venerdì 22 giugno 2018

Qualcosa e il suo contrario

Mi capita veramente di rado e solo nelle circostanze che descriverò di seguito, di provare qualcosa e il suo contrario.
Le circostanze si verificano quando un evento è positivo per una persona cara, ma deleterio per me; sono contento per lei e al contempo sono profondamente rattristato per me.
E' capitato poche volte, per fortuna, ma ne conto, al momento, tre e una è avvenuta di recente.
Le prime due volte hanno riguardato due mie amiche, una per una scelta di vita coraggiosa che ha interposto una certa distanza fisica tra noi, l'altra per una scelta lavorativa necessaria e inderogabile che, però, ha avuto ripercussioni anche su di me.
Ora il caso è analogo alla seconda situazione; la scelta era assolutamente necessaria, indispensabile per poter arginare determinati eventi, per cui sono felice che sia stata fatta, ma so anche che avrà ripercussioni su di me di non facile gestione.
Diverrò più cattivo ogni giorno che passa; urge una via di uscita... un eremo, una colonna, un rifugio solitario irraggiungibile.

lunedì 11 giugno 2018

Minimalismo

Mi sono sempre piaciute le case e gli oggetti minimalisti, essenziali, privi di fronzoli ma, di converso, dato il posto dove vivo, subisco anche il fascino del liberty e del barocco.
Tendenzialmente, avendo adeguate capacità economiche, prenderei una casa minimalista, con ampi spazi e scarnamente arredata e, nel giro di qualche mese, ne rovinerei l'estetica e la fatica dell'architetto, riempendola di libri diversi tra loro con risultati barocchi.
Son preso a metà tra il troppo e niente; del resto all'entropia non si sfugge.
Non è ch'io voglia una cosa e il suo contrario; mi piacciano entrambi e poi, sin quando non ci devo vivere, va tutto bene.
Il barocco va bene quando si hanno delle persone che spolverano, lavano, puliscono e tengono in ordine al tuo posto; troppi fronzoli a cui tenere a dietro.
Una casa minimale, di converso, richiede una grande propensione all'ordine; ogni cosa deve essere riposta al suo posto, onde evitare l'effetto campo nomadi, e questo vuol dire o avere molto tempo, o avere qualcuno che fa i lavori per te, o avere un fissazione, quasi patologica, per l'ordine.
Ho altre patologie, quella dell'ordine manca... o meglio "in nuce" è presente, ma è decisamente contenuta.

Ho scritto qualcosa di non esistenzialista; ch'io stia poco bene?

domenica 10 giugno 2018

Sindrome

E' da un po' che ci penso ma la domenica è proprio il giorno ideale per parlarne; prometto che cercherò di contenere il contenuto di lagna entro limite tollerabili, ma non al di sotto del minimo previsto dalla norma.
Lavoro in un posto peculiare e col tempo abbiamo cambiato collaboratori più spesso delle mutande; in un modo veramente impressionante.
Chiunque arriva ha già la data di scadenza tatuata da qualche parte.
Alcuni se ne vanno perché termina il periodo di prova/stage, comunque non retribuito, e non vi sono molte speranze che vengano retribuiti permanendo in loco.
Altri hanno un periodo di resistenza che va da un minimo di quattro anni a un massino non ancora quantificato; probabilmente io costituirò, quando me ne andrò, il record di permanenza massima.
Le ragioni sono molteplici e variano da persona a persona ma, questo è sicuro, la causa principale rimane... l'ambiente, non facile, di lavoro.
Quello che è importante è che le persone che appartengono alla seconda categoria sono tutte capaci, preparate, "scantate", gente che non dorme in piedi e che sa fare bene il proprio lavoro e che, una volta usciti, rifioriscono a nuova vita; letteralmente.
Tutto questo avvicendamento mi ha fatto pensare, inevitabilmente, al perché continuo a restare avendo, comunque, solo l'imbarazzo della scelta su dove andare una volta uscito da lì.
Sono giunto alla conclusione che ho sviluppato più di una sindrome:
1) Una versione peculiare della Sindrome di Stoccolma; essendo uno sfrantamaroni non posso ricadere nella categoria "sequestrato", per cui, probabilmente, il restare in quell'ambiente, ove sono assolutamente poco amichevole coi più, mi da una qualche forma di sicurezza
2) Sindrome dell'abbandono; ogni volta che qualcuno va via, mi sento abbandonato a me stesso e temo, cosa che è accaduta di sovente, di non rivedere più le persone che vanno via
3) Un neppure troppo vago, ma non posso definirla "sindrome", per cui si tratta di un aspetto aggiuntivo, masochismo...
4) Sindrome da ultima ruota del carro; com'è possibile che tutti quelli capaci vanno via, rifioriscono, ed io resto ancora lì?

Questo genere di pensieri è in funzione già da qualche anno, immagino che mi serva un casus belli per poter dare loro una forma concreta e andarmene con tutte le mie carabattole.

Comunque quest'anno non è per nulla noioso; iniziato in modo orrido, è giusto appena un po' migliorato in itinere, ma sta procedendo in modo troppo interessante.
Caro Cosmo, non ci siamo; è già il quarto anno interessante che mi propini... vedi di impegnarti.

mercoledì 6 giugno 2018

Livello

Dalle mie parti, almeno credo...ma potrebbe essere una bella espressione che uso senza rendermi conto della sua provenienza geografica, si usa dire "sono a livello" per intendere l'essere giunti al limite delle proprie capacità di: volume, ovvero quando si è mangiato più del necessario; sopportazione, ovvero quando una situazione inizia ad essere più stretta del sopportabile.
Ho l'impressione che la funzione "scazzo alla risposta", software bellissimo che si installa al compimento dei 40, imponga una limitazione alla pazienza abbassando, notevolmente, la capacità di sopportazione; si arriva prima a livello.
In effetti avevo già notato questa cosa, ovvero che la pazienza è inversamente proporzionale all'età; non è necessariamente un male.
Le cose, poi, si complicano quando anche l'ambiente nel quale siamo inseriti ci rema contro.
Son sicuro che per taluni io detesti il genere umano; è eccessivo... tendo ad essere molto specifico, per cui apprezzo poche persone, ne detesto anche meno, alcune sono causa di fastidio e per questo le evito e le ignoro, di altri penso bene ma non sento la necessità di frequentarle e i più mi sono indifferenti.
Del resto non si può pretendere troppo da me; vengo da una sfiducia cosmica nel genere umano, ovvero ho la più completa sfiducia in noi come specie e come massa.
Un giorno non mi sopporterò più e finirò come Mrs. Twain, la compianta moglie di Mr. Lionel Twain dell'indimenticabile "Murder by death".

venerdì 1 giugno 2018

44 gatti

In realtà sono anni, ma contati in gatti va benissimo; è tutto più bello coi gatti.
Ci sono buone probabilità, o almeno si spera, che questo sia il mezzo del cammin della mia vita... se poi dovesse essere a un terzo, non me la prenderei a male.
Impossibile fare un bilancio, anche perché la memoria è sempre la stessa; posso però dire che sinora questo transito terrestre è una bella esperienza.
Chissà se al prossimo giro c'è da valutare l'esperienza... mah; tutto sommato la visione prospettata da Platone nel mito di Er non è male.
Ho incontrato molte persone, la maggior parte delle quali sono state buone conoscenze e vi sono state, come è normale, solo pochi casi di persone indesiderabili, una perdura tutt'ora, ma ci sto lavorando, e quindi direi che non posso lamentarmi.
Anche tra coloro che, per motivi vari, non frequento più ci sono state persone molto importanti, in modo positivo, negativo o entrambi, che hanno contribuito, consapevoli o meno, a farmi diventare ciò che sono.
Solo noi scegliamo cosa essere, ma le relazioni con gli altri ci forniscono indicazioni non vincolanti... il libero arbitrio è pericolosissimo.
Giunto a questo punto posso affermare, con assoluta certezza, che quello che conta, esistendo su questo sasso blu lanciato a velocità folle nello spazio, è il tipo di relazioni che abbiamo con gli altri.
Taluni si meritano di essere maltrattati per mille motivi diversi, arroganza, saccenza, scarso rispetto del prossimo, invadenza e via discorrendo e questo serve per farci star bene; per loro non serve a nulla, del resto quando si è convinti di avere sempre ragione non è possibile migliorare...
Altri invece meritano le nostre premura, senza richiedere alcunché in cambio, perché le nostre attenzioni sono un dono e questi sono sempre disinteressati.
Forse quando si chiudono le porte anche i portoni restano chiusi, ma la strada è sempre lì e non è detto che si debba per forza entrare da qualche parte.
La fine è certa, ma nulla vieta, nel frattempo, di essere possibilisti.
Tanti auguri a me.

mercoledì 23 maggio 2018

Quel periodo dell'anno

Siamo giunti in quel periodo dell'anno nel quale la trekkitudine esige di essere esplicata attraverso un rito di socialità collettiva, ovvero; vado all'attuale incarnazione della Sticcon.
Per qualche giorno diverrò irraggiungibile! Basta sanatorie, questioni statiche, normative, casistiche edilizie e compagnia cantante; mi occuperò di squisita trekkità.
La trekkezza aiuta a vivere meglio, ti pone nella condizione di risolvere le difficoltà della vita appoggiandoti a soluzioni, che riecheggiano precise posizioni filosofiche, inscenate dai vari equipaggi delle serie televisive.
Si cambia anche modo di affrontare la vita... non mi hanno pagato per scrivere una apologia di Star Trek, è che senza questa serie televisiva, nelle sue incarnazioni varie, non sarei la persona che sono.
Il tempo mi ha reso moderatamente contento di quel che sono diventato e a posteriori devo riconoscere un debito significativo nei confronti di Star Trek.
Rimango una brutta persona per molti versi, anche perché talune situazioni richiedono risposte secche, scorbutiche, umorali et simili per essere gestite, ma ho imparato a riconoscere i miei limiti, a cercare di fare errori sempre nuovi, nei limiti circoscritti della mia memoria, a mettermi nei panni altrui per vedere le cose non solo dal mio punto di vista e tutto questo lo ritengo un grande risultato... ovviamente faccio quel che posso, come tutti, e quindi non sempre riesco a vedere tuto ciò; talune volte riesco meglio di altre, ma anche questo è parte del capire che abbiamo dei limiti, li avremo sempre e migliorare vuol dire cercare limiti nuovi che non si conoscono.
La trekkezza permane una condizione felice.

domenica 29 aprile 2018

Conquiste

Alla domenica, oltre a deprimere e a diventare una lagna, faccio un giro per il paesello.
Lavorando in città ho poco tempo per girare per il paesello e la domenica è la giornata ideale per fare due passi.
La passeggiata domenicale, il più delle volte, diventa un pellegrinaggio per le librerie del paese ed è rarissimo ch'io ne esca indenne; spesso minimo un libro mi segue a casa.
Approfittando della feste del patrono oggi ho girato per il paese ma, contrariamente a quanto avviene di norma, son tornano senza libri; intendo rifarmi domani se trovo una libreria, ben precisa, aperta.
Probabilmente soffro di una forma lieve di tsundoku, ma la mia è una forma di risparmio; non avrò una pensione, o comunque sarà talmente risibile da permettermi giusto, forse, di campare, per cui devo prendere ora, in via preventiva, libri che non potrò permettermi di comprare in futuro.