venerdì 9 dicembre 2011

Piatti

Ieri sera ero un po' provato e, a un certo punto, mi sono trovato a prendere un piatto avendo dimenticato altrove la testa e ho rotto, perché non stavo prestando attenzione a quel che facevo, un piattino di ceramica.
Questo evento ha aperto un nuovo capitolo di ricordi familiari, iniziato con: "non preoccuparti, era un servizio da caffè da sei, preso coi punti, ma io ho rotto una tazza tempo fa e quindi adesso è di nuovo pari".
Mia madre, con l'aiuto di mio padre, ha iniziato a ricordare, esibendo i superstiti, i servizi caduti nella battaglia per il lavaggio nei loro quarantuno anni di matrimonio.
Quando si sposarono le zie di mio padre regalarono loro un servizio che, a detta delle zie, avrebbero usato per moltissimi anni a venire e che per almeno mezzo secolo li avrebbe accompagnati; i primi a cadere furono i piatti piani, indi anche i fondi perirono sul campo.
Sopravvisse solo una zuppiera, che ora non viene mai usata ed è tenuta in una sorta di riserva.
Il servizio durò cinque anni; un decimo del preventivato.
Mia madre, nei primi dieci anni di matrimonio, riuscì a sterminare: tre servizi di piatti, due servizi di bicchieri (i calici, più fragili, perirono nel giro di pochi mesi) e due servizi da caffè.
Conserviamo ancora due servizi da caffè, dono di nozze, solo perché vennero rinchiusi, al sicuro, in una vetrinetta.
I miei decisero di abolire i servizi di piatti raffinati, porre un veto alla porcellana e si dotarono di robusti piatti in vetro, colore verde, dello spessore di tre millimetri che ancora resistono agli urti del tempo. Per precauzione ne presero una ventina sia di piatti piani, che di piatti fondi. Abbiamo anche un'altra serie di piatti in vetro, più sottili, ma hanno subito i colpi dell'avversa fortuna e sono stati un po' decimati.
Ci siamo anche dotati di lavastoviglie, ma mia madre la usa come un costoso scolapiatti.
Devo dire che nella mia carriera di lavapiatti annovero solo pochi caduti, ma in casa mia abbiamo solo roba robusta.

3 commenti:

Moira ha detto...

Difficilmente rompo qualcosa, di solito i piatti o i bicchieri me li rompono. Sono riuscita a conservare il servizio di porcellana bavarese che mi regalò mia madre al primo matrimonio, nel 1982, quasi integro nei piatti, con tutti gli ammennicoli mai usati (zuppiera in testa). La parte caffè e thè ha patito un po', una tranche l'ho addirittura regalata (ho immaginato di non avere mai per il thè delle 17 dodici signore tutte insieme...)
Ho ancora persino i piatti che mia zia Lanza mi regalò il natale 1980, in netto anticipo su un mio eventuale matrimonio. Non tutti, ma li ho.
Sono un po' una "ratatouillara", mi piace tenere le cose che altri butterebbero, in effetti avevo una collega che quando doveva svecchiare casa interpellava prima me, quello che veniva gettato via era prima vagliato personalmente ^__^

Moira

Polideuce ha detto...

Carissima Moira :)

Benvenuta!

Mia madre ha la stessa tendenza, accumula cosa anche inutili pensando che potrebbero un giorno trovare una loro ragione di utilizzo; mi ha anche passato questa cosa :asd:

Moky ha detto...

Per me i servizi di piatti "fini" sono un'idea stupida. A meno che uno non abbia intenzione di collezionarli e passarli poi ai pronipoti per un'eventuale vendita all'asta. Piatti, bicchieri, tazze, postae sono strumenti che vengono utilizzati quotidianamente, e piu' volte al giorno... devono essere resistenti e possibilmente anche carini. Come la tua, anche mi madre ha dei servizi tutti fighi che se ne stanno dentro una credenza, me li immagino vivi come in un film di Disney, ad aspettare un giorno l'onore di "sentire" del cibo dentro le loro concavita' perennemente vuote... Mi danno tristezza, ecco.