Il suo pregio è che in taluni momenti ti aiuta a ricaricare quel poco di pazienza, fornito di serie, che prestamente si logora.
Il dramma principale è avere la chiavetta sempre pronta alla bisogna o moneta convertibile in caffeina; ormai guardo alla moneta e penso a quanta caffeina può darmi.
Se non è dipendenza questa...
Allo stato attuale la mia chiavetta è in miseria e quindi sto elemosinando caffeina da due giorni a colleghi e amici che capiscono e condividono il mio dramma.
Mi è stato detto che, in fondo, si tratta di vasi comunicanti, ieri ho fatto io, oggi tu, ma a me pare di fare l'accattone; domani andrò a far metano alla scatoletta e conto di raccimolare un po' di moneta convertibile.
Il Capitano Janeway ha proprio ragione.

martedì 18 aprile 2017

Semplificazione

Ogni volta che sento parlare di "semplificazione" percepisco un fremito nella burocrazia, come se mille scaffali urlassero stravolti dal horror vacui; fortunatamente vengono immediatamente ideate nuove procedure che vanificano, all'istante, la temuta semplificazione.
Il principio teleologico che regge la maggior parte delle ultime normative è volto alla dematerializzazione delle pratiche, ovvero la possibilità di presentare una pratica in modo elettronico evitando, così, di consumare della carta che, comunque, va poi conservata in idonei e non piccoli spazi all'uopo concepiti.
Supponiamo che abbiate una simpatica pratica edile da presentare che si compone di tre parti, necessarie le une alle altre, in un ameno comune; ecco di seguito una casistica:
A) a seconda di cosa si tratta potrebbe risultare necessario consegnare per uno la carta e non inviare la pec, per l'altro mandare la pec ma non la carta e, magari, in taluni casi dovete assolvere in modo virtuale al pagamento della marca da bollo e in altri casi dovrete apporre la marca sul documento
B) inviate tutto, ma proprio tutto, tramite pec; una sola volta e tutte le comunicazioni avvengono solo tramite pec
C) in alternativa potrebbe capitarvi di;
c.1- mandare la parte 1 della pratica in triplice copia al protocollo, completa di bolli e accessori variamente assortiti;
c.2- tornare a casa con la vostra bella copia protocollata, scansionarla ed inviarla pure tramite pec, nel caso che un solo invio non sia sufficiente;
c.3- inviare la parte n°2 della pratiche insieme al protocollo, non la ricevuta della pec che è il male, in una bella pec e poi consegnare una copia cartacea;
c.4- inviare la terza parte della pratica prima tramite pec e poi consegnare tutte le copie cartacee richieste al protocollo di competenza
D) al comune in questione fanno ribrezzo le pec e quindi vi chiedono di mandare tre copie, minimo, di tutto quello che dovrete produrre
Se ricadete nel caso C) e per caso abitate a svariati chilometri di distanza, magari in un'altra regione, sono affari vostri, al comune non può fregare di meno...così il vostro cliente impara ad andare da un tecnico "foresto"; se ricadete nel caso D) può diventare un onere non minuto ricorrere alle Poste, considerando sempre il caso che la vostra sede non sia proprio a "un tiro di schioppo" dal comune in questione.
Se vi trovate, al contrario, nel comune in questione allora esiste la possibilità che la vostra amministrazione stia tramando, per il caso C), ai vostri danni per farvi cambiare mestiere al più presto.
Ovviamente sono tutte generalizzazioni, perché a volte la carta non bisogna mandarla ma il suo invio è gradito; altre volte l'invio della carta, richiesto da chi istruisce la pratica, diventa un affare di stato da trattare, a suon di missioni diplomatiche, con il protocollo affinché quest'ultimo non tenti di protocollare documenti già protocollati a mezzo pec.
Ricordate che la duplicazione dei numeri di protocollo è una catastrofe paragonabile solo alla biblica piaga delle locuste per una economia agricola.
Pec qui e pec là, ma a quale indirizzo pec inviare? Anche qui la casistica è varia; alcuni comuni hanno due indirizzi pec a seconda della natura della pratica, chiamiamoli l'indirizzo A per le pratiche di tipo 1 e l'indirizzo B per le pratiche di tipo 2; taluni hanno solo l'indirizzo A al quale inviare le pratiche 1 e le pratiche 2; altri hanno solo l'indirizzo B per entrambi i tipi di pratiche; altri hanno solo l'indirizzo A per le pratiche 1 perché per le 2 vogliono la carta; altri hanno solo l'indirizzo A ma non vogliono le pec e taluni, ormai rari, hanno solo l'indirizzo A, l'obbligo di ricevere tramite pec, ma tanto l'indirizzo in questione non viene mai controllato.
L'aspetto divertente della vicenda è che ogni comune si aspetta che tu, misero mortale, conosca perfettamente la loro specifica procedura e il loro modo di rapportarsi alla tecnologia e se la maggior parte degli enti è compassionevole, taluni se la prendono proprio a male se per caso ti sbagli.
Ogni tanto il paese dei campanili trama per farti propendere per una vita da eremita.