venerdì 28 ottobre 2011

Al telefono

Interlocutore: "Salve, sono della Luce e vorrei parlare con un titolare"
Io: "di che cosa è che ha bisogno?"
Int: "la chiamo per delle informazioni riguardo la luce"
Io: "allora può parlare con me"
Int: "io devo parlare con un titolare perché prende decisioni per gli appuntamenti"
Io: "no; può parlare con me o parlare con nessuno. Veda lei"
Int: "non è così che si fa..."
Io: "è proprio così che si fa. Cosa vuole fare? Parla con me?"
Int: "richiamerò"

Bravo; richiama invano... sempre da me devi passare perché io rispondo al telefono e di nuovo gli spiegherò che o parla con me, oppure parla da solo.

mercoledì 26 ottobre 2011

Quel che non so

Le cose che ignoro sono innumerevoli e, in quanto tali, non posso certo farne un elenco. Come molti altri, sono in buona compagnia, non posso fare tutto da solo perché alcune cose richiedono conoscenze che non ho. Un po' di umiltà e' assolutamente necessaria per riconoscere i propri limiti: alcune cose possono essere fatte da soli, per altre ci vuole una mano affinché sia possibile conseguire un certo risultato e altre cose sono oltre le nostre capacita' e abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica come fare.
Un campo del quale ho solo conoscenze marginali e' la fotografia, quindi se volessi fare qualcosa di più che premere un bottone, dovrei sentire qualcuno che possa consigliarmi in merito: sentirò quindi la mia amica Filomena (nome assolutamente inventato).
Filomena mi consigliera' come fare parlandomi di obbiettivi, di fuoco, di esposizione e altre cose che ignoro. Pur avendo una formazione artistica se voglio migliorare le mie capacita' nel ramo fotografico, dovrò seguire pedissequamente i consigli di Filomena in modo da poter apprendere le basi e poi su queste trovare una mia via; in questo modo imparerò qualcosa di nuovo. Del resto quando non si sa fare una cosa non c'e' nulla di meglio che farsi spiegare da chi ne sa di più, che non necessariamente deve avere più anni. Alcuni pero' cercano aiuto con un secondo fine perché commettono un errore di valutazione. Si ritengono già in grado di saper fare, anche se si tratta della prima volta che compiono una data azione, e chiedono aiuto solo perché ambiscono a sentirsi dire quanto sono bravi, o a sentirsi dire che e' proprio come hanno fatto loro che si fa. In questo modo si ottiene un risultato prevedibile : verremo aiutati per un po' ma poi non troveremo più nessuno disposto ad ascoltarci. Chi vorrebbe del resto avere a che fare con qualcuno convinto di aver sempre ragione? Questo ragionamento funziona anche sul piano psicologico; alcune cose possiamo cambiarle da soli, per altre abbiamo bisogno di un appoggio e per alcune, quelle delle quali non riusciamo proprio venirne a capo, ci serve qualcuno che ci indichi la via. Anche in questo campo ci vuole l'umiltà di saper ammettere i propri limiti, di capire che non si può sempre aver ragione; del resto c'e' sempre qualcuno più bravo, sveglio o intelligente di noi... Perché quindi non approfittare delle conoscenze di chi e' già arrivato dove vogliamo essere anche noi?

Cinque libri

Ed eccoci al giorno di pioggia nel quale attingo a questa idea e la copio brutalmente per un post.
Certo potrei narrarvi del sogno di stanotte nel quale un me stesso alto otto metri, o su di lì, camminava per la città sulle note de la marcia imperiale di Star Wars, ma visto che i miei sogni abbondano in questo accumulo di bit, non mi pare il caso di dilungarmi nella narrazione.
Le mie doti di scrittore sono tutto sommato risibili; la mia unica prova decente è un racconto breve, scritto in forma di diario, con protagonista la Cesira e le clienti ritardatarie del suo salone di bellezza. Forse un giorno lo metterò anche qua.
Scrivo solo qui sul blog e di certo queste righe non possono considerarsi pezzi di elevata, ma neppure bassa, letteratura, ma mi piace leggere e quindi qualora la scrittura fosse il mio mezzo di espressione enumero i cinque libri che avrei voluto scrivere:

"Iliade"
"Odissea"
Ho sempre amato la mitologia greca e queste narrazioni sono una perfetta commistione tra eventi reali e mitologia; le ho sempre adorate.

"Il nome della rosa"
perché ho amato il terreno teologico e filosofico nel quale si sviluppa il romanzo

"rinascimento privato"
o un qualunque altro libro di Maria Bellonci, perché adoro il suo registro lessicale e il suo stile

"il fu Mattia Pascal"
perché mi hanno sempre affascinato le premesse del romanzo.

lunedì 24 ottobre 2011

Creature

Credo si sia capito, anche grazie ai vari post, indizi e quant'altro sparso per il blog, che io dipingo; l'immagine del profili, lì a destra, l'ho fatta io e fa parte di un quadro abbastanza grande.
Nulla di particolarmente strabiliante; sono cosciente dei limiti del mio talento, per cui non tendo all'autocelebrazione, ma ritengo di aver creato, nel tempo, pochi quadri belli, molti validi, alcuni guardabili e pochi, per fortuna, imbarazzanti e francamente impresentabili.
Il mio massimo periodo creativo è avvenuto appena finito l'Istituto d'Arte; ero capace di dipingere una creatura ad ogni settimana. Col tempo la produzione si è rallentata e da alcuni anni produco una creatura con cadenza annuale. Ho fatto anche un simpatico periodo di crisi creativa, panico da foglio bianco, mi sono anche chiesto se avessi ultimato le cose da dire, mi sono anche trovato ripetitivo e inaridito.
Finito il boom iniziale ho rantumato nel fondo per svariati anni. Attualmente pare che qualcosa si stia muovendo anche su questo fronte, ma è molto faticoso.
Ricordo che agli inizi mi bastava avere un foglio davanti per disegnare qualcosa, anche di complesso e scoprire un senso nell'opera finita; non dovevo pensare a nulla, mi bastava anche una vaghissima suggestione o una digestione importante.
Adesso devo prima elaborare l'idea, ricercare i riferimenti iconografici, pensare alla composizione e tutto questo processo può impiegare un tempo variabile da qualche mese a qualche anno; alla fine c'è l'esecuzione materiale dell'opera che può impiegare svariati mesi a seconda della durata delle ferie di madonna Ispirazione.
Non che nel frattempo non dipinga o non disegni, ma sono tutte cose minute, piccoli formati, con una striminzita, quando nulla, idea portante; niente di particolarmente soddisfacente il più delle volte.
Inoltre sto subendo una acutizzazione degli aspetti più baracconi, barocchi e sbarluseganti, del mio gusto decorativo.
Probabilmente sto cercando di reinventare, inconsciamente, la mia tecnica per adeguarla alle mie nuove, visto che la mia tecnica è stata elaborata circa vent'anni fa, idee e al mio nuovo modo di sentire e percepire il mondo; il processo in sé non è male, ma sta durando da una eternità e sarebbe carino che finisse in tempi brevi... o quantomeno in tempi utili, il tempo passa e mica divento più giovane.

venerdì 21 ottobre 2011

Fonti di irritazione

Qualche post fa, forse uno, parlavo di percorsi e comportamenti che teniamo con frequenza lungo il corso del tempo; vi sono anche cose che negli anni mantengono inalterata la loro capacità di farci perdere Trapezunte e tutto il resto... poi spiego la ragione di questo post.
Personalmente sono tre, più un'aggiunta in misura minore, le cose che mi fanno decidere tirare dritto per la strada e abbandonare al loro destino le persone.

1) Mai dirmi chi devo o non devo frequentare.
Per quanto riguarda la scelta delle persone da frequentare ritengo valido un unico parere: il mio. Ogni altro parere in essere può essere esposto come opinione, ma non bisogna mai dirmi "quella/o non devi frequentarla/o" o "é meglio che non la/o vedi più". I miei amici e le persone che frequento possono essere ampiamente sottoposte a critiche se è il caso, ma non accetto ordini in argomento.
Nella mia vita è capitato tre volte che qualcuno mi abbia detto una cosa del genere.
Il primo fu mio padre e all'epoca dovevo obbedirgli, ma visto che ritenevo il mio giudizio migliore del suo, ho solo fatte salve le apparenze e ho continuato imperterrito a vedere la persona sottoposta a censura; questa persona la vedro ancora oggi dopo più di vent'anni.
La seconda volta è accaduto alle superiori; un paio di miei compagni di classe decisero che avrei dovuto smettere di frequentare una delle mie poche amiche, quando lo sono venuto a sapere ho mollato l'infelice duo, che per inciso condividevano una mezza arachide nella scatola cranica, ricordo con orrore le ripetizioni di storia, e ho continuato a vedere la mia amica; dopo più di vent'anni, non ostante alcuni incidenti di percorso dei quali parlerò più avanti, continuo a vedere questa persona regolarmente.
La terza volta è stata in qualche misura più grave. All'epoca della scuola superiore le mie amicizie ammontavano a circa tre persone, due sono le persone nominate sopra sottoposte a censura da terzi, e l'altra era una ragazza, che per comodità di narrazione chiamerò H, che ho continuato a vedere per molti anni dopo la scuola superiore e che mi ha aiutato, sotto molti aspetti, ad aprire qualche porta nelle turrite mure che mi circondavano. In un periodo un po' travagliato della nostra amicizia, l'episodio è stato l'inizio del tramonto, avevo iniziato a vedere una persona, conosciuta tramite un'altra amica, ed H mi disse :"anche lei però... guarda stai attento; non dovresti uscire con lei". La cosa mi lasciò stercofatto perché H ed io ci conoscevamo, all'epoca, da almeno una decina d'anni e credevo avesse imparato che vi sono cose che mi fanno alzare gli scudi e armare i siluri fotonici (la nerdezza non può mai essere abbandonata).
Il risultato di questa infelice frase, concausa di altri fattori, è stato che H non la vedo più da almeno nove anni, mentre l'altra persona, che ora è felicemente accasata, continuo a vederla.

2)Mai tirarmi per la giacchetta.
E' assolutamente lecito che le persone si sfoghino con me raccontandomi i fatti che le travagliano, esprimendo anche opinioni poco lusighieri su amici, o conoscenti, comuni, ma in una lite tra persone che conosco e riguardante fatti ai quali non sono stato presente, non mi si deve mai chiedere di schierarmi per l'una o per l'altra.
Chi viene a tirarmi per la giacchetta chiedendo il mio appoggio viene immediatamente silurato senza tante cerimonie e riguardi di alcun genere. Ho commesso una volta l'errore di sposare acriticamente una causa, senza aver partecipato direttamente agli eventi, e il Cosmo mi ha permesso di rimediarvi e da allora non intendo ripetere lo stesso sbaglio.
Posso fornire conforto e qualche consiglio, ma non prenderò posizione e insistere affinché io mi schieri vuol dire perdermi.

3)Mai obbligarmi a farmi fare cose che non voglio fare.
Una volta ero decisamente più insicuro ed ero più propenso a piegarmi a fare cose controvoglia, ma poi opponevo resistenza passiva. Il processo di resistenza passiva è però fonte di stress, tensioni e in generale si sta male in itinere, specie quando si fanno le cose perché le circostanze, per far salve delle amicizie, ce lo impongono.
Certo, alcune cose, volente o nolente, le devo fare per il mio bene e se le faccio è perché mi rendo conto che mi serve farle; per cui mi forzo a farle, ma basta darmi un po' di tempo per farmi capire che è necessario ch'io faccia qualcosa, anche controvoglia, perché io ci rifletta sopra e la faccia. Negarmi i miei tempi è gravissimo; mi fa andare tutto di traverso e poi io mi pianto sulle mie posizioni e divento inamovibile.
Non starò a raccontare tutta la rava e la fava, ne verrebbe fuori una gamba inutile, ma H era coinvolta; basti sapere che da allora insistere nel farmi fare qualcosa che non voglio fare, equivale a farsi mollare come un piccione in una grondaia a dicembre.

L'aggiunta è un corollario alla terza fonte di irritazione massima, ma è meno grave delle precedenti, anche se la reiterazione le procura una promozione immediata:

4)Non obbligarmi a vedere persone sulle quali ho espresso dubbi e che non mi piacciono.
A lungo andare assocerò la persona irritante con colei, o colui, che è all'origine dell'obbligazione e, anche se nutro stima per la persona in questione, il fatto che mi obblighi a vedere persone palesemente non grate, ridurrà progressivamente a zero la mia stima.

Potrei quasi fare un manuale di istruzioni d'uso della mia persona.
Scrivo tutto questo perché ieri sera mi è capitata tra le mani, mentre cercavo alcune cose, l'ultima lettera che mi scrisse H e leggendola, pur avendo colto alcuni aspetti, mi sono reso conto che pur conoscendomi bene, era riuscita nel giro di pochissimo tempo, uno o due anni, a fare tutte e quatto le cose che riescono da sempre a indispormi. Verso la fine della missiva mi scriveva: "non allontanarci"; te lo ricordi H.? Eppure è bastato ch'io non mi sia fatto sentire per una settimana, dopo anni e anni di telefonate e lettere da parte mia, spostamenti che facevo sempre io, perché le settimane divenissero anni; pensavo di meritare, dopo un "non è cambiato nulla" da parte tua, almeno una telefonata... evidentemente non era così, pazienza.
Non scrivo tutto questo con rancore, o rabbia, o delusione, è tutto troppo lontano perché possa ancora toccarmi, ma per darti una spiegazione della quale probabilmente non saprai cosa farti, ma potrebbe esserti utile per il futuro con altre persone.
Non credere ch'io abbia rimpianti; le scelte che ho fatto all'epoca si confermano ogni giorno come le migliori.
Le persone sono sempre in grado di stupirci e l'abitudine ad esse non è mai garanzia di eterna frequentazione; tutto scorre e cambia e più mobili di altri eventi sono i rapporti interpersonali che sempre sono fluidi.
Ci sono però alcune costanti che sono alla base del nostro essere, un nucleo che rimane, affinandosi, nel tempo e non bisogna mai andare contro questo nucleo; la saggezza popolare dice che le persone vanno pettinate per il loro verso e ha ragione.

giovedì 20 ottobre 2011

Sogno

Il sogno di stanotte è stato molto carino.
Ero in viaggio all'estero, stavo facendo il turista in Germania, anche se non si trattava di una città in particolare ed era una versione idealizzata della Germania. Avevo un amico che mi ha fatto da guida e anche da autista e parlava italiano; ovviamente io mi rivolgevo ai locali con un bellissimo inglese, così perfetto come solo nei sogni può esserlo.
Ricordo che a un certo punto superavamo un fiume di una bellissima tonalità di turchese; non attraverso un ponte, ma l'auto era sollevata magneticamente su una sorta di monorotaia e le barche abbandonate, che una volta erano inutilizzate, erano state unite e recuperate sino a formare nuove unità abitative.
Ci addentriamo nel centro medioevale della città, con strane aggiunte barocche minimali qui e là, e mi accorgo che mi serve un interprete perché, ovviamente, non capisco il tedesco e compare Rossarame che mi traduce di volta in volta; dato che avevo già una guida tedesca non era indispensabile la sua presenza, ma nel sogno aveva senso.
A un certo punto ricordo che avviene questo dialogo:
Amico tedesco: "certo che vista una chiesa del '300, viste tutte; sono praticamente tutte uguali"
io: "si... un po' come i templi in Giappone"
Amico tedesco:"non sono mai stato in Giappone; come sono i templi?"
Rossarame:"bhè... quelli buddhisti sono variamente marroni e quelli shintoisti sono tutti arancioni :asd:" (c'era chiaramente un :asd: finale)

mercoledì 19 ottobre 2011

"Meglio soli che male accompagnati"

Questa frase credo che sia una delle mie preferite. Lo so, ho detto in altri post che la solitudine non è cosa bella, per nessuno, ma è anche vero che sovente ci si ritrova a gestire un rapporto, sia di amicizia o altro, che va stretto e allora tanto vale chiedersi se ne valga o meno la pena di andare avanti.
A volte ci sono dei margini di miglioramento, a volte no, ogni caso è diverso e va valutato singolarmente, specie quando in ballo c'è qualcosa di più di una episodica conoscenza, ma arrivare alla questione "ne vale la pena" è sintomo che moltissime cose non vanno.
Dato che perché le cose non funzionino bisogna essere almeno in due, va da sé che le colpe vanno divise almeno per due, ma non sempre ognuno riceve metà della colpa.
Se c'è una cosa che mi lascia basito sono quelle persone che fingono di prendersi delle colpe solo per il gusto di sentirsi dire: "no; non è colpa tua. Tu hai fatto tutto quello che potevi e non puoi ritenere sbagliato cercare l'appoggio altrui"... si tratta di un modo come un altro per manlevarsi di ogni responsabilità.
Il peggio è quando non puoi neppure fare una critica perché verrebbe presa come un atto di lesa maestà; nel qual caso non si tratta di amicizia o che, ma di una forma di sudditanza.
Vediamo sempre il mondo con delle lenti deformanti, che cambiano le cose a seconda della nostra sensibilità, della nostra predisposizione alla lagnanza in lungo e del nostro vittimismo e l'idea che abbiamo di noi stessi non fa eccezione; ci vediamo in un modo che è più o meno distorto e a volte la distorsione è tale che ci impedisce di capire cosa stiamo guardando.
Se il mondo ci dice che stiamo facendo qualcosa di sbagliato vi sono tre possibilità:
1) abbiamo ragione noi e il mondo non capisce niente, ma si tratta di una possibilità remotissima, da considerare per ultima e solo se i risultati ci danno ragione.
2) ha ragione il mondo; possibilità ben più probabile
3) ci chiamiamo Beverly Crusher e abbiamo un figlio che, giocando in posti dove non dovrebbe giocare, ci ha rinchiuso in una bolla spazio-tempo che sta collassando.
Come si fa a capire se ricadiamo nell'ipotesi uno o nell'ipotesi due? La tre non la considero perché vale solo se avete recitato in TNG.
Basta guardare a come ci siamo comportati nel tempo, esiste sempre un modus operandi riconoscibile, e tendiamo a fare più o meno lo stesso errore, specie se non siamo abituati a fare dell'autocritica; è vitale riuscire ad avere un po' di obiettività e riuscire a guardare alle cose come se non ci coinvolgessero, per poterle valutare in modo equilibrato.
E' come quando si litiga: non bisogna rivangare episodi avvenuti nel precambriano e tirarli fuori ogni volto, ma valutare il singolo episodio, riducendolo quindi alle sue dimensioni effettive, o guardare al piano generale e capire dov'è l'errore da correggere.
L'obiettività è la chiave per l'equilibrio, per capire che siamo fallibili, siamo tutti capaci di comportarci e compiere il male e per capire che conoscendo i nostri difetti possiamo porvi rimedio.
"Conosci te stesso" rimane il consiglio migliore mai dato nella storia dell'umanità.