venerdì 13 gennaio 2012

Sant'Ilario

Dato che venerdì può darsi io non possa neppure trovare il tempo per respirare, poiché torna il Capo dalle ferie e quindi spero di avere moltissime cose da fare, il tradizionale post su Sant'Ilario lo scrivo oggi, che è lunedì, per pubblicarlo venerdì.

Quest'anno niente storia della scarpetta, dato che l'ho già raccontata più di una volta la potete recuperare con la funzione "cerca", proprio quella che ogni tanto io non uso, del blog.
Quest'anno scrivo una storia diversa, raccolta in quel di Piacenza, se non proprio per la città questa storia si aggira per la provincia; è una storia di parte, ovviamente, ed è sintomatica dei rapporti, un po' travagliati, seppur si possano considerare cordiali e amichevoli se paragonati a quelli che intercorrono tra Parma e Reggio Emilia, tra le due città.
Patrono della città di Piacenza è Sant'Antonino di Piacenza, morto martire a Travo, sul Trebbia, nel 303 e forse appartenente alla legione tebana. Le sue spoglie vennero trovate da San Savino di Piacenza (330-420) al quale è dedicata una bellissima chiesa del millecento in quel di Piacenza. Sant'Antonino di Piacenza, che ebbe molto presto una chiesa a lui dedicata in città, la basilica di Sant'Antonino edificata nel 350, ultimata nel 375 e rimaneggiata a più riprese nel tempo, gode di due feste patronali: la prima il 4 luglio, con omaggio delle autorità civili e religiose, e la seconda il 13 novembre che ricorda il rinvenimento delle reliquie.
Secondo il mio racconto piacentino, un parmigiano in visita a Piacenza, rimase molto colpito dalle innumerevoli grazie che Sant'Antonino, di corporatura esile, elargiva alla città e questo lo rese un po' invidioso perché Sant'Ilario, invece, era decisamente parco, quasi restio, nel dare benedizioni a Parma.
Il nostro torna nella sua città, si reca in Duomo e ruba l'immagine di Ilario, una veneranda, nonché venerata, statua di legno in parte tarlata e, raggiunto uno dei ponti che superano la Parma, getta la statua nel torrente che, all'epoca nella quale il racconto vuole che si svolgono i fatti, era gonfio di acqua.
L'acqua entrando dai fori fatti dei tarli pareva far borbottare la statua, al che il nostro protagonista le avrebbe detto: "è inutile che brangogni*! ormai sei nella Parma e ci devi stare, così impari!" ovviamente in dialetto.

Ve l'ho detto che era un racconto di parte.

Come tutti gli anni anche quest'anno tornerò a casa con un po' di scarpe di Sant'Ilario, del resto ho studiato a Parma per un po', mia madre è stata in collegio in città durante il periodo di studi e ci è rimasto un certo attaccamento per un patrono che non è il nostro; anche se è più onesto dire che le scarpette sono buone e fa piacere mangiarle.
Le prenderò dal mio forno di fiducia, del resto non farei in tempo ad andare in città a prenderle.

*brangognare: è un verbo dialettale entrato nell'italiano corrente della zona dove vivo e sta per "lamentarsi borbottando"

2 commenti:

Giuda ha detto...

Bello il Sant'Ilario brangognante, mi mancava! LOL

Fabio Nelli de Espinosa ha detto...

In this month of September we would like to share with everyone the exhibition that the Museum of Valladolid, in Castile and Leon (Spain) is holding under the title The Standard of Saint Maurice in the Museum of Valladolid: Relics of Flanders in the court of Spain. 1604. This exhibition seeks to highlight one of the most surprising works of art preserved in its collection. This is a rare processional standard from the early seventeenth century with representations of St. Maurice and another two holy martyrs of the Theban Legion St. Victor and St. Ursus.
http://diogeneschilds.wordpress.com/2012/09/22/the-museum-of-valladolid-raises-the-banner-of-saint-maurice-again/

http://diogeneschilds.wordpress.com/tag/saint-maurice/