sabato 10 dicembre 2011

Franche letture

Per un non so bene qual motivo, la mia libreria si compone, in massima parte, di libri scritti da autrici italiane; sospetto ch'io sia in cerca della "Bellonci", ovvero di qualcuna che possa sostituirla e che mi dia, leggendola, le stesse sensazioni che mi fornisce il lessico prezioso della Bellonci.
A seguire sono numerosi, anche perché il mercato ne è invaso, gli autori anglofoni; seguono poi torme di autori di etnie e culture più disparate.
Un esiguo, anche se se non minuto, numero dei mie libri proviene da Oltr'Alpe e, per la precisione, dalla Francia.
Ho notato, nella maggior parte di libri francesi che ho letto, una presenza, costante e più o meno accentuata, di gallicanesimo.
Presumo che vengano tirati su a suon di detti quali: "Di Francia ce n'è una sola", "E' sempre bella la Francia nel mondo" e "Ogni francese è bello a Francia sua".
Mentre leggi un libercolo francofono di Francia, non so come siano le cose in Québec, fa sempre capolino, più o meno annunciata da fanfare pompose, sventolii di palme e tappeti rossi, la Grandeur Française; essendo poi una presenza discreta, si piazza tra le pagine e non se ne va più via... resta lì e ogni tanto fa squillare le trombe, perché non si sa mai che ci si dimentichi della sua esistenza.
A me la Francia sta anche simpatica, anche la lingua francese mi sta simpatica, per i francesi mi riservo di valutare caso per caso, gente discutibile ce n'è un po' ovunque, ma pare che sia proprio più forte di loro e debbano rimarcare quanto la Francia sia bella, buona, simpatica, intelligente...
Dopo alcune esperienze passate, per quanto attirato da volumi francofoni, va a finire che li guardo con diffidenza perché, onestamente, non mi interessa: sapere che la radio è stata inventata da una signora di Reims perché voleva parlare con la cugina di Lione; che a Narbonne è stato costruito il primo telefono da un parigino colà residente che voleva avere notizie fresche dalla capitale; che la prima missione sulla luna partì dal cosmodrome di Bordeaux; che a Lascaux si tenne la primissima esposizione nazionale di pittura parietale e che Mont Saint Michel è la culla civiltà occidentale... basta!
Il patriottismo, quando diviene nazionalismo coincide con il provincialismo.
Probabilmente noi italiani siamo troppo esterofili per cui qualunque scemenza è sicuramente bellissima se fabbricata all'estero, perché, diciamocelo, basta un nome straniero perché le cose acquistino un'aura particolare; pensate a quanti bambini sono stati battezzati con parole imbarazzanti da usare come nome, ad esempio canale, o con nomi scritti in modo atroce, Maicòl... per dirne una, accompagnati da un cognome italianissimo solo perché il nome foresto fa tendenza.
Mi piacerebbe leggere un libro francofono senza dovermi sentire dire ogni tre per due quanto la Francia sia incommensurabile; in medio stat virtus... e i romani sono stati in Francia per un bel po', quindi dovrebbero conoscerlo anche loro questo detto.
Ricordo che tempo fa su Antenne Deux vidi una trasmissione di cinema e rimasi sconvolto perché la presentatrice prendeva in giro un film americano perché nazionalista in modo disarmante; il film aveva, a causa di questo nazionalismo, persino involontari esiti comici, ma i francesi non sono diversi... due pesi e due misure.
MI ricordo anche che in un film francese pareva che il servitore indiano seguisse il capo francese solo perché quest'ultimo, dopo avergli sterminato il villaggio donando ai "selvaggi" coperte infette con vaiolo, gli aveva insegnato il francese... éh già.
So che se vi impegnaste, cari francesi, potreste riuscire ad essere po' meno provinciali.

3 commenti:

Moira ha detto...

A scuola ho studiato francese, quindi ho molti libri in francese, Proust, Zola, Maupassant, Molière. Per la poesia Verlaine soprattutto, Rimbaud, Musset e il più contemporaneo Prévert. Mi piacciono. Molto.

Il primo viaggio di nozze lo feci a Parigi e lì mi scontrai con la puzza sotto il naso di molti nativi: certo il mio francese non era la perfezione fatta lingua, ma si capiva benissimo. I tassisti mi facevano ripetere più volte l'indirizzo, per esempio. Alla fine mostravo un bigliettino, leggevano e dicevano "Ah, rue de Clichy!" Indirizzo tra l'altro semplicissimo a pronunciarsi.... irritante. Andavamo a pranzo presso un ristorante dove i camerieri erano algerini trapiantati da anni. Mi confermarono che molti parigini si comportano come i tassisti con me: fingono di non capire, non hanno l'atteggiamento "romano" per cui se qualcuno ha bisogno d'aiuto, lo si aiuta (a volte anche troppo). Se vai a Roma e chiedi dov'è un certo posto, c'è anche caso che ti accompagnino. A Parigi principalmente non si fermavano, nemmeno di fronte a un "pardon monsieur". A meno che non fossero algerini, tunisini, allora sì, ti dicevano dove dovevi andare, ti consigliavano anche i posti migliori e meno cari.
Però la letteratura francese mi piace moltissimo...

Polideuce ha detto...

Ho studiato francese anche io a scuola, un milione di anni fa, e adesso riesco a leggerlo; mi piace, ma il mio incontro coi francesi si è limitato a quelli di Marsiglia e a poche altre città del mediterraneo.
Una volta, merito dei miei vicini francesi, mi stavano antipatici a pelle; adesso ho superato da un po' questa fase, ma loro non fanno molto per aiutarmi devo dire :asd:

Moky ha detto...

I francesi sono notoriamente stronzi, anche qui. COn la puzza sotto il naso. E il provincialismo davvero non ha confini...