Con oggi si inaugura la terza settimana di raffreddore.
La bronchite è stata debellata e di ciò sono molto grato perché posso, finalmente, dormire sdraiato e non seduto; al mattino continuo a cercare di sputare un polmone, ma solo per pochi istanti e solo per due o tre tentativi.
Di contro la produzione di muco è, ancora, abbondante; sono in quella fase del raffreddore nella quale quest'ultimo si burla di me.
A volte riesco a respirare con entrambe le nari, poi me ne rimangono una e tre quarti, una e mezza, due e nessuna... tra l'altro la produzione di muco è l'adattamento evolutivo più cretino al quale io possa pensare.
Teoricamente serve per catturare batteri e altre cose in modo da proteggere le vie aree, ma visto che abbiamo la tendenza ad avere bisogno di respirare, se le nari sono ostruite dal muco abbisogna respirare con la bocca... e l'utilità di tutto il muco prodotto col raffreddore, con dispendio di liquidi, diventa pressoché inutile; probabilmente a parlare è la mia ignoranza in materia e la mia poca pazienza con il raffreddore.
Di solito la fase "apertura random" delle nari dovrebbe essere l'inizio della fine del raffreddore; vi saprò dire se anche questo è il caso, per ora sono preoccupato di non avere abbastanza fazzoletti.
domenica 23 febbraio 2014
lunedì 17 febbraio 2014
"Imperfect pairings"
E' la mia lettura da corriera; si tratta di un libro scritto da Jackie Townsend.
Essendo la mia lettura da corriera, viene letto solo quando prendo il mezzo pubblico e dato che ultimamente, per motivi inesplicabili, mi sono affezionato alle infezione alle via respiratorie, non ho avuto modo di leggere molto; sono però giunto ben oltre la metà.
Non ostante sia di facili entusiasmi con le letture, per cui sovente ho tre libri in corso di lettura, sono abbastanza vorace da frequentare con religiosa assiduità le libreria, ma pigro a sufficienza per non informarmi sui volumi pubblicati in USA, per cui sono venuto a conoscenza di questo libro perché una amica ne parlò bene.
Giunto ove sono ora, posso dire anche la mia.
Il libro è scritto bene e fila via senza intoppi e la protagonista americana mi è subito stata simpatica; il protagonista, italiano, mi è andato di traverso sin dall'inizio... ora è in blando recupero, per motivi che vado ad illustrare.
All'inizio sono rimasto un po' interdetto per l'uso di "colorite metafore" (parolacce), da parte degli italiani nel libro; sarà che quando leggo mi aspetto un lessico familiare riscontrabile, anche, nella mia famiglia... ebbene, l'esperienza mi ha fatto capire che la mia famiglia è atipica.
In casa mia si fa un uso veramente parco di parolacce; posso affermare che quasi non vengono usate se non in occasioni particolari, per cui l'uso liberale che viene fatto di queste espressioni nel libro mi ha lasciato un po' stupefatto.
Il protagonista mi è subito sembrato supponente e tronfio, ma nel prosieguo della lettura l'autrice accompagna il lettore nell'ambiente parentale del protagonista, si entra nel loro lessico familiare e, per quanto continui a starmi sugli zebedei in camper, se ne capiscono meglio i tratti caratteriali e da dove essi provengano.
Il lavoro della protagonista lo prendo come il Dogma dell'Assunzione perché mi è astruso quanto la teoria delle superstringhe ma, pur essendo una parte importante della narrazione, non eccede mai i giusti confini.
Son contento di averlo mandato a prendere e di averlo iniziato a leggere.
Essendo la mia lettura da corriera, viene letto solo quando prendo il mezzo pubblico e dato che ultimamente, per motivi inesplicabili, mi sono affezionato alle infezione alle via respiratorie, non ho avuto modo di leggere molto; sono però giunto ben oltre la metà.
Non ostante sia di facili entusiasmi con le letture, per cui sovente ho tre libri in corso di lettura, sono abbastanza vorace da frequentare con religiosa assiduità le libreria, ma pigro a sufficienza per non informarmi sui volumi pubblicati in USA, per cui sono venuto a conoscenza di questo libro perché una amica ne parlò bene.
Giunto ove sono ora, posso dire anche la mia.
Il libro è scritto bene e fila via senza intoppi e la protagonista americana mi è subito stata simpatica; il protagonista, italiano, mi è andato di traverso sin dall'inizio... ora è in blando recupero, per motivi che vado ad illustrare.
All'inizio sono rimasto un po' interdetto per l'uso di "colorite metafore" (parolacce), da parte degli italiani nel libro; sarà che quando leggo mi aspetto un lessico familiare riscontrabile, anche, nella mia famiglia... ebbene, l'esperienza mi ha fatto capire che la mia famiglia è atipica.
In casa mia si fa un uso veramente parco di parolacce; posso affermare che quasi non vengono usate se non in occasioni particolari, per cui l'uso liberale che viene fatto di queste espressioni nel libro mi ha lasciato un po' stupefatto.
Il protagonista mi è subito sembrato supponente e tronfio, ma nel prosieguo della lettura l'autrice accompagna il lettore nell'ambiente parentale del protagonista, si entra nel loro lessico familiare e, per quanto continui a starmi sugli zebedei in camper, se ne capiscono meglio i tratti caratteriali e da dove essi provengano.
Il lavoro della protagonista lo prendo come il Dogma dell'Assunzione perché mi è astruso quanto la teoria delle superstringhe ma, pur essendo una parte importante della narrazione, non eccede mai i giusti confini.
Son contento di averlo mandato a prendere e di averlo iniziato a leggere.
martedì 11 febbraio 2014
Coff... Coff...
Ché qui si usano onomatopee internazionali e palesemente anglofone a causa di massicce letture di fumetti con dei paperi come protagonisti.
Riassunto delle puntate precedenti:
Dopo una breve pausa dovuta a malattia, che, per inciso, si è portata via un fine settimana, ho telefonato al medico per informarlo della mia permanenza sulla globo terracqueo, dato che non ci siamo sentiti per una decina di anni un dubbio poteva essere d'uopo, e gli ho chiesto una cura per la mia presuntissima, poiché la voce da Caina poteva, in effetti, dare adito a pensieri contrari, bronchite.
Il medico, ma il tapino non poteva saperlo, mi ha dato un farmaco contenente un principio al quale sono particolarmente sensibile (una molecola bellissima; mozzafiato), per cui mi sono ritrovato con febbre alta e peggioramento, graduale e progressivo, della mia bronchite.
Dopo un'altra settimana passata alla magione, tentando di espettorare almeno un polmone con cadenza orario, ho deciso comunque di godermi, con moderazione, il fine settimana e da ieri sono tornato in produzione.
Oh... chiariamo; non è che durante la malattia sia stato lasciato in pace. Pareva si dovesse consegnare la qualunque con urgenza folle e, infatti, al mio rientro scopro che non s'è consegnato nulla; s'aspettava il mio ritorno... ed io sono apparso con entrambi, ma non so per quanto, i polmoni.
Cosa è cambiato in questa settimana?
Intanto mi hanno tappezzato il desktop di cartelle, files e ammenicoli vari, così, novella Cariddi, ho dovuto inscenare un urlo belluino; il colpevole è stato l'Assistito.
Sa che detesto quando si va accanto al mio pc e ha pensato di stornare su di sé le mie furibonde ire; gli è anche riuscita la manovra, perché son troppo buono... ma "if looks could kill, they probably will" pur non essendo a "Jeux sans frontières".
Inoltre non è cambiato nulla; assolutamente nulla... il che potrebbe anche dire che è cambiato tutto e pare tutto uguale perché abbisogna che tutto muti perché le cose rimangano immutate (la citazione è molto libera).
Il segreto, al momento, sta nel dare alle cose il loro peso e nel trovare i risvolti comici delle cose; potrei anche enunciarne qualcuno qui di seguito, ma sarebbero, forse, un po' troppo tecnici e quindi tediosi, vi basti sapere che quel posto "is an unending source of astonishment".
Riassunto delle puntate precedenti:
Dopo una breve pausa dovuta a malattia, che, per inciso, si è portata via un fine settimana, ho telefonato al medico per informarlo della mia permanenza sulla globo terracqueo, dato che non ci siamo sentiti per una decina di anni un dubbio poteva essere d'uopo, e gli ho chiesto una cura per la mia presuntissima, poiché la voce da Caina poteva, in effetti, dare adito a pensieri contrari, bronchite.
Il medico, ma il tapino non poteva saperlo, mi ha dato un farmaco contenente un principio al quale sono particolarmente sensibile (una molecola bellissima; mozzafiato), per cui mi sono ritrovato con febbre alta e peggioramento, graduale e progressivo, della mia bronchite.
Dopo un'altra settimana passata alla magione, tentando di espettorare almeno un polmone con cadenza orario, ho deciso comunque di godermi, con moderazione, il fine settimana e da ieri sono tornato in produzione.
Oh... chiariamo; non è che durante la malattia sia stato lasciato in pace. Pareva si dovesse consegnare la qualunque con urgenza folle e, infatti, al mio rientro scopro che non s'è consegnato nulla; s'aspettava il mio ritorno... ed io sono apparso con entrambi, ma non so per quanto, i polmoni.
Cosa è cambiato in questa settimana?
Intanto mi hanno tappezzato il desktop di cartelle, files e ammenicoli vari, così, novella Cariddi, ho dovuto inscenare un urlo belluino; il colpevole è stato l'Assistito.
Sa che detesto quando si va accanto al mio pc e ha pensato di stornare su di sé le mie furibonde ire; gli è anche riuscita la manovra, perché son troppo buono... ma "if looks could kill, they probably will" pur non essendo a "Jeux sans frontières".
Inoltre non è cambiato nulla; assolutamente nulla... il che potrebbe anche dire che è cambiato tutto e pare tutto uguale perché abbisogna che tutto muti perché le cose rimangano immutate (la citazione è molto libera).
Il segreto, al momento, sta nel dare alle cose il loro peso e nel trovare i risvolti comici delle cose; potrei anche enunciarne qualcuno qui di seguito, ma sarebbero, forse, un po' troppo tecnici e quindi tediosi, vi basti sapere che quel posto "is an unending source of astonishment".
martedì 4 febbraio 2014
Sogni
Facebook è una landa popolata, oltre che da altre cose, anche da test che possono appiopparti la qualunque; animali, insetti, sanpietrini, zuppe e via dicendo.
L'aspetto simpatico è nella motivazione per la quale sei stato abbinato al porfido, piuttosto che all'azul macaubas, o la zuppa di ceci invece di quella di lenticchie.
Ieri ne ho fatto uno, che probabilmente è andato a smuovere qualcosa tra le mie sinapsi, per il quale io sarei dotato di crudeltà latente, doppia personalità, difficoltà ad integrarmi e predisposizione alla violenza; un amore.
Probabilmente vi andrebbe aggiunta anche megalomania q.b.
Stanotte ho sognato che, novello Merlino ("Excalibur") e come lui abbigliato, calotta compresa, mi sono recato al solito posto e, alzando le mani, ho frantumato i vetri sulla strada; indi, fluttuando e accompagnato da fulmini vari, come in "Grosso guaio a Chinatown", ho percorso i corridoi, devastandoli, limitandomi alle sole parti comuni perché non mi piace coinvolgere degli innocenti nei miei deliri distruttivi, sino ad arrivare al loculo.
Demolizione di tutti i vetri, plafoniere, neons ed esplosioni, usando sempre tanti fulmini che mi piacciano assai, di pcs; di fronte all'oggetto delle mi ire si è svolta una scena simile al finale di "Indiana Jones e l'ultima crociata", ma coi fulmini al posto del Sacro Graal... ho persin sentito odore di strinato.
Una scena del genere, normalmente, se vista al cinema mi regalerebbe incubi per un bel po' di tempo, ma in sogno non mi ha per nulla disturbato.
Un sogno similare lo feci un botto di anni fa; davo sempre fuoco alla gente coi fulmini, ma avevo qualcuno che li lanciava con la telecinesi.
E' chiaro che sono un po' megalomane; forse anche più di un po'... mah...
Il sogno, comunque, mi è piaciuto tanto che stamane ho fatto il bis; questa volta io non ero sul pasto e faceva tutto un bellissimo fulmine globulare.
Dio, nella sua infinita saggezza, mi ha privato del dono di usare i fulmini; sono anche una persona molto simpatica, non nel senso che sono l'anima della festa, ma che simpatizzo facilmente con le persone che mi stanno intorno, sia che io li sopporti o li detesti, in più ho anche una coscienza più che ingombrante, e questo mi porta a provare persino le loro sofferenze... avrei avuto una mostruosa collezione di sensi di colpa; probabilmente ne sarebbe bastato uno solo per indurmi a farmi fuori.
L'aspetto simpatico è nella motivazione per la quale sei stato abbinato al porfido, piuttosto che all'azul macaubas, o la zuppa di ceci invece di quella di lenticchie.
Ieri ne ho fatto uno, che probabilmente è andato a smuovere qualcosa tra le mie sinapsi, per il quale io sarei dotato di crudeltà latente, doppia personalità, difficoltà ad integrarmi e predisposizione alla violenza; un amore.
Probabilmente vi andrebbe aggiunta anche megalomania q.b.
Stanotte ho sognato che, novello Merlino ("Excalibur") e come lui abbigliato, calotta compresa, mi sono recato al solito posto e, alzando le mani, ho frantumato i vetri sulla strada; indi, fluttuando e accompagnato da fulmini vari, come in "Grosso guaio a Chinatown", ho percorso i corridoi, devastandoli, limitandomi alle sole parti comuni perché non mi piace coinvolgere degli innocenti nei miei deliri distruttivi, sino ad arrivare al loculo.
Demolizione di tutti i vetri, plafoniere, neons ed esplosioni, usando sempre tanti fulmini che mi piacciano assai, di pcs; di fronte all'oggetto delle mi ire si è svolta una scena simile al finale di "Indiana Jones e l'ultima crociata", ma coi fulmini al posto del Sacro Graal... ho persin sentito odore di strinato.
Una scena del genere, normalmente, se vista al cinema mi regalerebbe incubi per un bel po' di tempo, ma in sogno non mi ha per nulla disturbato.
Un sogno similare lo feci un botto di anni fa; davo sempre fuoco alla gente coi fulmini, ma avevo qualcuno che li lanciava con la telecinesi.
E' chiaro che sono un po' megalomane; forse anche più di un po'... mah...
Il sogno, comunque, mi è piaciuto tanto che stamane ho fatto il bis; questa volta io non ero sul pasto e faceva tutto un bellissimo fulmine globulare.
Dio, nella sua infinita saggezza, mi ha privato del dono di usare i fulmini; sono anche una persona molto simpatica, non nel senso che sono l'anima della festa, ma che simpatizzo facilmente con le persone che mi stanno intorno, sia che io li sopporti o li detesti, in più ho anche una coscienza più che ingombrante, e questo mi porta a provare persino le loro sofferenze... avrei avuto una mostruosa collezione di sensi di colpa; probabilmente ne sarebbe bastato uno solo per indurmi a farmi fuori.
venerdì 31 gennaio 2014
Affezionata
Ebbene si; ho la febbre... è lei che si è affezionata a me.
Ieri sera, scendendo dalla corriera, ho subito capito che qualcosa non andava per il verso giusto.
Per prima cosa mi facevano male le giunture; d'accordo che ho una certa età, che in autunno quando aumenta l'umido mi si blocca una spalla, ma non sono così conciato male da sviluppare dolori articolari nell'arco di pochi minuti.
In secondo luogo la mia pelle era divenuta ipersensibile, per cui i tessuti hanno iniziato ad infastidirmi, ma avendo freddo, ed essendo in pubblico, mi sono avviato, molto lentamente, verso casa.
Ieri sera, senza prendere nulla, ho avuto 38 di febbre; oggi, prendendo antipiretici, siamo a 39... se vado avanti così inizierò a delirare.
Tra l'altro mi sono accorto di parlare nel sonno; ho fatto tutto da me... mi rendo conto quando parla e al mattino mi ricordo anche cosa dico; in genere non si tratta di frasi memorabili, ma con la febbre alta potrei dire cose meravigliose.
Spesso sogno anche di accarezzare uno, o più gatti, e di sentirli fare le fusa; probabilmente sono io che russo e il mio cervello, bontà sua, decide di interpretarlo come un suono ben più nobile.
Oggi sono rimasto a casa da lavorare, anche se ho scritto due relazioni per cavarmele di torno, e ho avuto una giornata pienissima; letto, suffumigi, spremuta, letto, pranzo, letto, cena e suffumigi... al momento, di sera, sono vitalissimo.
Quest'inverno è già la seconda volta che cado preda di stati febbrili moderati, anche se la mia temperatura base è bassa, e la cosa è fonte di stupore perché, di norma, o almeno era così gli altri anni, io scoppio di salute; non di ottimismo, ma di salute... del resto bisognerà pur compensare da qualche parte.
Questa volta, dato che appena finito i suffumigi sto meglio, devo dedurre che la colpa è da ascrivere ai miei inutili bronchi.
Sono sempre stati il mio punto debole, ho i bronchi gracili, per cui ho fatto, in passato, cure termali, che le ho in paese, e ricordo che da bambino i miei mi portavano al mare a respirare un po' di jodio (con la "j" come si usava all'inizio del secolo scorso); ho delle foto, invero imbarazzanti, di me col costume... ovviamente pallidissimo come un cencio lavato in candeggina.
Dato che detesto andare al mare dovrò fare un ciclo di cure termali.
Non posso lamentarmi; per anni ho vissuto di rendita basandomi su un paio di vacanze al mare nei primi anni '80 del novecento e un ciclo di cure termali, a casa, fatto sei anni fa.
Evidentemente è giunto il momento di dare una mano ai miei poveri bronchi.
Di sicuro il periodo lavorativo e lo stress a esso collegato è una aggravante, senza contare, poi, che vi sono anche altri fattori da considerare...
Ieri sera, scendendo dalla corriera, ho subito capito che qualcosa non andava per il verso giusto.
Per prima cosa mi facevano male le giunture; d'accordo che ho una certa età, che in autunno quando aumenta l'umido mi si blocca una spalla, ma non sono così conciato male da sviluppare dolori articolari nell'arco di pochi minuti.
In secondo luogo la mia pelle era divenuta ipersensibile, per cui i tessuti hanno iniziato ad infastidirmi, ma avendo freddo, ed essendo in pubblico, mi sono avviato, molto lentamente, verso casa.
Ieri sera, senza prendere nulla, ho avuto 38 di febbre; oggi, prendendo antipiretici, siamo a 39... se vado avanti così inizierò a delirare.
Tra l'altro mi sono accorto di parlare nel sonno; ho fatto tutto da me... mi rendo conto quando parla e al mattino mi ricordo anche cosa dico; in genere non si tratta di frasi memorabili, ma con la febbre alta potrei dire cose meravigliose.
Spesso sogno anche di accarezzare uno, o più gatti, e di sentirli fare le fusa; probabilmente sono io che russo e il mio cervello, bontà sua, decide di interpretarlo come un suono ben più nobile.
Oggi sono rimasto a casa da lavorare, anche se ho scritto due relazioni per cavarmele di torno, e ho avuto una giornata pienissima; letto, suffumigi, spremuta, letto, pranzo, letto, cena e suffumigi... al momento, di sera, sono vitalissimo.
Quest'inverno è già la seconda volta che cado preda di stati febbrili moderati, anche se la mia temperatura base è bassa, e la cosa è fonte di stupore perché, di norma, o almeno era così gli altri anni, io scoppio di salute; non di ottimismo, ma di salute... del resto bisognerà pur compensare da qualche parte.
Questa volta, dato che appena finito i suffumigi sto meglio, devo dedurre che la colpa è da ascrivere ai miei inutili bronchi.
Sono sempre stati il mio punto debole, ho i bronchi gracili, per cui ho fatto, in passato, cure termali, che le ho in paese, e ricordo che da bambino i miei mi portavano al mare a respirare un po' di jodio (con la "j" come si usava all'inizio del secolo scorso); ho delle foto, invero imbarazzanti, di me col costume... ovviamente pallidissimo come un cencio lavato in candeggina.
Dato che detesto andare al mare dovrò fare un ciclo di cure termali.
Non posso lamentarmi; per anni ho vissuto di rendita basandomi su un paio di vacanze al mare nei primi anni '80 del novecento e un ciclo di cure termali, a casa, fatto sei anni fa.
Evidentemente è giunto il momento di dare una mano ai miei poveri bronchi.
Di sicuro il periodo lavorativo e lo stress a esso collegato è una aggravante, senza contare, poi, che vi sono anche altri fattori da considerare...
lunedì 27 gennaio 2014
'nzomma
Essenzialmente la parola del titolo riassume egregiamente la mia idea del periodo storico nel quale viviamo.
Non intendo dilungarmi oltre il tollerabile, ma in questa casa non esiste serata nella quale non si guardi un qualche tipo di tribuna politica; e se non è una tribuna è una trasmissione farcita di senatori, deputati e via discorrendo.
L'ultima è che la situazione attuale, a detta di uno in televisione, può essere risolta solo con l'Europa Unita; ora... dato che l'Europa è già unita, ne consegue che per "Europa Unita" si intende "farci governare da altri".
Da chi vogliamo farci governare e, soprattutto, i prescelti vorranno governarci?
Onestamente a me sentire Tizio che parla sopra Caio, che urla contro Sempronio mentre il "moderatore" tronca tutti per dire i fatti suoi, mi fa accapponare la pelle.
E' ovvio che questi, scaldando poltrone importanti, influiscono sulla mia vita e quindi dovrebbe interessarmi quanto hanno da dire; in realtà credo che l'unico modo per cambiare le cose, e farle funzionare per un po', sia qualcosa di similare a quanto avvenuto nel 1789, cosa che è improbabile accada in Italia perché noi non siamo la Francia; il mio problema è che essendo convinto non violento devo accontentarmi di azioni di protesta in linea con le mie convinzioni.
Purtroppo molti di noi, per altro, condannano negli altri ciò che, se possibile, fanno ritenendolo assolutamente legittimo.
Ma dove vogliamo andare?
Sicuramente troveremo una di quelle soluzioni rattoppo, temporanea con l'italica tendenza al sempiterno, che terrà per un po'; a noi piace mettere delle pezze e a furia di rattoppi son solo le pezze che in Italia possono funzionare, almeno sino a quando non saremo cambiati.
Non intendo dilungarmi oltre il tollerabile, ma in questa casa non esiste serata nella quale non si guardi un qualche tipo di tribuna politica; e se non è una tribuna è una trasmissione farcita di senatori, deputati e via discorrendo.
L'ultima è che la situazione attuale, a detta di uno in televisione, può essere risolta solo con l'Europa Unita; ora... dato che l'Europa è già unita, ne consegue che per "Europa Unita" si intende "farci governare da altri".
Da chi vogliamo farci governare e, soprattutto, i prescelti vorranno governarci?
Onestamente a me sentire Tizio che parla sopra Caio, che urla contro Sempronio mentre il "moderatore" tronca tutti per dire i fatti suoi, mi fa accapponare la pelle.
E' ovvio che questi, scaldando poltrone importanti, influiscono sulla mia vita e quindi dovrebbe interessarmi quanto hanno da dire; in realtà credo che l'unico modo per cambiare le cose, e farle funzionare per un po', sia qualcosa di similare a quanto avvenuto nel 1789, cosa che è improbabile accada in Italia perché noi non siamo la Francia; il mio problema è che essendo convinto non violento devo accontentarmi di azioni di protesta in linea con le mie convinzioni.
Purtroppo molti di noi, per altro, condannano negli altri ciò che, se possibile, fanno ritenendolo assolutamente legittimo.
Ma dove vogliamo andare?
Sicuramente troveremo una di quelle soluzioni rattoppo, temporanea con l'italica tendenza al sempiterno, che terrà per un po'; a noi piace mettere delle pezze e a furia di rattoppi son solo le pezze che in Italia possono funzionare, almeno sino a quando non saremo cambiati.
venerdì 24 gennaio 2014
Architetture
E' opinione comune che le nostre città siano brutte; con questa espressione non ci riferiamo mai ai centri storici, ma alle periferie che si sono espanse inglobando in loro, con brutti palazzoni, piccoli centri che si sono trovati improvvisamente da piccoli abitati di provincia con una dignità propria, a divenire parte di una brutta periferia.
La produzione di brutta architettura non può, neppure, ritenersi confinata in un periodo storico ben preciso; gli anni ottanta non hanno prodotto opere migliori degli anni sessanta e i decenni successivi agli anni ottanta sono, egualmente, imbarazzanti.
Negli ultimi anni si tende a prestare un po' più di attenzione nelle grandi opere, ma solo se queste vengono realizzate in Città Importanti e famose nel mondo; nei piccoli centri di provincia le brutture non guardano in faccia al portafogli.
Perché, ad esempio, le chiese contemporanee sono brutte e prive di anima?
Innanzi tutto anche se piazzate, solinghe, in mezzo a un campo, non vengono più progettate orientandole liturgicamente, ovvero con l'altare che volge le "spalle" ad Est, e vengono piazzate nel lotto senza un criterio preciso; in genere "perché mi piace" è motivazione sufficiente.
In aggiunta vengono concepite funzionalmente come aule assembleari e quindi non viene mai previsto lo spazio per l'apparato decorativo appropriato; la decorazione, necessaria alla funzione liturgica, altari, statue etcc... se ne stanno piazzati in mezzo all'aula con aria un po' imbarazzata, perché il progettista non ha previsto gli spazi, necessari, per loro.
Il funzionalismo, che pure ha avuto un suo perché, ha abolito la decorazione e nel fare ciò ha privato l'architettura dell'anima e impoverito, culturalmente, a un tempo, sia la committenza che il progettista.
L'architetto non è più indispensabile che sia un artista, basta che sia un procacciatore di affari e il committente non ha bisogno di chissà quale cultura, poiché l'edificio è un mezzo, legittimo come un altro, per fare soldi e dato che lo scopo principe dell'architettura è fare soldi, ecco che gli aspetti che rendono bello un organismo edilizio sono sradicati; l'effetto collaterale è una brutta città.
Noi viviamo in brutte scatole che tentiamo, a volte riuscendovi, di abbellire per renderle meno tristi e questo perché chi costruisce e chi progetta è una persona povera; tentiamo di attaccare un'anima a un oggetto che non è concepito per averne una.
Se la committenza si è impoverita è anche vero che anche gli architetti si sono impoveriti.
A noi piace il bello; prendiamo belle macchine, oggetti di design belli anche se, sovente, inutilizzabili, begli abiti, ma riteniamo accettabile vivere in scatole disadorne perché qualcuno, in un dato momento storico, ha deciso che "moderno" è uguale a "spoglio" e col tempo "spoglio" è diventato sinonimo di "economico" che si è abbracciato a "speculazione".
Non voglio generalizzare, conosco bravissimi architetti, donne, ma ne conosco anche molti il cui scopo non è fare architettura, ma fare soldi e che vengono comunque considerati professionisti rispettabili.
Pensare l'edificio anche con una componente decorativa non è, necessariamente, una scelta costosa, ma per fare qualcosa di bello, bisogna che l'architetto inizi a divenire individuo colto, aggiornato sullo stato dell'arte (basta con 'sti mattoncini a vista, tutti uguali e con 'sti stilemi da ventennio... scegliete voi quale) e che torni ad essere artista.
Un oggetto concepito in base alla sua sola funzione è un oggetto brutto e un edificio non fa eccezione.
La produzione di brutta architettura non può, neppure, ritenersi confinata in un periodo storico ben preciso; gli anni ottanta non hanno prodotto opere migliori degli anni sessanta e i decenni successivi agli anni ottanta sono, egualmente, imbarazzanti.
Negli ultimi anni si tende a prestare un po' più di attenzione nelle grandi opere, ma solo se queste vengono realizzate in Città Importanti e famose nel mondo; nei piccoli centri di provincia le brutture non guardano in faccia al portafogli.
Perché, ad esempio, le chiese contemporanee sono brutte e prive di anima?
Innanzi tutto anche se piazzate, solinghe, in mezzo a un campo, non vengono più progettate orientandole liturgicamente, ovvero con l'altare che volge le "spalle" ad Est, e vengono piazzate nel lotto senza un criterio preciso; in genere "perché mi piace" è motivazione sufficiente.
In aggiunta vengono concepite funzionalmente come aule assembleari e quindi non viene mai previsto lo spazio per l'apparato decorativo appropriato; la decorazione, necessaria alla funzione liturgica, altari, statue etcc... se ne stanno piazzati in mezzo all'aula con aria un po' imbarazzata, perché il progettista non ha previsto gli spazi, necessari, per loro.
Il funzionalismo, che pure ha avuto un suo perché, ha abolito la decorazione e nel fare ciò ha privato l'architettura dell'anima e impoverito, culturalmente, a un tempo, sia la committenza che il progettista.
L'architetto non è più indispensabile che sia un artista, basta che sia un procacciatore di affari e il committente non ha bisogno di chissà quale cultura, poiché l'edificio è un mezzo, legittimo come un altro, per fare soldi e dato che lo scopo principe dell'architettura è fare soldi, ecco che gli aspetti che rendono bello un organismo edilizio sono sradicati; l'effetto collaterale è una brutta città.
Noi viviamo in brutte scatole che tentiamo, a volte riuscendovi, di abbellire per renderle meno tristi e questo perché chi costruisce e chi progetta è una persona povera; tentiamo di attaccare un'anima a un oggetto che non è concepito per averne una.
Se la committenza si è impoverita è anche vero che anche gli architetti si sono impoveriti.
A noi piace il bello; prendiamo belle macchine, oggetti di design belli anche se, sovente, inutilizzabili, begli abiti, ma riteniamo accettabile vivere in scatole disadorne perché qualcuno, in un dato momento storico, ha deciso che "moderno" è uguale a "spoglio" e col tempo "spoglio" è diventato sinonimo di "economico" che si è abbracciato a "speculazione".
Non voglio generalizzare, conosco bravissimi architetti, donne, ma ne conosco anche molti il cui scopo non è fare architettura, ma fare soldi e che vengono comunque considerati professionisti rispettabili.
Pensare l'edificio anche con una componente decorativa non è, necessariamente, una scelta costosa, ma per fare qualcosa di bello, bisogna che l'architetto inizi a divenire individuo colto, aggiornato sullo stato dell'arte (basta con 'sti mattoncini a vista, tutti uguali e con 'sti stilemi da ventennio... scegliete voi quale) e che torni ad essere artista.
Un oggetto concepito in base alla sua sola funzione è un oggetto brutto e un edificio non fa eccezione.
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