Dopo profonde e difficili riflessioni, sono giunto alla conclusione che sono una brutta persona; molto brutta.
Proprio non ce la faccio ad essere diretto.
In qualunque situazioni mi trovi, invece di dire espressamente quello che penso, cerco sempre di trovare un modo carino per dire le cose, che offenda il meno possibile l'interlocutore, sia che questo mi stia o meno parcheggiato in camper sugli zebedei, e lo renda più disposto a valutare quanto sto dicendo.
Non si tratta mai di una menzogna, se una cosa non l'approvo non dirò il contrario, ma le mie parole tendono sempre ad essere più morbide dei miei pensieri.
Chi mi conosce l'ha capito da tempo.
Il guaio è che taluni scambiano le mie buone maniere per consenso.
Solo perché non vi sto parlando facendo roteare un badile, percuotendovi con esso, non vuol necessariamente dire ch'io approvi quel che dite o che ci tenga a vedervi ogni giorno della mia esistenza.
Il mio grosso problema è che presumo che gli altri si pongano i miei stessi dubbi e si comportino nel mio medesimo modo.
Dò troppo spazio all'intelligenza, o alla sensibilità in taluni casi, di chi mi ascolta evitando di considerare che:
1) chi ho davanti è un cretino col botto che capisce quel che gli pare e che, forse, avrebbe difficoltà a capire anche un roncolata come "gira al largo";
2) chi mi ascolta, pur essendo persona intelligente, interpreterà le cose a suo uso e consumo se non vengono dette in modo esplicito, diretto e tagliente; la cosa non deve, per forza, contemplare mezzi violenti...
3) la persona con la quale parlo aspetta solo un destro, di qualunque genere, per considerarsi assolta, o meritoria di un trattamento diverso in virtù di chissà quale fraintendimento passato... se suona contorto è perché lo è.
A volte se rivolgo parola a qualcuno è solo per rispondere a una domanda, perché sarebbe scortese non farlo.
Non ho ancora capito che per alcuni la cortesia è motivo sufficiente per intendere altro.
A volte vorrei essere dotato di maniere peggiori.
giovedì 12 giugno 2014
mercoledì 4 giugno 2014
"La valigia sul letto..."
Perché domani vado via, per ben quattro giorni, e perché la canzone di Iglesias sta parcheggiata, in tenda, nei neuroni e salta sempre fuori quando parto.
Ho fatto la valigia due volte; la prima volta ho infilato la mia roba, davvero poche cose, in uno zaino, indi ho pensato di buttare il tutto dentro al trolley... adesso mi pare di aver sprecato dello spazio perché il trolley è semivuoto e nello zaino ci sarebbe stato tutto.
Mi sto convincendo che il trolley è cosa buona e giusta.
M'è venuto anche il dubbio di aver noleggiato a vuoto l'auto; ovviamente devo ancora partire, devo ancora arrivare a Lipsia, che è dove andò, e mi pare più che opportuno iniziare ora a fare valutazioni di merito.
Il posto dove alloggerò è a qualche chilometro dal centro e vicino a un centro commerciale, quindi la spesa non dovrebbe essere un problema; l'anno scorso girai come un cretino per mezz'ora, alla cieca, per andare a far spesa in un supermercato a cinquanta metri dall'appartamento.
Quest'anno mi sono documentato prima.
Mi sono anche ricordato il caricabatteria del telefono, perché non sono sicuro di poter trovare un altro negozio, tenuto da filippini, aperto e nel quale capiscono l'inglese.
Ho risistemato la selezione musicale dell'iPod e caricato il kindle, dato che avrò moltissimo tempo, almeno all'andata, da far passare in aeroporto.
Per quanto possa volere della caffeina, devo ricordarmi dell'esperienza dell'anno scorso; in genere non sono schizzinoso e apprezzo la caffeina in ogni sua manifestazione terrena, ma il caffé bevuto all'aeroporto di Monaco era difficilmente bevibile... pareva sin decaffeinato.
Cinzia, che pure ha la cataratta, verrà con me; ricordo che Cinzia, il mio navigatore, svolge l'onorevole professione di indicatrice stradale da almeno un decennio... qualche acciacco le è consentito; porella.
Insomma; è tutto pronto.
La cosa ridicola è che mi venga l'ansia da viaggio per un percorso così breve; ma è sempre così... e poi devo appoggiarmi a Trenitalia.
Ricordo ancora, con un certo orrore, una frase sentita in autobus, dalla stazione all'aeroporto Marconi:"l'anno scorso rimasi ferma due ore per via della nebulosa"... vabbè.
Non mi porterò a dietro il pc, il rischio ch'io mi colleghi per guardare le mail del lavoro è troppo alto.
Scriverò, con la consueta flemma, al mio ritorno.
Ho fatto la valigia due volte; la prima volta ho infilato la mia roba, davvero poche cose, in uno zaino, indi ho pensato di buttare il tutto dentro al trolley... adesso mi pare di aver sprecato dello spazio perché il trolley è semivuoto e nello zaino ci sarebbe stato tutto.
Mi sto convincendo che il trolley è cosa buona e giusta.
M'è venuto anche il dubbio di aver noleggiato a vuoto l'auto; ovviamente devo ancora partire, devo ancora arrivare a Lipsia, che è dove andò, e mi pare più che opportuno iniziare ora a fare valutazioni di merito.
Il posto dove alloggerò è a qualche chilometro dal centro e vicino a un centro commerciale, quindi la spesa non dovrebbe essere un problema; l'anno scorso girai come un cretino per mezz'ora, alla cieca, per andare a far spesa in un supermercato a cinquanta metri dall'appartamento.
Quest'anno mi sono documentato prima.
Mi sono anche ricordato il caricabatteria del telefono, perché non sono sicuro di poter trovare un altro negozio, tenuto da filippini, aperto e nel quale capiscono l'inglese.
Ho risistemato la selezione musicale dell'iPod e caricato il kindle, dato che avrò moltissimo tempo, almeno all'andata, da far passare in aeroporto.
Per quanto possa volere della caffeina, devo ricordarmi dell'esperienza dell'anno scorso; in genere non sono schizzinoso e apprezzo la caffeina in ogni sua manifestazione terrena, ma il caffé bevuto all'aeroporto di Monaco era difficilmente bevibile... pareva sin decaffeinato.
Cinzia, che pure ha la cataratta, verrà con me; ricordo che Cinzia, il mio navigatore, svolge l'onorevole professione di indicatrice stradale da almeno un decennio... qualche acciacco le è consentito; porella.
Insomma; è tutto pronto.
La cosa ridicola è che mi venga l'ansia da viaggio per un percorso così breve; ma è sempre così... e poi devo appoggiarmi a Trenitalia.
Ricordo ancora, con un certo orrore, una frase sentita in autobus, dalla stazione all'aeroporto Marconi:"l'anno scorso rimasi ferma due ore per via della nebulosa"... vabbè.
Non mi porterò a dietro il pc, il rischio ch'io mi colleghi per guardare le mail del lavoro è troppo alto.
Scriverò, con la consueta flemma, al mio ritorno.
lunedì 2 giugno 2014
Mille e non più mille
Ah, già; ma sono solo quaranta.
Ebbene si, ho felicemente, perché non ho grandi cose delle quali lamentarmi, varcato la soglia degli "anta" che mi faranno compagnia, presumibilmente, per altri quattro, e dispari, decenni.
"Nel mezzo del cammin di nostra vita..." e infatti i neuroni ci hanno tenuto a ricordarmi che "vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare".
Del resto il "mezzo del cammin" si è spostato un po' in avanti.
Presumo che i prossimi quaranta fileranno via, come un treno in corsa, ma non un regionale di Trenitalia, come i quaranta appena trascorsi; se Platone ha ragione, per la prossima vita, dovrò stare più attento alla scheda del personaggio, "i puntini possono tutto", diversamente opterò per una vita da gatto domestico con annessa abitazione e umani di servizio, opportunamente schiavizzati.
Se avessi una memoria migliore potrei anche mettermi qui a stilare un bilancio della mia esistenza, ma visto che Mneme è stata un po' parca con me, eviterò il bilancio... che tanto ha una funzione del tutto relativa; serve solo quando si è un po' duri di comprendonio e non si impara subito dai proprio errori e, talvolta, non c'è bilancio che tenga e si rimane duri di comprendonio a oltranza.
Dato che non ho ancora iniziato a produrre perossido di idrogeno e non mi è venuta la gastrite, è chiaro che sinora ho affrontato in scioltezza, merito anche di chi mi sta vicino e dei Numi che vegliano sul mio capo, quel che il Fato mi ha lanciato addosso; onestamente, per i prossimi quaranta, chiedo tempi un poco più monotoni...
Uno dei pregi dell'età è la considerazione che il tempo è breve per perderlo dietro a delle rogne: per cui se leggo un libro e lo trovo noioso, o non mi piace, non ci arrivo in fondo ma lo lascio al suo destino; se ho a che fare con... persone moleste, fuori dall'ambito lavorativo, nel quale si fa di necessità virtù, non mi sento più obbligato né ad essere cordiale e neppure a frequentarle.
Il tempo è poco e buttarlo via è un vero peccato.
Ebbene si, ho felicemente, perché non ho grandi cose delle quali lamentarmi, varcato la soglia degli "anta" che mi faranno compagnia, presumibilmente, per altri quattro, e dispari, decenni.
"Nel mezzo del cammin di nostra vita..." e infatti i neuroni ci hanno tenuto a ricordarmi che "vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare".
Del resto il "mezzo del cammin" si è spostato un po' in avanti.
Presumo che i prossimi quaranta fileranno via, come un treno in corsa, ma non un regionale di Trenitalia, come i quaranta appena trascorsi; se Platone ha ragione, per la prossima vita, dovrò stare più attento alla scheda del personaggio, "i puntini possono tutto", diversamente opterò per una vita da gatto domestico con annessa abitazione e umani di servizio, opportunamente schiavizzati.
Se avessi una memoria migliore potrei anche mettermi qui a stilare un bilancio della mia esistenza, ma visto che Mneme è stata un po' parca con me, eviterò il bilancio... che tanto ha una funzione del tutto relativa; serve solo quando si è un po' duri di comprendonio e non si impara subito dai proprio errori e, talvolta, non c'è bilancio che tenga e si rimane duri di comprendonio a oltranza.
Dato che non ho ancora iniziato a produrre perossido di idrogeno e non mi è venuta la gastrite, è chiaro che sinora ho affrontato in scioltezza, merito anche di chi mi sta vicino e dei Numi che vegliano sul mio capo, quel che il Fato mi ha lanciato addosso; onestamente, per i prossimi quaranta, chiedo tempi un poco più monotoni...
Uno dei pregi dell'età è la considerazione che il tempo è breve per perderlo dietro a delle rogne: per cui se leggo un libro e lo trovo noioso, o non mi piace, non ci arrivo in fondo ma lo lascio al suo destino; se ho a che fare con... persone moleste, fuori dall'ambito lavorativo, nel quale si fa di necessità virtù, non mi sento più obbligato né ad essere cordiale e neppure a frequentarle.
Il tempo è poco e buttarlo via è un vero peccato.
lunedì 26 maggio 2014
Scoperte
Vi sono momenti, nella vita, di grande chiarezza che ti permettono di vedere, finalmente, le cose così come stanno; a certuni questi momenti non capitano mai...
Personalmente ne ho avuto uno oggi; davvero.
Ho sempre ritenuto di avere dei grossi problemi con il genere umano e quest'ultimo, da par suo, si è sempre premurato, specie nella mia giovinezza, di fornirmi un ampio repertorio di esperienze tali da alimentare la mia sfiducia in esso.
In risposta mi sono donato a Star Trek che esprime una attitudine positiva nei confronti dell'umanità e nelle capacità di miglioramento in essa insite.
Massì... con il tempo è possibile che si migliori come specie, mi sento abbastanza ottimista al riguardo, anche se non credo che il XXIV° secolo possa essere una stima adeguata; personalmente propendo più per i dintorni del XXX°, ammesso e non concesso che non si incorra, prima, in una estinzione di massa.
Oggi ho finalmente capito che non sono misantropo, come ho sempre pensato in passato, ma misandropo; la mia sfiducia riguarda unicamente il genere maschile.
La cosa, tutto considerato, è decisamente ironica, non da ultimo perché provo sfiducia nel genere al quale appartengo.
Considerando, però, i mutamenti culturali e l'adozione di taluni modelli anche da parte delle donne, sono convinto di poter approdare alla misantropia e provare sfiducia, equamente, per il genere umano nella sua interezza e non solo per una sua parte.
Essendo parte del genere umano, per coerenza, nutro anche scarsa fiducia in me; certi giorni mi sembra di appartenere a una specie diversa e altri giorni mi faccio moderatamente schifo...
Attenderò il XXX° secolo per avere fiducia in noi.
Personalmente ne ho avuto uno oggi; davvero.
Ho sempre ritenuto di avere dei grossi problemi con il genere umano e quest'ultimo, da par suo, si è sempre premurato, specie nella mia giovinezza, di fornirmi un ampio repertorio di esperienze tali da alimentare la mia sfiducia in esso.
In risposta mi sono donato a Star Trek che esprime una attitudine positiva nei confronti dell'umanità e nelle capacità di miglioramento in essa insite.
Massì... con il tempo è possibile che si migliori come specie, mi sento abbastanza ottimista al riguardo, anche se non credo che il XXIV° secolo possa essere una stima adeguata; personalmente propendo più per i dintorni del XXX°, ammesso e non concesso che non si incorra, prima, in una estinzione di massa.
Oggi ho finalmente capito che non sono misantropo, come ho sempre pensato in passato, ma misandropo; la mia sfiducia riguarda unicamente il genere maschile.
La cosa, tutto considerato, è decisamente ironica, non da ultimo perché provo sfiducia nel genere al quale appartengo.
Considerando, però, i mutamenti culturali e l'adozione di taluni modelli anche da parte delle donne, sono convinto di poter approdare alla misantropia e provare sfiducia, equamente, per il genere umano nella sua interezza e non solo per una sua parte.
Essendo parte del genere umano, per coerenza, nutro anche scarsa fiducia in me; certi giorni mi sembra di appartenere a una specie diversa e altri giorni mi faccio moderatamente schifo...
Attenderò il XXX° secolo per avere fiducia in noi.
domenica 11 maggio 2014
Le tradizioni di una volta
Ovvero; in fondo son rimasto l'allegrone di sempre.
Mah... non penso ci sia un meta da raggiungere, alla fine si muore tutti e quella è l'unica meta concreta con la quale termina l'esistenza, o per lo meno la vita come la conosciamo noi; poi chissà cosa ci attende e se ci attende qualcosa.
Possiamo sperare, o avere fede, in una vita successiva; sperare nella reincarnazione pur abbracciando un pensiero che proclama l'annullamento, quello che resta è che la nostra vita è in funzione, volenti o nolenti, degli altri... non potrebbe essere diversamente, dato che viviamo in un branco così ampio.
Da come ci comportiamo con gli altri sarà possibile valutare se abbiamo, o meno, condotto una buona vita; questo non vuol dire, però, far passare qualunque cosa, perché le scelte fatte hanno un prezzo e delle ripercussioni.
Anche quando pensiamo di agire per il bene è, inevitabile, che ne venga del male, perché non possiamo conoscere tutti gli esiti e anche perché, sovente, siamo concentrati unicamente su noi stessi e nel perseguire il nostro bene non vediamo il male che ne verrà agli altri, anche quando quest'ultimo ha le dimensioni di Atlante... il Titano.
Bisogna mantenersi fedeli a sé stessi, ovvero cercare di essere coerenti con quanto si professa, e tentare di causare il minor numero di danni possibile; magari, al contempo, cercare anche, nel nostro quotidiano, di migliorare la società nella quale viviamo.
Il compito è arduo e non sempre ci sarà facile svolgerlo.
Vivere è fatica, non credo sia "sofferenza" e neppure che "siamo nati per soffrire", ma che costi fatica si e per non farci schiacciare da quest'ultima, Ananke ha cosparso il mondo con l'ironia in modo tale da permetterci di cogliere l'assurdo di alcune cose e permetterci di fare due risate ogni tanto... soprattutto ridere di sé stessi fa bene, ci fa comprendere che abbiamo dei limiti, che non tutto è alla nostra portata e che spesso non bastiamo per fare tutto quello che vorremmo (nella più ampia accezione possibile, sia in senso positivo che in senso negativo).
Il film, dato il finale, pare una tragedia, ma in itinere è sicuramente tragicomico; vale la pena di trovarne gli aspetti ridicoli.
Mah... non penso ci sia un meta da raggiungere, alla fine si muore tutti e quella è l'unica meta concreta con la quale termina l'esistenza, o per lo meno la vita come la conosciamo noi; poi chissà cosa ci attende e se ci attende qualcosa.
Possiamo sperare, o avere fede, in una vita successiva; sperare nella reincarnazione pur abbracciando un pensiero che proclama l'annullamento, quello che resta è che la nostra vita è in funzione, volenti o nolenti, degli altri... non potrebbe essere diversamente, dato che viviamo in un branco così ampio.
Da come ci comportiamo con gli altri sarà possibile valutare se abbiamo, o meno, condotto una buona vita; questo non vuol dire, però, far passare qualunque cosa, perché le scelte fatte hanno un prezzo e delle ripercussioni.
Anche quando pensiamo di agire per il bene è, inevitabile, che ne venga del male, perché non possiamo conoscere tutti gli esiti e anche perché, sovente, siamo concentrati unicamente su noi stessi e nel perseguire il nostro bene non vediamo il male che ne verrà agli altri, anche quando quest'ultimo ha le dimensioni di Atlante... il Titano.
Bisogna mantenersi fedeli a sé stessi, ovvero cercare di essere coerenti con quanto si professa, e tentare di causare il minor numero di danni possibile; magari, al contempo, cercare anche, nel nostro quotidiano, di migliorare la società nella quale viviamo.
Il compito è arduo e non sempre ci sarà facile svolgerlo.
Vivere è fatica, non credo sia "sofferenza" e neppure che "siamo nati per soffrire", ma che costi fatica si e per non farci schiacciare da quest'ultima, Ananke ha cosparso il mondo con l'ironia in modo tale da permetterci di cogliere l'assurdo di alcune cose e permetterci di fare due risate ogni tanto... soprattutto ridere di sé stessi fa bene, ci fa comprendere che abbiamo dei limiti, che non tutto è alla nostra portata e che spesso non bastiamo per fare tutto quello che vorremmo (nella più ampia accezione possibile, sia in senso positivo che in senso negativo).
Il film, dato il finale, pare una tragedia, ma in itinere è sicuramente tragicomico; vale la pena di trovarne gli aspetti ridicoli.
martedì 6 maggio 2014
Zappa&Badile
Vi sono giorni nei quali sento la necessità di articolare il mio pensiero attraverso l'uso creativo della zappa e del badile; usandoli direttamente, con forza e in modo mirato, sull'interlocutore.
Essendo un convinto non violento da qualche decennio, mi sono precluse alcune forme, definiamole così, espressive; in aggiunta a questo, le mie terribili buone maniere mi impediscono anche di esternare colorite metafore.
La situazione è poi aggravata dal mio ferreo autocontrollo e dal timore di essere ingiusto con gli altri essere umani.
Vi sono giorni, però, nei quali a un tale contegno preferirei pulire le stalle di Augia... che era un epico zozzone.
Tra l'altro il contenere tutto questo tramestio interiore, che mi fa sentire come Tifeo adagiato sotto la Sicilia, è particolarmente stancante e quindi arrivo a casa per nulla pimpante e con una pazienza più sottile della pelle di bue usata da Didone; a casa, ovviamente, devo comunque far ricorso alle esigue riserve di pazienza che la giornata mi ha lasciato, perché mi sono ripromesso di non esplodere più in faccia al primo malcapitato... sovente è preferibile ch'io resti in silenzio.
Tutto questo per dire che se non sono particolarmente loquace, se rispondo a monosillabi e se, in generale, ho un atteggiamento a stento urbano, a volte anche appena al di sotto dell'urbanità, è meglio lasciarmi in pace; ringraziate i Numi per il mio autocontrollo e lasciatemi nel mio brodo, prima o poi passerà, o in alternativa mi verrà la gastrite.
Di ironico in tutto questo c'è il fatto che più a distanza tengo taluni individui, più questi tendono a importunarmi... vi devo mordere? Se adeguatamente esasperato sono sicuro di poter arrivare anche a mordere; non lo farei mai, probabilmente uscirei dalla stanza, fumando dalle orecchie, e camminerei per almeno mezz'ora per sbollire prima di rientrare con una abbondante riserva di sarcasmo.
Talvolta non mi sento particolarmente compatibile con il resto del branco umano, da qui l'anelito al romitaggio.
Per fortuna esiste la musica barocca che mi riconcilia con il cosmo.
Essendo un convinto non violento da qualche decennio, mi sono precluse alcune forme, definiamole così, espressive; in aggiunta a questo, le mie terribili buone maniere mi impediscono anche di esternare colorite metafore.
La situazione è poi aggravata dal mio ferreo autocontrollo e dal timore di essere ingiusto con gli altri essere umani.
Vi sono giorni, però, nei quali a un tale contegno preferirei pulire le stalle di Augia... che era un epico zozzone.
Tra l'altro il contenere tutto questo tramestio interiore, che mi fa sentire come Tifeo adagiato sotto la Sicilia, è particolarmente stancante e quindi arrivo a casa per nulla pimpante e con una pazienza più sottile della pelle di bue usata da Didone; a casa, ovviamente, devo comunque far ricorso alle esigue riserve di pazienza che la giornata mi ha lasciato, perché mi sono ripromesso di non esplodere più in faccia al primo malcapitato... sovente è preferibile ch'io resti in silenzio.
Tutto questo per dire che se non sono particolarmente loquace, se rispondo a monosillabi e se, in generale, ho un atteggiamento a stento urbano, a volte anche appena al di sotto dell'urbanità, è meglio lasciarmi in pace; ringraziate i Numi per il mio autocontrollo e lasciatemi nel mio brodo, prima o poi passerà, o in alternativa mi verrà la gastrite.
Di ironico in tutto questo c'è il fatto che più a distanza tengo taluni individui, più questi tendono a importunarmi... vi devo mordere? Se adeguatamente esasperato sono sicuro di poter arrivare anche a mordere; non lo farei mai, probabilmente uscirei dalla stanza, fumando dalle orecchie, e camminerei per almeno mezz'ora per sbollire prima di rientrare con una abbondante riserva di sarcasmo.
Talvolta non mi sento particolarmente compatibile con il resto del branco umano, da qui l'anelito al romitaggio.
Per fortuna esiste la musica barocca che mi riconcilia con il cosmo.
domenica 4 maggio 2014
Orecchi e comprendonio
Ecco, ci sono giorni nei quali o non sento bene le parole oppure sono duro di comprendonio; ovvero non capisco una forca.
In genere, quando mi capitano questi momenti, ne esco perché sono anche cocciuto e continuo a insistere nel comprendere quanto al momento mi sfugge.
Sovente, questi eventi di stupidità temporanea, non si verificano in presenza di astrusi concetti: la monade trina o la natura della luce etcc...; molto banalmente posso non vedere una virgola, oppure capire una cosa per un'altra.
Questa condizione mi fa sentire particolarmente cretino, ma poi ci rido su... oggi è uno di quei giorni e oggi, ovvero quando i miei neuroni hanno palesemente dimostrato la loro insindacabile voglia di svenire, ho deciso di continuare con il neerlandese; vi lascio immaginare i brillanti risultati.
Tutto questo mi fa venire in mente un episodio che si può comodamente datare all'epoca di Nabucodonosor, quando ancora usavamo l'argilla e il cuneiforme era usato comunemente.
Avendo fatto l'Istituto d'Arte le mie conoscenze di matematica sono molto elementari; ricordo che quando facemmo i sistemi di equazione, lineari e a due incognite, ci vennero insegnati due metodi di soluzione: sostituzione e confronto.
Il secondo metodo è più complesso del primo; ebbene io ero bravissimo ad applicare il metodo del confronto, ma non avevo capito quello di sostituzione e quindi non ne facevo mai uso.
A volte mi grippano i neuroni e non capisco le cose più banali.
E' imbarazzante afferrare il concetto di monade-trina, i rapporti trinitari e altre questioni di lana caprina, per poi capire pero per pomo e non afferrare una frase banale; una cosa è certa, c'è dell'ironia in tutto ciò.
In genere, quando mi capitano questi momenti, ne esco perché sono anche cocciuto e continuo a insistere nel comprendere quanto al momento mi sfugge.
Sovente, questi eventi di stupidità temporanea, non si verificano in presenza di astrusi concetti: la monade trina o la natura della luce etcc...; molto banalmente posso non vedere una virgola, oppure capire una cosa per un'altra.
Questa condizione mi fa sentire particolarmente cretino, ma poi ci rido su... oggi è uno di quei giorni e oggi, ovvero quando i miei neuroni hanno palesemente dimostrato la loro insindacabile voglia di svenire, ho deciso di continuare con il neerlandese; vi lascio immaginare i brillanti risultati.
Tutto questo mi fa venire in mente un episodio che si può comodamente datare all'epoca di Nabucodonosor, quando ancora usavamo l'argilla e il cuneiforme era usato comunemente.
Avendo fatto l'Istituto d'Arte le mie conoscenze di matematica sono molto elementari; ricordo che quando facemmo i sistemi di equazione, lineari e a due incognite, ci vennero insegnati due metodi di soluzione: sostituzione e confronto.
Il secondo metodo è più complesso del primo; ebbene io ero bravissimo ad applicare il metodo del confronto, ma non avevo capito quello di sostituzione e quindi non ne facevo mai uso.
A volte mi grippano i neuroni e non capisco le cose più banali.
E' imbarazzante afferrare il concetto di monade-trina, i rapporti trinitari e altre questioni di lana caprina, per poi capire pero per pomo e non afferrare una frase banale; una cosa è certa, c'è dell'ironia in tutto ciò.
Iscriviti a:
Post (Atom)