martedì 6 agosto 2013

6 Agosto 2013

Stamane sono andato al protocollo, dopo aver passato solo mezz'ora in banca, in coda, in attesa del mio turno; c'è poco da fare, la mia banca può concorrere ai campionati mondiali di lentezza.
Al protocollo me la sono cavata con poco, mi sono fatto spiegare due cose dalle gentilissima signora che vi lavoro e così ho scoperto di aver inviato, nel tempo, all'indirizzo sbagliato alcune delle mie pratiche; quindi in Comune hanno sistemato i miei errori senza dirmi niente.
L'ho sempre detto che passiamo la vita a mettere delle pezze e che ognuno di noi è il cretino di qualcun altro.
Il mio Comune è molto particolare, ma non tanto per le persone che vi lavorano, con le quali, almeno quelle con le quali ho avuto a che fare, ho sempre avuto ottimi rapporti, ma perché sono convinto che vi sia un ambiente lavorativo terrificante e questo si riversa sulla logica con la quale vengono affrontanti i casi generali e particolari.
Chi vi ha avuto a che fare so di cosa parlo e gli altri dovranno tirare a indovinare.
Fuori c'è caldo, le cicale sono intente a cantare già dalle prime ore della mattina e, notando la saracinesca alzata sono andato anche in libreria ove, manco a farlo apposta, ho comprato due libri.
Le ferie mi fanno malissimo; compro troppi libri.
Ho incrociato anche una signora che necessitava di indicazioni stradali e poi mi sono accorto di un rumore preciso; ho alzato gli occhi al cielo e ho visto un quadrimotore, non saprei di che tipo, sorvolare il paese e mi è venuta l'ansia.
Il volo dell'aereo sul mio paese, in una tranquillissima e calda giornata di agosto, mi ha fatto collegare l'evento con quanto è accaduto 68 anni fa; un collegamento del tutto irrazionale, ma mi sono dovuto ripetere che non abbiamo in corso alcuna guerra e che quindi non rischiavamo di essere bombardati.
Ho ancora in mente la visita al museo di Hiroshima di qualche anno fa e la vista di quella porzione di marciapiede con un'ombra nella pietra; lì c'era una persona in attesa che un ufficio, credo un banca, aprisse... di questa persona è rimasta solo l'impronta sulla pietra.
Questo mi ha anche fatto ricordare un episodio di un'altra calda estate di alcuni anni fa; stavo rincasando, con gli occhiali scuri e il volto basso, puntando a tutte le pozze di ombre, per schivare il sole, quando mi sento chiamare in francese.
Mi volto e vedo una signora che mi fa cenno di avvicinarmi e in francese mi dice che dobbiamo nasconderci, perché gli aerei ci stano sorvolando e ci bombarderanno; la signora era abbastanza anziana per essersela fatta tutta la seconda guerra e in quel momento stava, in effetti, passando un piccolo aereo a motore e così ho passato almeno un quarto d'ora nel tentativo, coronato da successo, di calmarla, spiegandole che la guerra era finita e che nessuno ci avrebbe bombardato.
68 anni sono tanti, ma evidentemente quanto è accaduto non è sufficiente a farci capire determinate cose.
Questo mi fa anche ricordare la visita a una mostra fotografica sui campi di sterminio nazisti.
Ero alle elementari e la mostra era stata organizzata in un'altra scuola del mio paese.
Mi pare di ricordare che fosse inverno, perché venne buio presto; ricordo, vagamente, i primi due pannelli di foto, un'immagine, nella mia mente, confusa di gente scheletrica di fronte a strutture vaghe, e poi, mi è stato raccontato, sono svenuto.
Il resto della visita l'ho passato in portineria con la bidella, un bicchiere di limonata calda in mano, in attesa che mia madre passasse a prendermi; quella notte non dormii e neppure quelle seguenti, mi ci volle un po' per liberarmi dagli incubi.
Il problema è che come gruppo siamo stupidi e tendiamo a ripetere gli stessi errori nel tempo.

lunedì 5 agosto 2013

Ferrara

Ci sono stato moltissime volte, sempre per alcune mostre a Palazzo Diamanti e quindi ho carrettate di foto di questa meravigliosa città.
Chissà perché non le ho mai messe prima.
Domani, con grande coraggio, inizierò a fare qualche altra gita fuori porta e quindi avrò foto di posti nuovi, nel frattempo continuo ad attingere all'archivio.
Ferrara non ha bisogno di presentazioni.




















martedì 30 luglio 2013

Desenzano del Garda

Ebbene si; anche io sono andato in uno dei parchi di attrazione presenti nei pressi del lago di Garda.
Durante una di queste visite ci siamo, perché non ci sono andato per i miei, fermati a Desenzano e ne ho approfittato per fare due foto al posto e visitare il bianchissimo maniero locale.
Del paese ne ho un bel ricordo, così come ricordo bene un buon gelato colà mangiato, ma ne ho visto proprio poco; peccato perché pare meritare.
Il lago di Garda è molto bello e vale molto di più che un qualunque parco di attrazione.
Adesso faccio anche il pedante, ma i parchi di attrazione non mi piacciano particolarmente, continuo ad averne il ricordo di luoghi affollati, caldi; alla fine sono andato per la compagnia sin quando ho potuto permettermelo e poi basta.
Spero di avere di nuovo il tempo di tornare al lago, magari per vedere qualcosa in più.





lunedì 29 luglio 2013

Ironico

Il Cosmo è un vero burlone; davvero.
Molte cose si possono dire di me, ma di certo non mi si può definire impulsivo.
ah... già la premessa vi deve far capire dove sto andando a parare, perché sono pure prevedibile come un orologio; non prometto depressione a volontà, ma manco allegria profusa a piene mani, quindi siete avvisati.
Non vi dirò "fuggite schiocchi", ma non potrete dire che non vi avevo avvisato.
Dicevo.
E' veramente ironica la faccenda e la cosa ancora più bella è ch'io vi trovi dell'ironia, come se non mi competesse, se riguardasse qualcosa d'altro che vedo da una distanza siderale, comodamente svaccato in poltrona.
E' piovuto e mi si sono riattivati i neuroni e dato che la lingua batte dove il dente duole...
Per come sono venuto su, ho passato buona parte del tempo a tenere sotto controllo emozioni, principalmente rabbia, impotenza e frustrazioni varie, onde evitare di farmi del male o di fare male; ricordo momenti nei quali sarei stato in grado di fare di tutto, come un animale messo in un angolo privo di vie di fuga, ma in ogni episodio mi sono controllato, contenuto, perché in anni, lentamente, ho costruito quelle famose mura all'interno delle quali non so più manco io cosa si trova.
E' stato un lavoro decennale, lungo e faticoso, che ha comportato tutta una serie di periodi negativi, che col tempo mi ha permesso di vivere.
Quello che è iniziato come un sistema di sopravvivenza, si è espanso sino a comprendere tutte le mie funzioni; quindi ogni esperienza è sottoposta ad analisi, a studio, per capire come funziono e prevenire, o bloccare, determinate cose.
Adesso non ho più bisogno di parecchi sistemi di sicurezza, l'adolescenza è finita da un pezzo, per fortuna, ma il meccanismo rimane lì per cui, come dicevo tempo fa, una parte di me rimane distaccata e vigila sul mio funzionamento.
Ogni volta le cose vengono vagliate, soppesate, misurate e poi prendo una decisione eppure ho imparato che le decisioni migliori sono le prime, quelle prese sul momento; sono più istruttive, perché se si scazza si può imparare dai propri errori, eppure l'istinto è più utile di un pomeriggio di riflessioni.
La cosa ironica è che io apprezzi così tanto l'istintualità, specie in considerazione del fatto che sono praticamente incapace di prendere un decisione d'impulso.
Ovviamente mi riferisco a questioni esistenziali, scelte di vita; nel mezzo dell'azione, che comunque nella nostra vita, grazie a dio, addomesticata è limitata a campi ben precisi, non sto a istituire un comitato, ma se dovessi scegliere di buttarmi in un nuovo lavoro, o in una relazione, io non mi butto... valuto, soppeso, misuro e soprattutto analizzo come sto vivendo la cosa; specie se poi si tratta di qualcosa di nuovo! che, per inciso, non capita da anni... e non sta accadendo.
Insomma; anche questa riflessione è già stata fatta tempo fa, mi è solo ritornata in mente.
Come faccio a liberarmi di un meccanismo per costruire il quale ho impiegato almeno un decennio, che tutto sommato ha ancora una sua validità e del quale, tutto sommato, manco voglio liberarmi?
Dovrei modificarlo un pezzo alla volta per adattarlo alle nuove esigenze e il lavoro è iniziato, il punto è che non so se avrò abbastanza tempo per completare le modifiche; non divento mica più giovane col tempo.
Questo vuol dire che i meccanismi sono divenuti automatici, quasi riflessi, e che con gli anni perdo di flessibilità, per cui diventa più difficile, e la cosa comporta più tempo, operare dei cambiamenti.
Questo non vuol dire che mi fermerò, anche perché il processo, una volta iniziato, in qualche modo, sfugge alla mia capacità di controllo e procede per i suoi; il meccanismo di adattabilità è indipendente e questo è un bene.
E' davvero curioso che inizi ora, a metà, forse, della mia esistenza a trovare strette alcune cose che hanno funzionato bene per anni; ed è ancora più ironico che apprezzi così tanto qualcosa che ho sedato, costretto e disinnescato, almeno in buona parte, per anni.
La cosa ancora più divertente è che ci rifletta pure sopra.
Invece di aggrapparmi a una tenda, o scuotere i lacci, sto qui e penso; alla fine sono un diesel, come una persona che conoscevo un tempo, e ho tempi lunghi e il tempo stringe, eppure non sono né depresso, né rammaricato o altro, trovo la cosa interessante e divertente.
Ironia del Cosmo.

domenica 28 luglio 2013

uhm...

Avete presente quei momenti nei quali il cervello, per una ragione qualsiasi, erge lo stendardo "troppo sbatti" e ci si ritrova a languire nella più assoluta, e assolata dato il clima, pigrizia?
Ecco; in questi giorni sono così.
Leggo anche il giornale e quindi ho anche modo di trovare inesauribili fonti di indignazione, ma eviterò di parlare di quella cosa che in Italia si chiama politica, ma il cui vero nome è "vaudeville", perché "avanspettacolo" mi pare persin troppo forbito; ma l'estate asfalta le mie capacità cognitive.
Avevo anche un'idea per una creatura; affogata in un mare di sudore, se ne sono perse le tracce.
Sto leggendo un libro che langue e si trascina; mi piace e mi coinvolge persino, ma riesco a leggerne solo poche pagine per volta, perché i neuroni non collaborano e non capisco quello che leggo.
Il caldo mi devasta.
Certo i presocratrici, affrontati nel modo con cui vengono trattati dall'autore del libro, non sono un soggetto facile, ma trovo difficile anche leggere romanzi di grande ignoranza e racconti brevi di disarmante semplicità.
Avete presente quando leggete una pagina e alla fine della frase vi rendente conto di non avere capito una beneamata di quanto appena letto?
Ecco; il più delle volte è così.
Oggi poi è anche peggio del solito.
Dovrei andare in estivazione, oppure invertire i cicli e col caldo lavorare e vivere durante la notte e svenire di giorno, magari in un qualche luogo fresco, come una cantina, in attesa che il sole scompaia all'orizzonte.


venerdì 26 luglio 2013

"Fascinating"

Perché "affascinante" in italiano ha delle sfumature diverse dall'anglico "fascinating" e "interessante" non è abbastanza; forse sarebbe più esatto "intrigante"... fatto sta che questo comportamento, che vado a illustrare, l'ho sempre trovato davvero peculiare; diciamo anche "stupido"... lo descrive meglio.
Situazione tipo, ovviamente ricavata dal mio lavoro:
-Tizio incarica Caio di fare una pratica a caso
-Caio invia la pratica all'Ente
-l'Ente comunica a Tizio che entro una data prossima, ravvicinata, deve fornire altra documentazione pena l'irrecivibilità della richiesta
-Caio assembla il materiale e telefona a Tizio dicendogli che manca ancora un documento che questi deve fornire
-Tizio dice che porterà quanto chiesto immediatamente
-non arriva nulla
-continua a non arrivare nulla
-Caio chiama Tizio:"ma non era urgente la consegna del materiale? se lei non mi porta nulla, io non posso integrare". Tizio giura sulla qualunque che porterà tutto subitissimo
-non arriva nulla
-continuano a rotolare cumuli di erba secca sulla via
-Caio richiama Tizio:"guardi che i termini sono in scadenza; ci facciamo i coriandoli?"
E il teatrino va avanti sino a quasi agli ultimi giorni utili per integrare, dopo che, per uno straccio di documento già pronto, Caio ha dovuto telefonare a Tizio un numero spropositato di volte.
Oh! ma lo sai che a me non frega nulla se la tua documentazione viene o meno consegnata? che nelle grane non ci vado io e che io non devo pagare nulla perché sei TU che devi rispondere all'Ente?
Son tutti così; devi stargli a dietro come se fossero dei bambini
Sviluppatevi

giovedì 25 luglio 2013

Castelvetro Piacentino

Devo esserci passato una volta, o meglio, mi ci sono fermato una volta, mentre ero sulla strada per Cremona.
Non ci sono mai andato per una gita fuori porta come si deve; era di strada, avevo tempo e mi sono fermato un attimo... e infatti ho fatto due foto a quello che, credo, dovrebbe essere il palazzo del Comune.
Realizzato nell'800, non saprei dire in quale fase dell'esperienza romantica e della rivalutazione medioevale, sulle forme e prendendo ispirazione, evidente, dal Gotico di Piacenza, la struttura è decisamente suggestiva e colpisce dalla strada.
Dovrò tornare sul posto per una gita fuori porta come si deve.
Fa parte dei racconti familiari perché i miei nonni, o forse i miei bisnonni, molto più probabilmente, venivano sin qui a Castelvetro, col carretto trainato dai muli, a prendere i mattoni per fare su casa; c'era, in loco, una fabbrica di mattoni.
Sempre da queste parti passava anche la locomotiva a vapore che collegava il paesello di mio padre a Cremona.