Tutti gli anni ci provo; per Natale, lo sanno bene i miei manzoniani lettori, chiedo un anno di noia.
Anche quest'anno non è stato per niente noioso; posso sperare nel prossimo...
Continuerò a chiedere, pervicacemente, un anno noioso perché, in fondo, dati i miei trascorsi, me lo merito.
La noia è ampiamente sottovalutata.
Penso, quasi come se fosse l'età dell'oro, a un periodo privo di alcun evento significativo, nel quale alzarsi la mattina, fare la solita colazione, andare al lavoro a sbrigare le solite rogne, tornare a casa, cena frugale e poi leggere...così; senza alcun evento traumatico, crisi familiari in corso etcc...
Non è stato un anno continuamente pieno di eventi memorabili, fortunatamente è stato abbastanza noioso, ma con alcuni eventi più significativi del voluto.
La mia speranza è che questo evento particolare, del quale non posso al momento parlare in liberà, sia abbastanza significativo da risultare un cambiamento reale e non la solita maretta, anche se più agitata del solito, che si risolve nel solito clima consueto.
Va bene la noia, ma solo quando è salutare.
sabato 28 ottobre 2017
domenica 22 ottobre 2017
Cambiamenti
Uno ci spera sempre e quindi, anche questa volta, proverò a modificare alcune cose prima di iniziare una relazione stabile e duratura con Esaurimento.
Per prima cosa devo ridimensionare l'impegno lavorativo, l'ideali sarebbe lavorare meno, ma visto che la pagnotta s'ha da portare a casa, modificherò il modus operandi di lavorare; mi prenderò più tempo per fare le cose, basta farle di corsa, basta con le mille interruzioni per la qualunque, anche a costo di essere più sgarbato, e basta lavorare sempre.
Alla domenica, per esempio, ho deciso di non lavorare più; non lavorerò più, similmente, tutte le sere della settimana, ma solo un paio di sere potranno essere dedicate a questa occupazione.
Voglio riprendermi i miei spazi e i miei tempi; questo vuol dire tornare a guardare dei film, o delle serie tv ogni tanto, leggere alla sera e non solo prima di andare a letto, occuparmi delle mie piante... cercare, insomma, di evitare che il lavoro prenda il sopravvento.
Vorrei riuscire a guardare un video d.i.y. senza pensare a: aumento di su, dovranno pagare gli oneri; avranno chiesto il permesso ai vicini?... e via discorrendo.
Altra cosa da fare è cambiare la mia percezione sia del lavoro in sé, sia di taluni, invadenti, colleghi... devo anche imparare a dire di no.
Nel frattempo inizierò con le cose più semplici, ovvero tutto quello scritto sino a "imparare a dire di no", quest'ultima cosa sono anni che ci provo in modo inutile e quindi sto sbagliando da qualche parte, ma ci arriverò.
Per prima cosa devo ridimensionare l'impegno lavorativo, l'ideali sarebbe lavorare meno, ma visto che la pagnotta s'ha da portare a casa, modificherò il modus operandi di lavorare; mi prenderò più tempo per fare le cose, basta farle di corsa, basta con le mille interruzioni per la qualunque, anche a costo di essere più sgarbato, e basta lavorare sempre.
Alla domenica, per esempio, ho deciso di non lavorare più; non lavorerò più, similmente, tutte le sere della settimana, ma solo un paio di sere potranno essere dedicate a questa occupazione.
Voglio riprendermi i miei spazi e i miei tempi; questo vuol dire tornare a guardare dei film, o delle serie tv ogni tanto, leggere alla sera e non solo prima di andare a letto, occuparmi delle mie piante... cercare, insomma, di evitare che il lavoro prenda il sopravvento.
Vorrei riuscire a guardare un video d.i.y. senza pensare a: aumento di su, dovranno pagare gli oneri; avranno chiesto il permesso ai vicini?... e via discorrendo.
Altra cosa da fare è cambiare la mia percezione sia del lavoro in sé, sia di taluni, invadenti, colleghi... devo anche imparare a dire di no.
Nel frattempo inizierò con le cose più semplici, ovvero tutto quello scritto sino a "imparare a dire di no", quest'ultima cosa sono anni che ci provo in modo inutile e quindi sto sbagliando da qualche parte, ma ci arriverò.
lunedì 2 ottobre 2017
Silenzio
Non è che abbia proprio bisogno della musica per lavorare, posso benissimo restare in silenzio e produrrei lo stesso, purtroppo, ragion per cui ODIO gli open space, mi ritrovo a lavorare con una persona che ha ingoiato una radio da piccolo e non c'è un metodo pacifico e non-violento per farlo stare zitto.
L'unico sistema è mettere gli auricolari e ascoltare un genere musicale possente e fragoroso; la cosa mi farebbe anche piacere, ma purtroppo devo anche rispondere al telefono... non posso tenere il volume delle casse elevato a sufficienza per coprire la sua voce e quindi passo otto ore con questo che fa salotto e urla come se fossimo tutti sordi.
Se non parla, evento raro, si mette a fischiettare ma, non essendo capace, accenna un motivetto con le solite tre note; una piaga.
Lavoro vicino ad un asilo e quando c'è l'intervallo e liberano le belve, la via si popola di urla possenti che coprono tutti i rumori... ad eccezione della sua voce.
Sono vecchio, scassamaroni, per nulla amabile, ma questa cosa contribuisce a rendere più sottile la mia pazienza...
Dovrò cogliere l'occasione per mettere in pratica gli insegnamenti stoici e modificare la mia percezione dell'evento, guadagnando anche dei punti karma che mi servono.
Che Epitteto sia con me
L'unico sistema è mettere gli auricolari e ascoltare un genere musicale possente e fragoroso; la cosa mi farebbe anche piacere, ma purtroppo devo anche rispondere al telefono... non posso tenere il volume delle casse elevato a sufficienza per coprire la sua voce e quindi passo otto ore con questo che fa salotto e urla come se fossimo tutti sordi.
Se non parla, evento raro, si mette a fischiettare ma, non essendo capace, accenna un motivetto con le solite tre note; una piaga.
Lavoro vicino ad un asilo e quando c'è l'intervallo e liberano le belve, la via si popola di urla possenti che coprono tutti i rumori... ad eccezione della sua voce.
Sono vecchio, scassamaroni, per nulla amabile, ma questa cosa contribuisce a rendere più sottile la mia pazienza...
Dovrò cogliere l'occasione per mettere in pratica gli insegnamenti stoici e modificare la mia percezione dell'evento, guadagnando anche dei punti karma che mi servono.
Che Epitteto sia con me
sabato 30 settembre 2017
La casa che rende folli
Chi l'ha inventata è stato un vero genio.
Nulla come questa casa, apparsa in Asterix, riesce a dare l'idea dell'assurdo quotidiano.
Sarebbe bello poter limitane l'impatto confinandola al solo ambiente burocratico, ma il dramma è che, in realtà, ha una diffusione molto ampia; tra volere cose che non è possibile avere, chiedere e richiedere sempre le stesse cose, ce n'è abbastanza per riempire ogni singola giornata.
A me capita con una frequenza davvero imbarazzante di dover ripetere, con la certezza di non essere ascoltato, sempre le medesime spiegazioni; e se mi ritirassi da qualche parte? su di un altro pianeta?
Il brutto è che diventa poi difficile riuscire a scindere quanto è imputabile a noi e quanto è responsabilità altrui e quindi, dato che è la cosa più facile, si tende a scaricare sugli altri tutte le colpe.
Non ch'io sia santo e immacolato, ma sono abituato a fare dell'autocritica, strumento indispensabile se si vogliono fare errori sempre nuovi, per cui a fine giornata so cosa è colpa mia e cosa non lo è.
Ho preso questa bellissima abitudine, raccomandazione stoica, di fare un bilancio giornaliero per vedere dove posso migliorare: intendiamoci, lavorare con me non è facile, sono una piaga, sarcastico, sono più le volte nella quali sono nervoso che quelle nelle quali sono calmo, mi innervosisco facile e con altrettanta facilità distribuisco rispostacce... ma so che questo comportamento è utile per poter limitare i danni.
Favorisce un certo distacco, che non fa male, tra le persone, inibisce l'insorgere di domande più sciocche di quanto vorrebbe la decenza e, nel complesso, mi permette di riuscire a concludere, ogni tanto, qualcosa; per cui lo trovo un aspetto assolutamente positivo.
Del resto se al lavoro mi innervosiscono, non posso prendermela coi familiari, non sarebbe giusto, meglio quindi, per amor di Dike, prendermela con chi causa questo nervosismo.
Quella del bilancio giornaliero è un'ottima abitudine; il guaio è che continuo a tendere all'eremo...un giorno mi eclisserò, non so quando accadrà, ma avverrà.
Nulla come questa casa, apparsa in Asterix, riesce a dare l'idea dell'assurdo quotidiano.
Sarebbe bello poter limitane l'impatto confinandola al solo ambiente burocratico, ma il dramma è che, in realtà, ha una diffusione molto ampia; tra volere cose che non è possibile avere, chiedere e richiedere sempre le stesse cose, ce n'è abbastanza per riempire ogni singola giornata.
A me capita con una frequenza davvero imbarazzante di dover ripetere, con la certezza di non essere ascoltato, sempre le medesime spiegazioni; e se mi ritirassi da qualche parte? su di un altro pianeta?
Il brutto è che diventa poi difficile riuscire a scindere quanto è imputabile a noi e quanto è responsabilità altrui e quindi, dato che è la cosa più facile, si tende a scaricare sugli altri tutte le colpe.
Non ch'io sia santo e immacolato, ma sono abituato a fare dell'autocritica, strumento indispensabile se si vogliono fare errori sempre nuovi, per cui a fine giornata so cosa è colpa mia e cosa non lo è.
Ho preso questa bellissima abitudine, raccomandazione stoica, di fare un bilancio giornaliero per vedere dove posso migliorare: intendiamoci, lavorare con me non è facile, sono una piaga, sarcastico, sono più le volte nella quali sono nervoso che quelle nelle quali sono calmo, mi innervosisco facile e con altrettanta facilità distribuisco rispostacce... ma so che questo comportamento è utile per poter limitare i danni.
Favorisce un certo distacco, che non fa male, tra le persone, inibisce l'insorgere di domande più sciocche di quanto vorrebbe la decenza e, nel complesso, mi permette di riuscire a concludere, ogni tanto, qualcosa; per cui lo trovo un aspetto assolutamente positivo.
Del resto se al lavoro mi innervosiscono, non posso prendermela coi familiari, non sarebbe giusto, meglio quindi, per amor di Dike, prendermela con chi causa questo nervosismo.
Quella del bilancio giornaliero è un'ottima abitudine; il guaio è che continuo a tendere all'eremo...un giorno mi eclisserò, non so quando accadrà, ma avverrà.
giovedì 14 settembre 2017
Pazienza
La mia esistenza è caratterizzata da vari tentativi, non sempre riusciti, di mettere una pezza a problemi altrui che, per magia, diventano problemi miei.
Questo almeno da un po' di tempo, perché una volta c'erano anche problemi miei sin dall'origine, poi i tempi cambiano, si cresce, ci si crea meno problemi e si portano quelli altrui.
Sarò banale, ma vorrei un 2018 carico di noia; senza alti e bassi, picchi e burroni, vorrei che fosse più piatto della pianura padana, di una piattezza da fare invidia a Flatland...
Vero è che ho fatto due volte il giro quando distribuivano la pazienza, per cui ho anche quella di qualcun altro, ma non sono sicuro che sia sufficiente per portare a conclusione la campagna con questa scheda del personaggio.
Quanti puntini avrò mai usato per la pazienza? Avrà pur un fondo da qualche parte...
Vorrei arrivare a fine quest con una minima tranquillità sindacale.
Questo almeno da un po' di tempo, perché una volta c'erano anche problemi miei sin dall'origine, poi i tempi cambiano, si cresce, ci si crea meno problemi e si portano quelli altrui.
Sarò banale, ma vorrei un 2018 carico di noia; senza alti e bassi, picchi e burroni, vorrei che fosse più piatto della pianura padana, di una piattezza da fare invidia a Flatland...
Vero è che ho fatto due volte il giro quando distribuivano la pazienza, per cui ho anche quella di qualcun altro, ma non sono sicuro che sia sufficiente per portare a conclusione la campagna con questa scheda del personaggio.
Quanti puntini avrò mai usato per la pazienza? Avrà pur un fondo da qualche parte...
Vorrei arrivare a fine quest con una minima tranquillità sindacale.
giovedì 7 settembre 2017
Ira
Qualora l'Inferno sia simile a quello dantesco, un tempo avrei potuto finire anche tra gli iracondi.
Adesso mi calmo rapidamente per cui adotto, come contromisura, azioni che possono dipendere e coinvolgere unicamente aspetti dei quali posso disporre liberamente in quanto miei.
Detesto essere preso in giro, per cui se dico "no" e non mi viene detto nient'altro, mi aspetto di essere ubbidito e se l'interessato fa comunque come vuole, allora, la cosa mi indispettisce.
La mia Coscienza mi vieta di divenire manesco o altro, ma ciò non mi impedisce di adottare soluzioni diverse; ad esempio la mia conoscenza è solo mia e ne dispongo come meglio credo.... nel momento in cui servirà bisognerà farne a meno.
Adesso mi calmo rapidamente per cui adotto, come contromisura, azioni che possono dipendere e coinvolgere unicamente aspetti dei quali posso disporre liberamente in quanto miei.
Detesto essere preso in giro, per cui se dico "no" e non mi viene detto nient'altro, mi aspetto di essere ubbidito e se l'interessato fa comunque come vuole, allora, la cosa mi indispettisce.
La mia Coscienza mi vieta di divenire manesco o altro, ma ciò non mi impedisce di adottare soluzioni diverse; ad esempio la mia conoscenza è solo mia e ne dispongo come meglio credo.... nel momento in cui servirà bisognerà farne a meno.
domenica 27 agosto 2017
Incubi
Le volte che mi capita di avere degli incubi sono talmente rare che manco arrivano a cinque eppure, ieri notte, ne ho avuto uno.
Non mi metto a scrivere dei miei incubi tanto per raccontare, quanto per far capire come funzionano i miei sistemi di sicurezza al riguardo.
Il primo incubo ha riguardato l'esame di terza superiore.
Per chi non ha fatto la mia scuola ai tempi di Imhotep, deve sapere che era costituita da un triennio e da un successivo biennio; dopo il triennio c'era un esame che comprendeva tutte le materie, in particolar modo quelle professionali, che faceva sembrare la maturità, alla fine del biennio, una passeggiata di salute.
L'incubo è ambientato durante l'esame di professionale, per cui faccio il mio bravo progetto, realizzo il plastico e, una volta scaduto il tempo, mi accorgo di non ricordarmi dove ho messo tutto il materiale per cui disperazione! Mentre mi dispero, maledico la mia memoria, piango perché non ho nulla da far vedere alla commissione, mentre sono oltre il consolabile ecco che qualcuno mi porge il mio progetto.
A questo punto il sogno cambia; mi trovo in un palazzo sconosciuto, dove tutti mi conoscono, anche se con un improbabile nome, Wefrem; so di abitare lì da qualche parte, ma non ricordo né il piano, né l'appartamento, in più il palazzo è carogna; si compone di un loggiato di separazione con un altro vano scala condominiale, collegato con delle porte chiuse a chiave, ovviamente nel sogno queste cose non le so... vedo solo il mio nome sul campanello, so che abito lì, ho delle chiavi ma nessuna utile.
Prima di approdare al panico, ma già decisamente agitato, mi appare la piantina dell'edificio con la quale riesco a capire che il mio appartamento è dall'altra parte del loggiato.
Da quando ho memoria è sempre stato così; prima che il sogno diventasse davvero inquietante qualcosa, tra i miei neuroni, è sempre intervenuto per modificare gli eventi o darmi i mezzi per cambiare l'iter del sogno.
La mia Sicurezza è efficientissima.
Non mi metto a scrivere dei miei incubi tanto per raccontare, quanto per far capire come funzionano i miei sistemi di sicurezza al riguardo.
Il primo incubo ha riguardato l'esame di terza superiore.
Per chi non ha fatto la mia scuola ai tempi di Imhotep, deve sapere che era costituita da un triennio e da un successivo biennio; dopo il triennio c'era un esame che comprendeva tutte le materie, in particolar modo quelle professionali, che faceva sembrare la maturità, alla fine del biennio, una passeggiata di salute.
L'incubo è ambientato durante l'esame di professionale, per cui faccio il mio bravo progetto, realizzo il plastico e, una volta scaduto il tempo, mi accorgo di non ricordarmi dove ho messo tutto il materiale per cui disperazione! Mentre mi dispero, maledico la mia memoria, piango perché non ho nulla da far vedere alla commissione, mentre sono oltre il consolabile ecco che qualcuno mi porge il mio progetto.
A questo punto il sogno cambia; mi trovo in un palazzo sconosciuto, dove tutti mi conoscono, anche se con un improbabile nome, Wefrem; so di abitare lì da qualche parte, ma non ricordo né il piano, né l'appartamento, in più il palazzo è carogna; si compone di un loggiato di separazione con un altro vano scala condominiale, collegato con delle porte chiuse a chiave, ovviamente nel sogno queste cose non le so... vedo solo il mio nome sul campanello, so che abito lì, ho delle chiavi ma nessuna utile.
Prima di approdare al panico, ma già decisamente agitato, mi appare la piantina dell'edificio con la quale riesco a capire che il mio appartamento è dall'altra parte del loggiato.
Da quando ho memoria è sempre stato così; prima che il sogno diventasse davvero inquietante qualcosa, tra i miei neuroni, è sempre intervenuto per modificare gli eventi o darmi i mezzi per cambiare l'iter del sogno.
La mia Sicurezza è efficientissima.
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