Pare che dalla settimana prossima inizierò a "pendolare" tra l'avito paesello e la ducale Parma.
Ho sempre sostenuto che i cambiamenti sono sempre positivi, anche quando non pare, perché ci costringono a dare fondo alle nostre capacità di adattamento, per cui non mi lamenterò della situazione anche se, ovviamente, spostarmi dalla comodità attuale comporta un sacrificio.
Dovrò prendere la corriera delle 6:20 e quindi mi dovrò alzare, almeno, alle 5:30, come quando andavo a scuola, ma sapendo che al mattino tendo ad avviarmi con molta calma, da domani devo iniziare a cambiare abitudini.
In genere rimando le abluzione mattutine al dopo colazione, ma presto avrò poco tempo e quindi dovrò essere operativo prima, perciò il lavaggio della faccia con acqua gelata, come tradizione, verrà anticipato appena sveglio.
Tra gli aspetti negativi del trasloco va annoverato l'orario antelucano al quale dovrò svegliarmi al mattino e l'ora necessaria alla corriera per compiere il tragitto, sia all'andata che al ritorno.
Tra gli aspetti positivi annovero i seguenti:
- non avrò più una libreria comoda a portata di mano e quindi comprerò meno libri, con un decisivo risparmio mensile, anche se qui me la racconto un po' perché finirà che andrò sempre, al sabato pomeriggio, alla libreria del mio paesello;
- l'essere già a Parma, qualora io prenda su, raramente, la Polideuce-mobile, mi darà la possibilità di vedermi, almeno per cena, con alcuni amici di Parma che vedo, più o meno, con la stessa frequenza con le quali le calende ricorrevano nel calendario greco;
- passerò tutti i giorni davanti un negozio, ben fornito, che vende materiale per fare arte e quindi potrei essere stimolato a creare di più;
- avrò ben due ore da impiegare facendo qualcosa di utile come leggere, o disegni preparatori per future creature.
Andando su e giù per Parma tutti i giorni probabilmente mi verrà la nausea della ducale città e dubito fortemente che vorrò passarci anche dei pomeriggi al sabato, ma poco importa perché, ormai, causa questioni economiche, esco solo dopo cena, raramente ceno fuori al sabato e vado più spesso a Reggio, Piacenza o Cremona.
In sostanza stare qui era comodo, ma andrò dove mi porta la pagnotta; è inutile lamentarsi e quindi tanto vale organizzarsi per ricavare il meglio dalla situazione contingente.
Del resto sto anche parlando di prendere una corriera e farne una tragedia mi pare eccessivo, devo, però, pianificare gli adattamenti necessari alla bisogna, verificarli sul campo e, se è il caso, apportare le necessarie modifiche per stabilire una nuova, efficiente, routine.
Devo solo abituarmi al nuovo.
Anno nuovo vita seminuova, o almeno usato sicuro.
lunedì 30 gennaio 2012
sabato 28 gennaio 2012
Istruzione
E' davvero uno strano fenomeno quello della moltiplicazione delle lauree, o forse dovrei parlare dell'ansia di darsi, almeno su carta, un tono.
Il faccia libro è uno strumento curioso, dà la possibilità di mantenersi in contatto con persone lontane, ma fornisce anche, a chi ci guarda, la dimensione del modo nel quale vediamo noi stessi e a volte non è un bello spettacolo quello che offriamo.
Un'altra lente deformante.
L'istruzione è l'aspetto più evidente perché campeggia allegra e fiorona sotto il nostro nome ed è sempre lì, monito, di aspirazioni, desideri, rimpianti e, forse, evidenti bugie con l'intento, presumo, di ingannare noi stessi; gli altri, coloro che ci conoscono, lo sanno benissimo qual'è la nostra formazione.
Di cosa parlo?
Vado a fornirmi come esempio.
Ho fatto, venendo bocciato un anno a causa di un mese, circa, di fogoni*( oltre ad altre difficoltà in alcune materie, per altro abbondantemente recuperate negli ultimi anni anche se la bocciatura mi ha fatto uscire con 54/60... altri tempi), l'istituto d'arte; una volta ultimata la scuola secondaria superiore mi sono iscritto a lettere moderne, d'altronde le materie umanistiche sono sempre state le mie preferite, e credo di aver frequentato forse un paio di lezioni, ma ho smesso molto presto di andare perché mi sono reso conto che senza latino e greco non sarei riuscito ad arrivarci in fondo; era una mancanza, ai miei occhi, troppo grave per essere arginata.
Avrei dovuto andare a lezioni e questo avrebbe significato un considerevole spreco di risorse finanziarie che non potevo permettermi; il mio lavoro di allora non era particolarmente renumerativo.
A posteriori e vedendo altri usciti dall'università con lacune ben più vaste delle mie, probabilmente sarei potuto arrivare in fondo al corso di laurea; all'epoca mi dispiacque rinunciare, ma oggi non costituisce per me occasione di rimpianto.
E' andata così; pazienza.
Sul mio profilo del faccialibro fa bella mostra di sé, nel campo istruzione, l'Istituto D'Arte e ne vado anche particolarmente fiero; segnare "Università" non avendo completato il corso di studi sarebbe qualcosa, per me, di inaccettabile perché non vero.
Vedo però che alcune persone, anche se non si sono laureate, alla voce istruzione hanno segnato un corso di laurea mai completato.
Aspirazione? Rimpianto?
Non so quale sia la motivazione, ma uno o più fogli di carta, per quanto sia costato acquisirli, non ci rendono persone migliori, o intelligenti, più belli o che, ma comunicano che qualcuno ha, perché ha potuto farlo, investito del denaro e del tempo su di noi permettendoci di conseguire un risultato che, speriamo, sia utile in futuro.
D'altronde il titolo di studio è importante nella misura in cui ne ricaviamo qualcosa di utile, da un punto di vista professionale e umano, non diviene inutile pedanteria e non lo utilizziamo come metro di giudizio nei confronti degli altri; oltre ad essere pedanti saremmo anche superficiali.
La vita è un affare semplice, ma noi ci teniamo moltissimo a complicarcela inutilmente e a tal fine raccogliamo tutte le scemenze possibili.
*fogone: indica l'atto di non andare a scuola all'insaputa dei genitori
Il faccia libro è uno strumento curioso, dà la possibilità di mantenersi in contatto con persone lontane, ma fornisce anche, a chi ci guarda, la dimensione del modo nel quale vediamo noi stessi e a volte non è un bello spettacolo quello che offriamo.
Un'altra lente deformante.
L'istruzione è l'aspetto più evidente perché campeggia allegra e fiorona sotto il nostro nome ed è sempre lì, monito, di aspirazioni, desideri, rimpianti e, forse, evidenti bugie con l'intento, presumo, di ingannare noi stessi; gli altri, coloro che ci conoscono, lo sanno benissimo qual'è la nostra formazione.
Di cosa parlo?
Vado a fornirmi come esempio.
Ho fatto, venendo bocciato un anno a causa di un mese, circa, di fogoni*( oltre ad altre difficoltà in alcune materie, per altro abbondantemente recuperate negli ultimi anni anche se la bocciatura mi ha fatto uscire con 54/60... altri tempi), l'istituto d'arte; una volta ultimata la scuola secondaria superiore mi sono iscritto a lettere moderne, d'altronde le materie umanistiche sono sempre state le mie preferite, e credo di aver frequentato forse un paio di lezioni, ma ho smesso molto presto di andare perché mi sono reso conto che senza latino e greco non sarei riuscito ad arrivarci in fondo; era una mancanza, ai miei occhi, troppo grave per essere arginata.
Avrei dovuto andare a lezioni e questo avrebbe significato un considerevole spreco di risorse finanziarie che non potevo permettermi; il mio lavoro di allora non era particolarmente renumerativo.
A posteriori e vedendo altri usciti dall'università con lacune ben più vaste delle mie, probabilmente sarei potuto arrivare in fondo al corso di laurea; all'epoca mi dispiacque rinunciare, ma oggi non costituisce per me occasione di rimpianto.
E' andata così; pazienza.
Sul mio profilo del faccialibro fa bella mostra di sé, nel campo istruzione, l'Istituto D'Arte e ne vado anche particolarmente fiero; segnare "Università" non avendo completato il corso di studi sarebbe qualcosa, per me, di inaccettabile perché non vero.
Vedo però che alcune persone, anche se non si sono laureate, alla voce istruzione hanno segnato un corso di laurea mai completato.
Aspirazione? Rimpianto?
Non so quale sia la motivazione, ma uno o più fogli di carta, per quanto sia costato acquisirli, non ci rendono persone migliori, o intelligenti, più belli o che, ma comunicano che qualcuno ha, perché ha potuto farlo, investito del denaro e del tempo su di noi permettendoci di conseguire un risultato che, speriamo, sia utile in futuro.
D'altronde il titolo di studio è importante nella misura in cui ne ricaviamo qualcosa di utile, da un punto di vista professionale e umano, non diviene inutile pedanteria e non lo utilizziamo come metro di giudizio nei confronti degli altri; oltre ad essere pedanti saremmo anche superficiali.
La vita è un affare semplice, ma noi ci teniamo moltissimo a complicarcela inutilmente e a tal fine raccogliamo tutte le scemenze possibili.
*fogone: indica l'atto di non andare a scuola all'insaputa dei genitori
mercoledì 25 gennaio 2012
Buio e nuove abitudini
Stamane mi sono connesso avviando i soliti programmi: google talk, skype, seti@home, dropbox, e mi sono appropinquato alla lettura on line del solito quotidiano.
Tutto quanto è legato a google, per cui anche questo blog, funziona normalmente; skype si collega quasi normalmente; seti@home è lì che macina dati come di consueto, ma dropbox non riesce a collegarsi e qualunque altra pagina, non google, non è visibile.
Non posso neppure accedere alla posta per vedere se ci hanno o meno inviato qualcosa.
Ho provato a riavviare i vari batolini, sono tre che controllano il nostro ingresso in rete, ma il risultato non è cambiato.
Sarà colpa dell'eruzione solare in corso? del trigono Giove-Saturno-Stromboli? E pensare che una volta me ne sarebbe fregato poco meno di nulla di questo fatto, ma adesso non poter andare in internet mi fa sentire più isolato che su uno scoglio delle Skellig.
Questo mi fa capire che il roseo futuro da stilita potrebbe darmi qualche problema.
Alla fine è deciso, si va a Parma; non so ancora di preciso il "quando", ma è deciso che prenderò la corriera. Dovrò cambiare alcune abitudini; sveglia alle cinque e mezza e quindi non potrò più leggere alla sera sino a tardi, ma dovrò andare a letto presto e sfruttare il viaggio per leggere.
Al momento ho in corso di lettura due volumi, un po' ingombranti, che mi faranno compagnia a lungo e sto valutando se leggerli solo nel fine settimana, iniziando la lettura di altri libri, magari sul kindle, o se tirarmeli a dietro.
In ogni caso l'anno è iniziato con un po' di cambiamenti.
Quello che mi dispiace è che il volume di affari ridotto farà si ch'io veda meno alcune colleghe; qui una volta lavoravano molte persone, o per lo meno un numero discreto, perché ce n'era bisogno, adesso che le cose sono cambiate siamo sempre in meno.
Speriamo di riuscire, tutti quanti, a stare a galla.
La ventata di ottimismo mattutino.
Tutto quanto è legato a google, per cui anche questo blog, funziona normalmente; skype si collega quasi normalmente; seti@home è lì che macina dati come di consueto, ma dropbox non riesce a collegarsi e qualunque altra pagina, non google, non è visibile.
Non posso neppure accedere alla posta per vedere se ci hanno o meno inviato qualcosa.
Ho provato a riavviare i vari batolini, sono tre che controllano il nostro ingresso in rete, ma il risultato non è cambiato.
Sarà colpa dell'eruzione solare in corso? del trigono Giove-Saturno-Stromboli? E pensare che una volta me ne sarebbe fregato poco meno di nulla di questo fatto, ma adesso non poter andare in internet mi fa sentire più isolato che su uno scoglio delle Skellig.
Questo mi fa capire che il roseo futuro da stilita potrebbe darmi qualche problema.
Alla fine è deciso, si va a Parma; non so ancora di preciso il "quando", ma è deciso che prenderò la corriera. Dovrò cambiare alcune abitudini; sveglia alle cinque e mezza e quindi non potrò più leggere alla sera sino a tardi, ma dovrò andare a letto presto e sfruttare il viaggio per leggere.
Al momento ho in corso di lettura due volumi, un po' ingombranti, che mi faranno compagnia a lungo e sto valutando se leggerli solo nel fine settimana, iniziando la lettura di altri libri, magari sul kindle, o se tirarmeli a dietro.
In ogni caso l'anno è iniziato con un po' di cambiamenti.
Quello che mi dispiace è che il volume di affari ridotto farà si ch'io veda meno alcune colleghe; qui una volta lavoravano molte persone, o per lo meno un numero discreto, perché ce n'era bisogno, adesso che le cose sono cambiate siamo sempre in meno.
Speriamo di riuscire, tutti quanti, a stare a galla.
La ventata di ottimismo mattutino.
martedì 24 gennaio 2012
Momenti
Sono un mediocre, perché pessimo mi pare eccessivo, giocatore di scacchi; per quanto mi possa piacere giocarci, non ho mai nessuno con cui farlo e il risultato è che non sono particolarmente bravo.
In compenso sono abbastanza bravo con la dama italiana, ma divago e torno agli scacchi.
Quando faccio una partita a scacchi incontro sempre il "momento", cioè quell'attimo nel quale mi rendo conto che se sbaglio una determinata mossa perderò la partita.
Sovente, pur sapendo di combinare una scemenza disumana, faccio proprio la mossa sbagliata; un po' perché riconosco il momento, avverto il pericolo, ma non mi rendo conto da quale parte arriva, e un po' perché dopo aver preso coscienza di questo momento topico nella partita, me ne dimentico.
Ho pur sempre la memoria di un carasside; tre secondi.
Se la concentrazione tiene, mi rendo conto dei vari pericoli ed evito di mandare in vacca la partita e di perdere anche i calzini; ovviamente non scommetto mai, ma quando perdo a scacchi, in genere, lo faccio in modo stupido... chissà, magari lo faccio anche per farmi due risate.
Perdere fa bene, anche quando ci si è impegnati sino al midollo e si ha corso come una locomotiva, dritti, verso la meta; e fa bene perché ci insegna che alla fine della fola c'è sempre qualcuno più furbo di noi, che il tempo corre, ha da fare e non può mica stare ad aspettare te che pitocchi in giro, la vita è breve e che se le galline attraversano la strada non sono affari tuoi.
Questa cosa del più furbo è poi relativa; a volte siamo noi quelli più furbi e a volte, siamo quelli cretini, dato che non si può sapere tutto è normale che sia così.
In una conversazione non ho mai avuto la percezione di un "momento" come negli scacchi, perché del resto parlare con qualcuno non è un processo strategico, eppure ci sono momenti peculiari che se gestiti male, non causano perdite, ma fanno scendere un imbarazzo generale.
Esistono persone con un dono: quello di aprire bocca solo per dire le peggiori scemenze del creato, o raccontare le cose più imbarazzanti mai avvenute, senza per altro rendersene conto; anzi a volte raccontano queste cose andandone anche fiere, o pensando di aver fatto la battuta del secolo.
Non capiscono la differenza tra umorismo e imbarazzo, tra cose che si possono dire e condividere e cose che è meglio tenere per sé.
Il meglio di tutto ciò è che manco si rendono conto di aver vinto il premio imbarazzo dell'anno dicendo quanto di meno appropriato era possibile dire in una data circostanza.
Alcuni di questi individui, proprio per non farsi mancare nulla, abbondano anche in saccenteria e condiscendenza, creando una miscela tale da riuscire ad allontanare chiunque nel giro di pochissimo tempo; taluni sono talmente pieni di sé da non capire, non ostante la vita ci si metta anche d'impegno a distribuire loro badilate, dagli errori commessi perché convintissimi di avere sempre ragione.
Mentre dispensano quanto non richiesto, vien da pensare come sia possibile per loro stare nella stessa stanza con l'ego e tenere le finestre chiuse; se non altro l'ego ingombrante fa caldo e un sacco di compagnia, anche perché, tendenzialmente, è l'unica compagnia che potranno mai avere.
Tutto questo per dire è che se a volte l'uditorio scappa, non è perché è insensibile, ma perché preferisce fare qualcosa di più costruttivo che partecipare a uno sfoggio di inappropriate battute, aneddoti, domande o profusione di non richieste perle di saggezza.
L'umiltà serve, perché da essa ci arriva l'autoironia senza la quale ci prederemmo troppo sul serio e faremmo una vista miserrima.
Abbiamo sempre tre giorni da stare al mondo; tanto vale goderseli senza pesi inutili.
In compenso sono abbastanza bravo con la dama italiana, ma divago e torno agli scacchi.
Quando faccio una partita a scacchi incontro sempre il "momento", cioè quell'attimo nel quale mi rendo conto che se sbaglio una determinata mossa perderò la partita.
Sovente, pur sapendo di combinare una scemenza disumana, faccio proprio la mossa sbagliata; un po' perché riconosco il momento, avverto il pericolo, ma non mi rendo conto da quale parte arriva, e un po' perché dopo aver preso coscienza di questo momento topico nella partita, me ne dimentico.
Ho pur sempre la memoria di un carasside; tre secondi.
Se la concentrazione tiene, mi rendo conto dei vari pericoli ed evito di mandare in vacca la partita e di perdere anche i calzini; ovviamente non scommetto mai, ma quando perdo a scacchi, in genere, lo faccio in modo stupido... chissà, magari lo faccio anche per farmi due risate.
Perdere fa bene, anche quando ci si è impegnati sino al midollo e si ha corso come una locomotiva, dritti, verso la meta; e fa bene perché ci insegna che alla fine della fola c'è sempre qualcuno più furbo di noi, che il tempo corre, ha da fare e non può mica stare ad aspettare te che pitocchi in giro, la vita è breve e che se le galline attraversano la strada non sono affari tuoi.
Questa cosa del più furbo è poi relativa; a volte siamo noi quelli più furbi e a volte, siamo quelli cretini, dato che non si può sapere tutto è normale che sia così.
In una conversazione non ho mai avuto la percezione di un "momento" come negli scacchi, perché del resto parlare con qualcuno non è un processo strategico, eppure ci sono momenti peculiari che se gestiti male, non causano perdite, ma fanno scendere un imbarazzo generale.
Esistono persone con un dono: quello di aprire bocca solo per dire le peggiori scemenze del creato, o raccontare le cose più imbarazzanti mai avvenute, senza per altro rendersene conto; anzi a volte raccontano queste cose andandone anche fiere, o pensando di aver fatto la battuta del secolo.
Non capiscono la differenza tra umorismo e imbarazzo, tra cose che si possono dire e condividere e cose che è meglio tenere per sé.
Il meglio di tutto ciò è che manco si rendono conto di aver vinto il premio imbarazzo dell'anno dicendo quanto di meno appropriato era possibile dire in una data circostanza.
Alcuni di questi individui, proprio per non farsi mancare nulla, abbondano anche in saccenteria e condiscendenza, creando una miscela tale da riuscire ad allontanare chiunque nel giro di pochissimo tempo; taluni sono talmente pieni di sé da non capire, non ostante la vita ci si metta anche d'impegno a distribuire loro badilate, dagli errori commessi perché convintissimi di avere sempre ragione.
Mentre dispensano quanto non richiesto, vien da pensare come sia possibile per loro stare nella stessa stanza con l'ego e tenere le finestre chiuse; se non altro l'ego ingombrante fa caldo e un sacco di compagnia, anche perché, tendenzialmente, è l'unica compagnia che potranno mai avere.
Tutto questo per dire è che se a volte l'uditorio scappa, non è perché è insensibile, ma perché preferisce fare qualcosa di più costruttivo che partecipare a uno sfoggio di inappropriate battute, aneddoti, domande o profusione di non richieste perle di saggezza.
L'umiltà serve, perché da essa ci arriva l'autoironia senza la quale ci prederemmo troppo sul serio e faremmo una vista miserrima.
Abbiamo sempre tre giorni da stare al mondo; tanto vale goderseli senza pesi inutili.
lunedì 23 gennaio 2012
Parco dello Stirone


Il Parco regionale fluviale dello Stirone è un'area che comprende il torrente Stirone e le aree ad esso circostanti.
Si trova di un'area molto vicina al mio paese.
Lo Stirone è un torrente con flusso molto irregolare di acqua, come è tipico dei torrenti e si getta nel fiume Taro, più o meno dalle parti di Fontanelle, in quella ch è nota come "boca ad Stiròn" (bocca dello Stirone).
La peculiarità del torrente, di per sé poco significativo, è data dalla presenza massiccia di fossili dell'era terziaria e quaternaria.
Ricordo di aver visitato il Parco, nato con l'intento di proteggere l'ambiente e il patrimonio fossile del torrente, alle elementari e di non esserci mai più tornato.
All'interno del Parco, che merita una e anche più d'una visita, vi sono numerosi sentieri che costeggiano il torrente.
Ieri è quindi iniziata la mia esplorazione di questa zona che, seppure vicina, è a me in buona parte sconosciuta; la speranza è anche quella di trovare aperto anche l'oratorio di San Genesio, chiesetta romanica poco distante da casa Trabucchi.
Nella prima foto si vede sullo sfondo, ma la giornata non era particolarmente limpida, anche il borgo di Vigoleno.
Tornerò presto, appena potrò, a far visita al Parco perché ne conservo dei bellissimi ricordi.
venerdì 20 gennaio 2012
Plaudo al praticante
Non so bene cosa gli sia successo, ma oggi si impegna da solo per capire le cose, vedo i suoi neuroni compiere uno sforzo di comprensione per essere autonomo e non mi ha chiesto miliardi di volte le solite cose.
Ha trovato da solo le parole mancanti; sono piacevolmente sorpreso.
Spero di essermi sbagliato sino ad ora, ne sarei felice se così fosse.
Voglio essere fiducioso.
Ha trovato da solo le parole mancanti; sono piacevolmente sorpreso.
Spero di essermi sbagliato sino ad ora, ne sarei felice se così fosse.
Voglio essere fiducioso.
Vita quotidiana
La mia vita segue una routine abbastanza precisa, scossa da pochi eventi perturbatori; a parte i fine settimana che, ovunque io vada, sono passati con gli amici, durante la settimana il mio esistere è scandito da i ritmi lavorativi e non potrebbe essere altrimenti dato che passo qui dentro, in studio, cinque giorni su sette.
Arrivo poco prima delle otto, accendo i computers e il riscaldamento, o apro le finestre se è estate, poi arriva la mia collega con la quale scambio un poco di chiacchiere e inizio a produrre.
Intervallo il lavoro con lo scrivere sul blog, se ho idee e tempo, leggere i blog altrui, brevi incursioni sul faccia libro, qualche chiacchiera con amici on line; tutte cose che non mi impediscono di finire sempre per tempo i compiti che mi vengono assegnati, perché sono subordinate al tempo a mia disposizione e all'urgenza dei vari lavori assegnatimi.
Sono molto rapido nel mio lavoro.
I momenti migliori sono quando il capo non c'è, ovviamente, perché non vengo interrotto di continuo e posso procedere, come una locomotiva, dritto verso la meta; con uno stile più da "ferrovie giapponesi" che non da "ferrovie italiane".
Da quando c'è il praticante esco da questo studio esaurito.
Capitava anche prima, specie al venerdì, che la lasciassi demolito la scrivania e ricercassi un po' di ristoro nell'ambiente domestico, specie quando dovevo lottare con l'Idra della Scheda del Male, ma da quanto ho lui è come se tutti i giorni avessi una testa della malefica Scheda da affrontare.
Dalle nove alle diciotto e trenta, o poco dopo perché se ne va sempre prima dell'orario di chiusura, cosa che se da un lato mi fa piacere, dall'altra mi induce a pensare a una scarsa dedizione al lavoro, è un continuo chiedermi qualcosa e spesso le domande sono talmente cretine che rimango basito e incredulo sulla mia sedia
Gli vengono dati dei documenti da scrivere in prevalenza, perché abbiamo sempre relazioni da redarre, da correggere, documentazione da integrare, risposte da dare, e il capo scrive tutto a mano e passa a lui i fogli per scriverli con il computer e lui, ogni tre per due, è qui da me a chiedermi "cosa c'è scritto", a volte anche due o tre volte per la stessa, identica parola; proprio quella della quale mi ha chiesto una traduzione pochissimi minuti prima.
Sino a qualche giorno fa fornivo la traduzione per liberarmene il prima possibile, anche perché odorando come un posacenere non lavato da un paio di mesi e usato di frequente, non mi fa piacere averlo a portata di nari, ma da qualche tempo ho deciso di mettere alla prova i suoi neuroni; rileggo la parte prima della parola che non ha capito, la parte dopo e gli chiedo di completare, dicendogli che, palesemente, la parola mancante sarà... e attendo da lui una risposta, vedo gli ingranaggi dei neuroni che grippano, bloccati da strati decennali di ruggine e lui spara una parola a caso incurante che questa possa non significare nulla nel contesto.
Allora inizio la sillabazione della parola mancante e gli dico la prima sillaba, aspettandomi che lui la completi correttamente, ma niente; altra parola a caso sparata senza un minimo di cognizione... e tutto questo per ogni singola parola che non capisce, anche se magari questa si ripete identica qualche riga più avanti e a volte torna per chiedermi nuovamente la stessa parola, perché si è dimenticato la traduzione.
"Vieni qui; leggiamo: lungo il confine saranno abbattuti alcuni -incomprensibile- e ripiantati dopo i lavori. Di cosa starà parlando?"
"fini"
"fini??? ma tu pianti i fini sui confini??? hai mai sentito parlare degli alberi della specie dei fini?? O avrà più senso pini?"
Ed è sempre così, ogni volta.
Legge e non capisce il senso di quello che legge, scrive e non capisce cosa sta scrivendo, non rilegge e non fa alcuno sforzo di comprensione, ha l'elasticità mentale di un blocco di ghisa.
Vi garantisco che la sera, quando esco di qui, sono stremato.
Arrivo poco prima delle otto, accendo i computers e il riscaldamento, o apro le finestre se è estate, poi arriva la mia collega con la quale scambio un poco di chiacchiere e inizio a produrre.
Intervallo il lavoro con lo scrivere sul blog, se ho idee e tempo, leggere i blog altrui, brevi incursioni sul faccia libro, qualche chiacchiera con amici on line; tutte cose che non mi impediscono di finire sempre per tempo i compiti che mi vengono assegnati, perché sono subordinate al tempo a mia disposizione e all'urgenza dei vari lavori assegnatimi.
Sono molto rapido nel mio lavoro.
I momenti migliori sono quando il capo non c'è, ovviamente, perché non vengo interrotto di continuo e posso procedere, come una locomotiva, dritto verso la meta; con uno stile più da "ferrovie giapponesi" che non da "ferrovie italiane".
Da quando c'è il praticante esco da questo studio esaurito.
Capitava anche prima, specie al venerdì, che la lasciassi demolito la scrivania e ricercassi un po' di ristoro nell'ambiente domestico, specie quando dovevo lottare con l'Idra della Scheda del Male, ma da quanto ho lui è come se tutti i giorni avessi una testa della malefica Scheda da affrontare.
Dalle nove alle diciotto e trenta, o poco dopo perché se ne va sempre prima dell'orario di chiusura, cosa che se da un lato mi fa piacere, dall'altra mi induce a pensare a una scarsa dedizione al lavoro, è un continuo chiedermi qualcosa e spesso le domande sono talmente cretine che rimango basito e incredulo sulla mia sedia
Gli vengono dati dei documenti da scrivere in prevalenza, perché abbiamo sempre relazioni da redarre, da correggere, documentazione da integrare, risposte da dare, e il capo scrive tutto a mano e passa a lui i fogli per scriverli con il computer e lui, ogni tre per due, è qui da me a chiedermi "cosa c'è scritto", a volte anche due o tre volte per la stessa, identica parola; proprio quella della quale mi ha chiesto una traduzione pochissimi minuti prima.
Sino a qualche giorno fa fornivo la traduzione per liberarmene il prima possibile, anche perché odorando come un posacenere non lavato da un paio di mesi e usato di frequente, non mi fa piacere averlo a portata di nari, ma da qualche tempo ho deciso di mettere alla prova i suoi neuroni; rileggo la parte prima della parola che non ha capito, la parte dopo e gli chiedo di completare, dicendogli che, palesemente, la parola mancante sarà... e attendo da lui una risposta, vedo gli ingranaggi dei neuroni che grippano, bloccati da strati decennali di ruggine e lui spara una parola a caso incurante che questa possa non significare nulla nel contesto.
Allora inizio la sillabazione della parola mancante e gli dico la prima sillaba, aspettandomi che lui la completi correttamente, ma niente; altra parola a caso sparata senza un minimo di cognizione... e tutto questo per ogni singola parola che non capisce, anche se magari questa si ripete identica qualche riga più avanti e a volte torna per chiedermi nuovamente la stessa parola, perché si è dimenticato la traduzione.
"Vieni qui; leggiamo: lungo il confine saranno abbattuti alcuni -incomprensibile- e ripiantati dopo i lavori. Di cosa starà parlando?"
"fini"
"fini??? ma tu pianti i fini sui confini??? hai mai sentito parlare degli alberi della specie dei fini?? O avrà più senso pini?"
Ed è sempre così, ogni volta.
Legge e non capisce il senso di quello che legge, scrive e non capisce cosa sta scrivendo, non rilegge e non fa alcuno sforzo di comprensione, ha l'elasticità mentale di un blocco di ghisa.
Vi garantisco che la sera, quando esco di qui, sono stremato.
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