martedì 5 luglio 2011

Parole da temere

In Italia vi sono due parole delle quali, se associate all'ambito burocratico e amministrativo, bisogna avere paura.

Provvisorio: il provvisorio in Italia, attenzione non il "precario" ma "povvisorio", ha, da sempre, la tendenza al definitivo con una forte connotazione verso il perenne. Ogni misura economica straordinaria che cade nella voce di "introito provvisorio", derivante da una qualche contingenza, non verrà mai più cancellata. Tendenzialmente la vita media di una misura, o riforma, provvisoria si aggira intorno ai 50 anni, se si tratta di una tassa, invece, la parola "provvisorio" è lì solo come presa in giro.
Attualmente nel prezzo della benzina è presente la tassa per lo sforzo bellico in Libia, ma si riferisce a quando l'abbiamo conquistata, per il terremoto in Irpinia, il Vajont e probabilmente anche per gli orfani e le vedove della prima guerra mondiale.
Ovunque si legga la parola "provvisorio" è semplicemente del sarcasmo; voglio sperare che negli altri paesi non sia così.

Semplificazione: questo concetto a noi sfugge completamente. Abbiamo il miglior "ufficio complicazioni affari semplici" che, con una lena stakanovista, lavora indefessamente per mascherare dietro ipotetiche "semplificazioni" ulteriori complicazioni da aggiungere a quelle precedentemente introdotte. Alcune cose all'UCAS sfuggono, ma sono minuzie, in generale non c'è nulla che possa scampare a una complicazione ulteriore venduta come "semplificazione". Ogni volta che viene introdotta una riforma di qualche tipo, la procedura diventa sempre più complessa anche se, ovviamente, viene venduta come una semplificazione più vicina al cittadino.
Al momento in edilizia non è ancora richiesto l'emocromo per imbiancare le pareti di casa, ma sono sicuro che dandogli un po' di tempo sarà necessaria una autorizzazione, corredata da albero genealogico, per cambiare una piastrella.

A volte mi viene voglia di cambiare paese, ma al momento non ne esiste uno che mi pare abbordabile: dovrebbe essere un posto sperduto, dimenticato dagli uomini, privo di alcun tipo di interesse economico e con un unico cittadino; me stesso.
Un altro giorno nel quale sento forte il richiamo della colonna.

2 commenti:

Moky ha detto...

Questo tuo post merita un applauso, perche' potrei anche prenderlo per una serie di battute comiche, poi mi ricordo da dove vengo e mi rendo conto che si tratta di un dramma!! Bravo Poli!

Polideuce ha detto...

Se ogni popolo ha il governo e la burocrazia che si merita, vuol dire che molti aspetti dei quali ci lamentiamo sono connaturati in noi e per cambiarli è necessaria una modifica culturale che, per sua natura, impiega tempi lunghi... a volte sento fortissimo il richiamo alla vita da stilita, è che di colonne solitarie a disposizione di questi tempi non è facile trovarne.