mercoledì 23 luglio 2014

Vita da ufficio

Se c'è una cosa che apprezzo moltissimo del NON vivere in Giappone, è quella di non essere obbligati a frequentare i colleghi e "capi" fuori dall'ambito lavorativo.
Innanzi tutto vi sono persone, in generale, che preferiamo frequentare, anche spesso, e altre che vorremmo evitare o vedere il minimo sindacale e, sovente, colleghi e "capi" ricadono in quest'ultima categoria.
Negli anni ci sono stati colleghi coi quali mi sono trovato bene, almeno un emerito cretino conclamato e  altri che non ho ritenuto indispensabile vedere dopo l'orario di lavoro o nel tempo libero; vuoi perché mi stavano parcheggiati in camper sugli zebedei o perché non mi hanno colpito a sufficienza da instaurare un dialogo con loro... del resto, sul fronte relazionale, funziono come un gatto; vado blandito, conquistato, l'esito di queste azioni è per altro sempre incerto, e le persone con le quali mi relaziono sono state vagliate, soppesate, misurate e osservate a lungo prima di decidere una apertura nei loro confronti.
Ho partecipato, di mia spontanea iniziativa, ad eventi con colleghi perché con questi ultimi si era instaurato, col tempo e con gli anni, un rapporto diverso da quello puramente lavorativo; inoltre posso sicuramente avere un rapporto amichevole con un collega, ma non con il datore di lavoro... ci tengo a mantenere delle distanze ben precise.
Ho già detto che per me la posizione sociale, o la posizione occupata in una gerarchia a caso, è assolutamente ininfluente nel giudicare una persona; un cretino rimane tale anche se ricoperto d'oro e a capo di uno stato e come tale, ovvero come cretino, verrà da me riconosciuto... e dovrebbe subire anche la mia condiscendenza e i miei commenti mordaci.
Questo per dire che la mia socialità è felina e preferisco impiegare il mio tempo libero a fare altro, piuttosto che attendere ad eventi mondani con chiunque.

giovedì 17 luglio 2014

I mezzi moderni

Rimango sempre molto colpito dalle attuali corriere; davvero.
L'azienda di trasporto della mia provincia è abbastanza efficiente, i ritardi sono minimi e, in genere, causati dalla congestione cittadina o dal traffico in generale e quello di cui mi stupisco maggiormente è che: d'inverno sono riscaldate e d'estate sono dotate di aria condizionata... ci si sta anche bene.
Ai miei tempi, ovvero quando si cuocevano le tavolette di argilla prima di consegnarle agli insegnanti, le corriere avevano talune peculiarità che hanno prodotto alcuni accorgimenti.
Oggi non è più così, ma una volta le cose erano diverse.
La vetustà del mezzo era, indicativamente, data, da lungi, dal colore delle stesso; le corriere blu erano, sovente, quelle più vecchie, forse reduci da una qualche guerra punica, per cui era sicuro che avevano qualche acciacco.
D'estate i mezzi, sia blu che arancio, ovvero quelli più "moderni", erano invariabilmente afflitti da una paralisi dei finestrini; si riusciva ad aprirne giusto taluni, sparuti, e quando era possibile aprirli tutti c'era sempre qualcuno che si lamentava dell'eccesso di aria.
D'inverno erano previste due opzioni: riscaldamento rotto, ma si faceva affidamento sull'effetto stalla, con pregi e difetti del caso; in alternativa la porta del retro, all'epoca avevano solo due porte, era bloccata in modalità aperta... e allora era uno spasso fare quaranta chilometri, a meno otto sotto zero, col vento che scompiglia le chiome.
Nel caso sopra esposto si adottava la strategia dei pinguini; c'era sempre un gruppo di persone che faceva da barriera al freddo, tanto le corriere, le corse scolastiche almeno, erano sempre imballate di gente.
Inutile dire che d'estate io stavo male in corriera; non era colpa mia... soffro il caldo e ho bisogno di aria.
Ah! le meraviglie della tecnica!

mercoledì 16 luglio 2014

Luglio

Posso solo che rendere grazie ai Numi, tutti e in rigoroso ordine alfabetico, oppure potrei rivolgermi a una parmenidea sfera e sbrigare così la pratica, per questo luglio benevolmente fresco... certo, ora ho caldo e sto facendo fatica ad adattarmi, ma "Parigi val bene una messa", anche se non sei ugonotto, e quindi mi sono goduto la prima, fresca, metà di luglio.
Dall'incipit si dovrebbe capire che non intendo aggrapparmi a una tenda; sarebbe comunque inutile... questo vuol dire che al momento, pur avendo lagnanze varie in coda, non ho voglia di fare la piattola.
Oggi, per altro, la corriera si è fermata senza che io mi facessi vedere e segnalassi la mia presenza.
Me ne stavo alla fermata, con l'ombrello aperto per preservarmi dal sole, a leggere una recente disposizione regionale in materia di edilizia, e la corriera si è fermata comunque; non ho potuto ringraziare l'autista, perché il mezzo era pieno di vocianti turisti di ritorno dalla visita culturale in città.
Domani è un altro giorno nel quale poter dire "ho voglia di ferie" e altre consuete affermazioni, ma dato che da gennaio si profilano grandi cambiamenti, ho voluto mettere le mani avanti dichiarando, senza mezzi termini, che per meno di così vado a fare altro.
Vedremo come andrà a gennaio e valuterò quando i cambiamenti avverranno; per ora voglio solo andare in vacanza.

mercoledì 2 luglio 2014

Sic transit gloria mundi

Non sono un allegrone; frase che spesso metto come incipit e, per sgombrare il campo da ogni possibile fraintendimento, lasciatemi dire, come ho già detto, che la vita è fatica e che, La Palisse concorderebbe con me, di vita si muore.
Non importa quante volte ci diranno il contrario o affermeranno fedeltà indefinita; tutto muta, cambia e perderemo, uno alla volta o a gruppi, coloro che amiamo e che ci sono cari, siano essi persone, animali o situazioni... è nell'ordine delle cose.
Alcuni se ne andranno perché moriranno, altri perché saranno avvenuti cambiamenti inconciliabili, taluni resteranno più a lungo di altri, ma il finale è inevitabile.
Non facciamoci illusioni; del resto ne avremo a sufficienza delle delusioni, perché le aspettative recano, inevitabilmente, il germe della delusione.
Questo è quello che penso dell'esistenza anche quando sono di ottimo umore; tralascio di scrivere quel che penso quando sono di pessimo umore, del resto sono di un umore mediocremente basso da circa trentaquattro anni...dando ai primi sei anni di vita il dubbio dell'incoscienza infantile.
Eppure sono ancora qua e vado avanti perché tutto cambia ed essendo tutto indefinito non si può sapere cosa recherà domani; tutto è transeunte e muta.
E' l'incognito che, paradossalmente, diviene una costante dell'esistenza e, talvolta, le cose persistono, mutando, all'evolvere e al trascorrere del tempo; perché in questo mondo sublunare non esiste definizione.
L'inizio e la fine sono note, anche se la cronologia ci è sconosciuta, ma quello che è nel mezzo, come la morte, è dominio dell'incognito ed è questo che rende la fatica di vivere meritoria di essere portata avanti sino al suo compimento naturale.
Trovo consolante sapere che nulla nella mia vita è fisso e definito, perché vuol dire che anche se sono di umore nero da tanti anni, domani le cose potrebbero cambiare che io lo voglia o meno; le cose accadono, sono sempre inaspettate e sta a noi dare loro una connotazione.
"Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume" e questo è quanto di più ottimista io possa pensare.
Non tirerò in ballo la fede perché questa non la si può spiegare a chi non l'ha, e che vive benissimo senza, e chi l'ha non ha bisogno di ulteriori spiegazioni; è una tautologia e come tale ha valore solo per chi ne accetta le premesse.
Si vive per l'incognito e non ha senso averne paura, perché ogni istante è a noi sconosciuto.

domenica 22 giugno 2014

Tre mesi

L'ultima volta che sono andato in pausa questa è durata un decennio, quindi tre mesi non sono poi chissà cosa; però mi inquieta che in questo periodo non mi si sia manifesta una sola idea decente... sto, ovviamente, parlando delle mie Creature.
Appena è iniziato il caldo le Creature hanno smesso di apparirmi; l'ultima idea che mi è venuta non è sopravvissuta al primo scarabocchio... porella, non era nulla di che e i tempi non erano maturi per una sua evoluzione.
Il caldo tende a mandarmi in pappa i neuroni, per cui presumo di dover attendere periodi più freschi per tornare a disegnare.
Magari devo deprimermi di più.
In genere funziona così; mi deprimo, mi impegno anche con i pensieri più inquietanti, e poi un bel giorno, sotto la doccia o mentre mi lavo i denti o in corriera, mi appare la Creatura ed io sto bene per un po' e poi mi deprimo di nuovo sino al fondo del barile e oltre.
In questo periodo ho persin troppo caldo per deprimermi a modo; considerato che il caldo serio non è ancora iniziato, sarà interessante vedere come ci arrivo a fine estate.
Se il Cosmo mi vuole bene non mi farà morire in luglio :asd:
Vorrei che la frase "morire di caldo" restasse confinata nel mondo figurato e non divenisse cosa letterale; hai sentito Cosmo? niente luglio, agosto o con un caldo infernale... vabbè; dimentica quel che ho detto, mi è appena venuta in mente Eos e non vorrei fare la fine di Titono.
Tutto questo per dire che l'Ispirazione deve essersene andata in vacanza; non so dove vada ma andare in vacanza le piace moltissimo, ci va spesso e ci resta anche a lungo.

sabato 21 giugno 2014

Anglico

Vocabolo è il neurone addetto alle locuzioni verbali e alla scrittura; occupandosi solo dell'italiano se la cava con dignità.
E' un bravo lavoratore e anche quando sono intontito, dormo in piedi e simili altri stati di stanchezza, Vocabolo riesce sempre a trovare il modo di farmi comprendere quanto viene detto; magari appoggiandosi ai labiali.
Germanico e Dutch, sono ancora in fasce, tant'è che sia il tedesco che il neerlandese rientrano nella categoria di lingue che non leggo, non parlo e manco capisco quando le sento parlare; del resto conosco solo pochi vocaboli di questi idiomi e non si può certo pretendere chissà cosa.
Germanico e Dutch sono ragazzi entusiasti che fanno festa quando riconoscono, qui e là, poche parole sparse.
Franco, il neurone addetto al francese, è un po' più svagato; capisce poco, ma gliene importa anche poco, per cui si fa un po' i propri e va bene così... ho bisogno solo raramente di lui e si limita a fare il proprio dovere in modo del tutto sindacale.
Anglico, invece, è un neurone di una certo peso; efficiente nella lettura, ha un solo problema... ogni tanto si spegne.
Ci sono dei momenti, specie durante delle conversazioni lunghe, non necessariamente complesse, ma solo protratte nel tempo, nei quali improvvisamente Anglico si spegne, probabilmente si resetta, ed io resto qualche istante, pochi secondi, assolutamente incapace di capire quello che mi viene detto.
Quando Anglico si riavvia, inizio prima a leggere i labiali, con grande fatica e poi a capire quel che mi viene detto, ma con grandissima fatica per cui mi sfuggono delle cose...
Non ho ben capito perché questo avvenga; io e Anglico siamo insieme da qualche anno ed è sempre stato un bravo neurone affidabile, abbiamo solo questo inconveniente... forse esaurisce la batteria.
Evidentemente ho bisogno di fare più conversazione.

martedì 17 giugno 2014

42

Perché si tratta della risposta definitiva alla domanda che ancora deve essere calcolata.
A volte ci sfugge la ragione delle cose e a volte accade perché una ragione, in effetti, non c'è.
Non sono sicuro che vi sia un disegno, del resto se le cose fossero già stabilite il libero arbitrio andrebbe un po' a spasso e questo sarebbe in contrasto con il dono della libertà, ma anche se ci fosse un disegno, basato sul libero arbitrio, la sua vastità sarebbe tale da risultare del tutto ininfluente.
Se sono una formica a spasso su di un elefante, per me ci sono solo delle cose enormi tra le quali avanzare e non percepisco l'elefante; non sarei neppure in grado di concepire l'elefante, perché sarebbe qualcosa di totalmente alieno.
Siamo, sicuramente, più intelligenti di una formica, prova ne è che qualcosa dell'universo l'abbiamo capita, ma il paragone rimane; di fronte a questioni esistenziali non siamo troppo lontani dalla formica.
Una delle affermazioni che sento spesso cita Bernardo di Chartres e, ai suoi tempi, le cose dovevano apparire proprio così; personalmente ritengo che siamo tutti più o meno della medesima altezza e ci accatastiamo gli uni sugli altri per vedere più lontano.
Preferisco usare il termine "accatastare" perché definisce un insieme non necessariamente ordinato; un po' come l'italico grumo fluido (il metodo nazionale di fare la coda).
Non sempre si sale; a volte ci si piazza a metà, altre volte si cade, in alcuni casi si sale e si procede in un modo erratico e imprevedibile, per cui 42 diventa una risposta buona come un'altra.
Mio nonno, tempo fa, fece molto tardi a casa di amici e quando uscì c'era una nebbia così fitta da non vedere la strada di casa; venne portato a casa dal suo cane che andò a prenderlo e lo guidò sulla via del ritorno.
I più fortunati di noi hanno un cane che li guida, ma per prudenza è bene dotarsi di un bastone in modo da intuire cosa ci aspetta appena un passo più avanti.