sabato 28 gennaio 2012

Istruzione

E' davvero uno strano fenomeno quello della moltiplicazione delle lauree, o forse dovrei parlare dell'ansia di darsi, almeno su carta, un tono.
Il faccia libro è uno strumento curioso, dà la possibilità di mantenersi in contatto con persone lontane, ma fornisce anche, a chi ci guarda, la dimensione del modo nel quale vediamo noi stessi e a volte non è un bello spettacolo quello che offriamo.
Un'altra lente deformante.
L'istruzione è l'aspetto più evidente perché campeggia allegra e fiorona sotto il nostro nome ed è sempre lì, monito, di aspirazioni, desideri, rimpianti e, forse, evidenti bugie con l'intento, presumo, di ingannare noi stessi; gli altri, coloro che ci conoscono, lo sanno benissimo qual'è la nostra formazione.
Di cosa parlo?
Vado a fornirmi come esempio.
Ho fatto, venendo bocciato un anno a causa di un mese, circa, di fogoni*( oltre ad altre difficoltà in alcune materie, per altro abbondantemente recuperate negli ultimi anni anche se la bocciatura mi ha fatto uscire con 54/60... altri tempi), l'istituto d'arte; una volta ultimata la scuola secondaria superiore mi sono iscritto a lettere moderne, d'altronde le materie umanistiche sono sempre state le mie preferite, e credo di aver frequentato forse un paio di lezioni, ma ho smesso molto presto di andare perché mi sono reso conto che senza latino e greco non sarei riuscito ad arrivarci in fondo; era una mancanza, ai miei occhi, troppo grave per essere arginata.
Avrei dovuto andare a lezioni e questo avrebbe significato un considerevole spreco di risorse finanziarie che non potevo permettermi; il mio lavoro di allora non era particolarmente renumerativo.
A posteriori e vedendo altri usciti dall'università con lacune ben più vaste delle mie, probabilmente sarei potuto arrivare in fondo al corso di laurea; all'epoca mi dispiacque rinunciare, ma oggi non costituisce per me occasione di rimpianto.
E' andata così; pazienza.
Sul mio profilo del faccialibro fa bella mostra di sé, nel campo istruzione, l'Istituto D'Arte e ne vado anche particolarmente fiero; segnare "Università" non avendo completato il corso di studi sarebbe qualcosa, per me, di inaccettabile perché non vero.
Vedo però che alcune persone, anche se non si sono laureate, alla voce istruzione hanno segnato un corso di laurea mai completato.
Aspirazione? Rimpianto?
Non so quale sia la motivazione, ma uno o più fogli di carta, per quanto sia costato acquisirli, non ci rendono persone migliori, o intelligenti, più belli o che, ma comunicano che qualcuno ha, perché ha potuto farlo, investito del denaro e del tempo su di noi permettendoci di conseguire un risultato che, speriamo, sia utile in futuro.
D'altronde il titolo di studio è importante nella misura in cui ne ricaviamo qualcosa di utile, da un punto di vista professionale e umano, non diviene inutile pedanteria e non lo utilizziamo come metro di giudizio nei confronti degli altri; oltre ad essere pedanti saremmo anche superficiali.
La vita è un affare semplice, ma noi ci teniamo moltissimo a complicarcela inutilmente e a tal fine raccogliamo tutte le scemenze possibili.

*fogone: indica l'atto di non andare a scuola all'insaputa dei genitori

3 commenti:

Moky ha detto...

Non conoscevo la parola fognone....ma dopotutto anche a me manca il foglio timbrato.
Ho un rapporto con la mia mancata laurea ottimo: all'epoca e' stata una scelta giusta e non ho rimpianti. Poi nel corso della mia vita qui ho acquisito una mentalita' americana della laurea, molto utilitaristica e poco vanesia, come sembra essere in Italia. La laurea, e l'istruzione che porta a riceverne una, sono qui viste come strumento utile a procurarsi un lavoro, non la motivazione per farsi baciare la mano.... le uniche persone che qui ricevono il titolo "dottore" sono i medici e quelli che hanno ricevuto un dottorato. Tutti gli altri sono Jane e Joe, o tuttalpiu' Ms. e Mr. Smith. Quella poi di fingere di essersi laureati e' proprio un'altra deviazione di Facebook...

Polideuce ha detto...

Infatti è l'aspetto vanesio della cosa che mi lascia perplesso.
Ne preferisco una visione più utilitaristica, senza contare che, in ambito scolastico, preferisco indirizzi improntati a un uso immediato dell'istruzione ricevuta.
Continuo ad avere la sensazione che molti corsi di laurea siano spesso solo teorici.
Il mio lavoro lo svolgo da 15 anni e, per alcuni aspetti, ne so quanto un architetto laureato, ma non potrei mai fare, non ostante l'esperienza, un concorso per un posto di tecnico comunale (cosa che non tengo a fare), perché manco del "titolo" necessario; come se la mia esperienza fosse del tutto inutile.
Perché? Continuo a credere che "vale più la pratica che la grammatica"

Polideuce ha detto...

ah... mi sono sbagliato, il termine è "fogone"; adesso lo correggo :)