venerdì 21 ottobre 2011

Fonti di irritazione

Qualche post fa, forse uno, parlavo di percorsi e comportamenti che teniamo con frequenza lungo il corso del tempo; vi sono anche cose che negli anni mantengono inalterata la loro capacità di farci perdere Trapezunte e tutto il resto... poi spiego la ragione di questo post.
Personalmente sono tre, più un'aggiunta in misura minore, le cose che mi fanno decidere tirare dritto per la strada e abbandonare al loro destino le persone.

1) Mai dirmi chi devo o non devo frequentare.
Per quanto riguarda la scelta delle persone da frequentare ritengo valido un unico parere: il mio. Ogni altro parere in essere può essere esposto come opinione, ma non bisogna mai dirmi "quella/o non devi frequentarla/o" o "é meglio che non la/o vedi più". I miei amici e le persone che frequento possono essere ampiamente sottoposte a critiche se è il caso, ma non accetto ordini in argomento.
Nella mia vita è capitato tre volte che qualcuno mi abbia detto una cosa del genere.
Il primo fu mio padre e all'epoca dovevo obbedirgli, ma visto che ritenevo il mio giudizio migliore del suo, ho solo fatte salve le apparenze e ho continuato imperterrito a vedere la persona sottoposta a censura; questa persona la vedro ancora oggi dopo più di vent'anni.
La seconda volta è accaduto alle superiori; un paio di miei compagni di classe decisero che avrei dovuto smettere di frequentare una delle mie poche amiche, quando lo sono venuto a sapere ho mollato l'infelice duo, che per inciso condividevano una mezza arachide nella scatola cranica, ricordo con orrore le ripetizioni di storia, e ho continuato a vedere la mia amica; dopo più di vent'anni, non ostante alcuni incidenti di percorso dei quali parlerò più avanti, continuo a vedere questa persona regolarmente.
La terza volta è stata in qualche misura più grave. All'epoca della scuola superiore le mie amicizie ammontavano a circa tre persone, due sono le persone nominate sopra sottoposte a censura da terzi, e l'altra era una ragazza, che per comodità di narrazione chiamerò H, che ho continuato a vedere per molti anni dopo la scuola superiore e che mi ha aiutato, sotto molti aspetti, ad aprire qualche porta nelle turrite mure che mi circondavano. In un periodo un po' travagliato della nostra amicizia, l'episodio è stato l'inizio del tramonto, avevo iniziato a vedere una persona, conosciuta tramite un'altra amica, ed H mi disse :"anche lei però... guarda stai attento; non dovresti uscire con lei". La cosa mi lasciò stercofatto perché H ed io ci conoscevamo, all'epoca, da almeno una decina d'anni e credevo avesse imparato che vi sono cose che mi fanno alzare gli scudi e armare i siluri fotonici (la nerdezza non può mai essere abbandonata).
Il risultato di questa infelice frase, concausa di altri fattori, è stato che H non la vedo più da almeno nove anni, mentre l'altra persona, che ora è felicemente accasata, continuo a vederla.

2)Mai tirarmi per la giacchetta.
E' assolutamente lecito che le persone si sfoghino con me raccontandomi i fatti che le travagliano, esprimendo anche opinioni poco lusighieri su amici, o conoscenti, comuni, ma in una lite tra persone che conosco e riguardante fatti ai quali non sono stato presente, non mi si deve mai chiedere di schierarmi per l'una o per l'altra.
Chi viene a tirarmi per la giacchetta chiedendo il mio appoggio viene immediatamente silurato senza tante cerimonie e riguardi di alcun genere. Ho commesso una volta l'errore di sposare acriticamente una causa, senza aver partecipato direttamente agli eventi, e il Cosmo mi ha permesso di rimediarvi e da allora non intendo ripetere lo stesso sbaglio.
Posso fornire conforto e qualche consiglio, ma non prenderò posizione e insistere affinché io mi schieri vuol dire perdermi.

3)Mai obbligarmi a farmi fare cose che non voglio fare.
Una volta ero decisamente più insicuro ed ero più propenso a piegarmi a fare cose controvoglia, ma poi opponevo resistenza passiva. Il processo di resistenza passiva è però fonte di stress, tensioni e in generale si sta male in itinere, specie quando si fanno le cose perché le circostanze, per far salve delle amicizie, ce lo impongono.
Certo, alcune cose, volente o nolente, le devo fare per il mio bene e se le faccio è perché mi rendo conto che mi serve farle; per cui mi forzo a farle, ma basta darmi un po' di tempo per farmi capire che è necessario ch'io faccia qualcosa, anche controvoglia, perché io ci rifletta sopra e la faccia. Negarmi i miei tempi è gravissimo; mi fa andare tutto di traverso e poi io mi pianto sulle mie posizioni e divento inamovibile.
Non starò a raccontare tutta la rava e la fava, ne verrebbe fuori una gamba inutile, ma H era coinvolta; basti sapere che da allora insistere nel farmi fare qualcosa che non voglio fare, equivale a farsi mollare come un piccione in una grondaia a dicembre.

L'aggiunta è un corollario alla terza fonte di irritazione massima, ma è meno grave delle precedenti, anche se la reiterazione le procura una promozione immediata:

4)Non obbligarmi a vedere persone sulle quali ho espresso dubbi e che non mi piacciono.
A lungo andare assocerò la persona irritante con colei, o colui, che è all'origine dell'obbligazione e, anche se nutro stima per la persona in questione, il fatto che mi obblighi a vedere persone palesemente non grate, ridurrà progressivamente a zero la mia stima.

Potrei quasi fare un manuale di istruzioni d'uso della mia persona.
Scrivo tutto questo perché ieri sera mi è capitata tra le mani, mentre cercavo alcune cose, l'ultima lettera che mi scrisse H e leggendola, pur avendo colto alcuni aspetti, mi sono reso conto che pur conoscendomi bene, era riuscita nel giro di pochissimo tempo, uno o due anni, a fare tutte e quatto le cose che riescono da sempre a indispormi. Verso la fine della missiva mi scriveva: "non allontanarci"; te lo ricordi H.? Eppure è bastato ch'io non mi sia fatto sentire per una settimana, dopo anni e anni di telefonate e lettere da parte mia, spostamenti che facevo sempre io, perché le settimane divenissero anni; pensavo di meritare, dopo un "non è cambiato nulla" da parte tua, almeno una telefonata... evidentemente non era così, pazienza.
Non scrivo tutto questo con rancore, o rabbia, o delusione, è tutto troppo lontano perché possa ancora toccarmi, ma per darti una spiegazione della quale probabilmente non saprai cosa farti, ma potrebbe esserti utile per il futuro con altre persone.
Non credere ch'io abbia rimpianti; le scelte che ho fatto all'epoca si confermano ogni giorno come le migliori.
Le persone sono sempre in grado di stupirci e l'abitudine ad esse non è mai garanzia di eterna frequentazione; tutto scorre e cambia e più mobili di altri eventi sono i rapporti interpersonali che sempre sono fluidi.
Ci sono però alcune costanti che sono alla base del nostro essere, un nucleo che rimane, affinandosi, nel tempo e non bisogna mai andare contro questo nucleo; la saggezza popolare dice che le persone vanno pettinate per il loro verso e ha ragione.

2 commenti:

Regina dei Tucani ha detto...

Polideuce, Polideuce (con pacchetta sulla spalla;)...siamo stati tutti giovani e acerbi!
Ma per fortuna alcuni di noi crescono in rigogliosa rigogliosita' e diventano saggi, di una saggezza saggia.
Non tutti pero'. XD

giudappeso ha detto...

Hai messo giù un bel manuale di istruzioni! Forse dovremmo farne tutti uno, e distribuirlo in giro per evitare spiacevolezze a venire. Magari, una volta letti e accettati i punti, ci starebbe bene anche una firmetta in cui ci si impegna a rispettarli. Niente di ufficiale con avvocati, notai o che, giusto qualche riga nero su bianco, perché “carta canta” e poi se uno contravviene alle regole non può invocare l’ignoranza della legge. Asd!

Regina: splendida citazione. LOL