Vi sono giorni nei quali sento la necessità di articolare il mio pensiero attraverso l'uso creativo della zappa e del badile; usandoli direttamente, con forza e in modo mirato, sull'interlocutore.
Essendo un convinto non violento da qualche decennio, mi sono precluse alcune forme, definiamole così, espressive; in aggiunta a questo, le mie terribili buone maniere mi impediscono anche di esternare colorite metafore.
La situazione è poi aggravata dal mio ferreo autocontrollo e dal timore di essere ingiusto con gli altri essere umani.
Vi sono giorni, però, nei quali a un tale contegno preferirei pulire le stalle di Augia... che era un epico zozzone.
Tra l'altro il contenere tutto questo tramestio interiore, che mi fa sentire come Tifeo adagiato sotto la Sicilia, è particolarmente stancante e quindi arrivo a casa per nulla pimpante e con una pazienza più sottile della pelle di bue usata da Didone; a casa, ovviamente, devo comunque far ricorso alle esigue riserve di pazienza che la giornata mi ha lasciato, perché mi sono ripromesso di non esplodere più in faccia al primo malcapitato... sovente è preferibile ch'io resti in silenzio.
Tutto questo per dire che se non sono particolarmente loquace, se rispondo a monosillabi e se, in generale, ho un atteggiamento a stento urbano, a volte anche appena al di sotto dell'urbanità, è meglio lasciarmi in pace; ringraziate i Numi per il mio autocontrollo e lasciatemi nel mio brodo, prima o poi passerà, o in alternativa mi verrà la gastrite.
Di ironico in tutto questo c'è il fatto che più a distanza tengo taluni individui, più questi tendono a importunarmi... vi devo mordere? Se adeguatamente esasperato sono sicuro di poter arrivare anche a mordere; non lo farei mai, probabilmente uscirei dalla stanza, fumando dalle orecchie, e camminerei per almeno mezz'ora per sbollire prima di rientrare con una abbondante riserva di sarcasmo.
Talvolta non mi sento particolarmente compatibile con il resto del branco umano, da qui l'anelito al romitaggio.
Per fortuna esiste la musica barocca che mi riconcilia con il cosmo.
martedì 6 maggio 2014
domenica 4 maggio 2014
Orecchi e comprendonio
Ecco, ci sono giorni nei quali o non sento bene le parole oppure sono duro di comprendonio; ovvero non capisco una forca.
In genere, quando mi capitano questi momenti, ne esco perché sono anche cocciuto e continuo a insistere nel comprendere quanto al momento mi sfugge.
Sovente, questi eventi di stupidità temporanea, non si verificano in presenza di astrusi concetti: la monade trina o la natura della luce etcc...; molto banalmente posso non vedere una virgola, oppure capire una cosa per un'altra.
Questa condizione mi fa sentire particolarmente cretino, ma poi ci rido su... oggi è uno di quei giorni e oggi, ovvero quando i miei neuroni hanno palesemente dimostrato la loro insindacabile voglia di svenire, ho deciso di continuare con il neerlandese; vi lascio immaginare i brillanti risultati.
Tutto questo mi fa venire in mente un episodio che si può comodamente datare all'epoca di Nabucodonosor, quando ancora usavamo l'argilla e il cuneiforme era usato comunemente.
Avendo fatto l'Istituto d'Arte le mie conoscenze di matematica sono molto elementari; ricordo che quando facemmo i sistemi di equazione, lineari e a due incognite, ci vennero insegnati due metodi di soluzione: sostituzione e confronto.
Il secondo metodo è più complesso del primo; ebbene io ero bravissimo ad applicare il metodo del confronto, ma non avevo capito quello di sostituzione e quindi non ne facevo mai uso.
A volte mi grippano i neuroni e non capisco le cose più banali.
E' imbarazzante afferrare il concetto di monade-trina, i rapporti trinitari e altre questioni di lana caprina, per poi capire pero per pomo e non afferrare una frase banale; una cosa è certa, c'è dell'ironia in tutto ciò.
In genere, quando mi capitano questi momenti, ne esco perché sono anche cocciuto e continuo a insistere nel comprendere quanto al momento mi sfugge.
Sovente, questi eventi di stupidità temporanea, non si verificano in presenza di astrusi concetti: la monade trina o la natura della luce etcc...; molto banalmente posso non vedere una virgola, oppure capire una cosa per un'altra.
Questa condizione mi fa sentire particolarmente cretino, ma poi ci rido su... oggi è uno di quei giorni e oggi, ovvero quando i miei neuroni hanno palesemente dimostrato la loro insindacabile voglia di svenire, ho deciso di continuare con il neerlandese; vi lascio immaginare i brillanti risultati.
Tutto questo mi fa venire in mente un episodio che si può comodamente datare all'epoca di Nabucodonosor, quando ancora usavamo l'argilla e il cuneiforme era usato comunemente.
Avendo fatto l'Istituto d'Arte le mie conoscenze di matematica sono molto elementari; ricordo che quando facemmo i sistemi di equazione, lineari e a due incognite, ci vennero insegnati due metodi di soluzione: sostituzione e confronto.
Il secondo metodo è più complesso del primo; ebbene io ero bravissimo ad applicare il metodo del confronto, ma non avevo capito quello di sostituzione e quindi non ne facevo mai uso.
A volte mi grippano i neuroni e non capisco le cose più banali.
E' imbarazzante afferrare il concetto di monade-trina, i rapporti trinitari e altre questioni di lana caprina, per poi capire pero per pomo e non afferrare una frase banale; una cosa è certa, c'è dell'ironia in tutto ciò.
lunedì 28 aprile 2014
La milza
La milza, in genere, se ne sta buona al suo posto e svolge le sue funzioni non indispensabili all'esistenza.
Fa da filtro, un po' come un mitile o un rene qualsiasi, anche se filtra cose diverse dal rene e dal mitile, data l'assenza di acqua marina nel corpo umano, e si comporta un po' da linfonoide periferico; fa più cose e nessuna delle quali pare essere di vitale importanza, per cui non è considerata importante ai fine della nostra esistenza.
Sino a qualche secolo fa, però, quando la teoria degli umori era in auge, la milza era sede della "bile nera" il cui eccesso prevedeva la malinconia, alla quale era associato anche un tipo fisico; come concezione era un po' primitiva, ma è rimasto nel lessico comune, per cui spleen, milza, è andato a catalogare tutto un movimento culturale e uno stato di animo... tutto sto preambolo per dire che il consueto spleen domenicale si è spostato al lunedì.
La routine la conoscete già e quindi non faccio manco il riepilogo; neppure un bignami delle puntate precedenti ché si reiterano... e quindi già sapete come concludere la frase da soli.
L'unica cosa interessante è l'osservazione di quanto mi senta svuotato al rientro a casa.
Indipendentemente dal tipo di giornata trascorsa, che sia stata piena e indaffarata, oppure moderatamente normale, senza particolari guizzi, arrivo a casa svuotato.
Non credo di poter parlare di "apatia" in senso stretto, a tratti qualche guizzo permane, ma "svuotato" rende bene l'idea.
Difficilmente al mattino parto pimpante e pieno di ottimismo del resto, storicamente, né "pimpante" e neppure "ottimista" sono definizioni a me proprie, ma talvolta mi alzo di moderato buon umore, non "troppo" che poi mi fa male, e vi sono persino alcune sere, non sempre al venerdì che poi è facile dire che al venerdì uno è contento, e comunque anche questo è un evento raro, nelle quali torno a casa con una certa moderata condizione di contentezza.
La maggior parte delle volte rientro decisamente svuotato; con zero voglia di fare qualunque cosa e persino con nessuna voglia di progettare eventi futuri.
Tra l'altro è possibile ch'io ne abbia anche già parlato nel blog da qualche parte... tutto questo per dire che la grande costante della mia esistenza è la voglia di eremo che pugna con l'esigenza di comunicare questa condizione e quindi con la ricerca di una, seppur limitata, socialità; probabilmente se mai dovessi ritirarmi in un eremo prenderei a importunare i sassi.
E' stupefacente riuscire ad ambire alla solitudine sentendo la necessità di comunicarlo agli altri; spesso e volentieri vogliamo qualcosa e pure il suo contrario... l'importante è rendersene conto e apprezzare l'ironia della cosa.
Fa da filtro, un po' come un mitile o un rene qualsiasi, anche se filtra cose diverse dal rene e dal mitile, data l'assenza di acqua marina nel corpo umano, e si comporta un po' da linfonoide periferico; fa più cose e nessuna delle quali pare essere di vitale importanza, per cui non è considerata importante ai fine della nostra esistenza.
Sino a qualche secolo fa, però, quando la teoria degli umori era in auge, la milza era sede della "bile nera" il cui eccesso prevedeva la malinconia, alla quale era associato anche un tipo fisico; come concezione era un po' primitiva, ma è rimasto nel lessico comune, per cui spleen, milza, è andato a catalogare tutto un movimento culturale e uno stato di animo... tutto sto preambolo per dire che il consueto spleen domenicale si è spostato al lunedì.
La routine la conoscete già e quindi non faccio manco il riepilogo; neppure un bignami delle puntate precedenti ché si reiterano... e quindi già sapete come concludere la frase da soli.
L'unica cosa interessante è l'osservazione di quanto mi senta svuotato al rientro a casa.
Indipendentemente dal tipo di giornata trascorsa, che sia stata piena e indaffarata, oppure moderatamente normale, senza particolari guizzi, arrivo a casa svuotato.
Non credo di poter parlare di "apatia" in senso stretto, a tratti qualche guizzo permane, ma "svuotato" rende bene l'idea.
Difficilmente al mattino parto pimpante e pieno di ottimismo del resto, storicamente, né "pimpante" e neppure "ottimista" sono definizioni a me proprie, ma talvolta mi alzo di moderato buon umore, non "troppo" che poi mi fa male, e vi sono persino alcune sere, non sempre al venerdì che poi è facile dire che al venerdì uno è contento, e comunque anche questo è un evento raro, nelle quali torno a casa con una certa moderata condizione di contentezza.
La maggior parte delle volte rientro decisamente svuotato; con zero voglia di fare qualunque cosa e persino con nessuna voglia di progettare eventi futuri.
Tra l'altro è possibile ch'io ne abbia anche già parlato nel blog da qualche parte... tutto questo per dire che la grande costante della mia esistenza è la voglia di eremo che pugna con l'esigenza di comunicare questa condizione e quindi con la ricerca di una, seppur limitata, socialità; probabilmente se mai dovessi ritirarmi in un eremo prenderei a importunare i sassi.
E' stupefacente riuscire ad ambire alla solitudine sentendo la necessità di comunicarlo agli altri; spesso e volentieri vogliamo qualcosa e pure il suo contrario... l'importante è rendersene conto e apprezzare l'ironia della cosa.
martedì 22 aprile 2014
Comunicazione e sogni
Partirò dalla seconda parte dell'argomento.
La notte scorsa ho sperimentato qualcosa che non mi accadeva dai tempi dell'adolescenza; mi sono trovato nel mezzo di un sogno inquietante e incapace di muovermi.
In gioventù sarei stato preso dal panico, ma il mio sistema di controllo ha prontamente reagito; sono rimasto incapace di muovermi, ma mi sono reso immediatamente conto del fatto che si trattava di un sogno e questo è avvenuto attraverso il riconoscimento di dettagli sbagliati.
Nel sogno c'era un comodino, che non ho e uno spazio vuoto a destra del letto che, nella realtà, non è presente.
L'ultima volta che ho avuto un sogno simile la trama prevedeva il mio rapimento da parte degli alieni; X-Files e tutta la fantascienza vista mi ha profondamente influenzato, ma il sogno si è risolto con la pirocinesi e la combustione degli alieni.
Questa volte l'idea generale era sempre quella del rapimento alieno, con tre luci colorate, ma ho dovuto trovare il modo di svegliarmi perché non sono riuscito a modificare il sogno.
Che i miei sistemi di controllo inizino a risentire del tempo che passa?
Ho idea che il loro funzionamento fuori dai normali parametri possa essere imputato allo stress generale; del resto fare da badante non è esente da stress e questo serve come introduzione al capitolo successivo.
Ultimamente, direi ormai da qualche anno, ho osservato una cosa peculiare; sovente viene ignorato quel che dico, oppure viene frainteso a seconda del comodo dell'interlocutore.
E' un comportamento molto interessante, certo fonte di irritazione, ma ciò non toglie che sia qualcosa di peculiare; devo dire che ci vuole un po' di distanza per non cedere alla tentazione del complotto, però ha come causa generale il fatto di evitare di farmi parlare... del resto che parlo a fare?
Questa osservazione contribuisce, però, alla mia irritazione generale nei confronti dell'umanità.
Continuo a considerare il romitaggio una scelta ragionevole.
La notte scorsa ho sperimentato qualcosa che non mi accadeva dai tempi dell'adolescenza; mi sono trovato nel mezzo di un sogno inquietante e incapace di muovermi.
In gioventù sarei stato preso dal panico, ma il mio sistema di controllo ha prontamente reagito; sono rimasto incapace di muovermi, ma mi sono reso immediatamente conto del fatto che si trattava di un sogno e questo è avvenuto attraverso il riconoscimento di dettagli sbagliati.
Nel sogno c'era un comodino, che non ho e uno spazio vuoto a destra del letto che, nella realtà, non è presente.
L'ultima volta che ho avuto un sogno simile la trama prevedeva il mio rapimento da parte degli alieni; X-Files e tutta la fantascienza vista mi ha profondamente influenzato, ma il sogno si è risolto con la pirocinesi e la combustione degli alieni.
Questa volte l'idea generale era sempre quella del rapimento alieno, con tre luci colorate, ma ho dovuto trovare il modo di svegliarmi perché non sono riuscito a modificare il sogno.
Che i miei sistemi di controllo inizino a risentire del tempo che passa?
Ho idea che il loro funzionamento fuori dai normali parametri possa essere imputato allo stress generale; del resto fare da badante non è esente da stress e questo serve come introduzione al capitolo successivo.
Ultimamente, direi ormai da qualche anno, ho osservato una cosa peculiare; sovente viene ignorato quel che dico, oppure viene frainteso a seconda del comodo dell'interlocutore.
E' un comportamento molto interessante, certo fonte di irritazione, ma ciò non toglie che sia qualcosa di peculiare; devo dire che ci vuole un po' di distanza per non cedere alla tentazione del complotto, però ha come causa generale il fatto di evitare di farmi parlare... del resto che parlo a fare?
Questa osservazione contribuisce, però, alla mia irritazione generale nei confronti dell'umanità.
Continuo a considerare il romitaggio una scelta ragionevole.
domenica 20 aprile 2014
Società
Il vivere in un branco molto vasto ha delle spiacevoli conseguenze e la misura della "spiacevolezza" non è preventivabile in anticipo; la si scopre in itinere ed è sempre diversa.
Alcune cose non sono socialmente accettabili, per cui ci si ritrova a fare cose che si vorrebbe non fare e a mostrarsi affabili, o per lo meno urbani, anche in quei contesti nei quali si vorrebbe esprimere le proprie opinioni con il badile.
Non bisogna vedere questo atteggiamento come un sinonimo di falsità; spesso ci si comporta così per non urtare la sensibilità altrui, ammesso e non concesso che tale sensibilità sia un ente reale, o perché sovente è più semplice sopportare, per poco tempo... si spera, una situazione spiacevole piuttosto che montare un caso, invocare la giustizia divina e perdersi in "perché" e "per come" che raramente servono alla scopo.
Veicolare, con argomenti o con il silenzio, un concetto non è un affare semplice; richiede che l'interlocutore sia predisposto ad ascoltare e che chi parla sia disposto anche a diffondersi in ampi e dettagliati, alla richiesta, "spiegoni"... se si comunica con il silenzio bisogna che l'interlocutore sia abbastanza empatico da capire il significato del non detto.
Tutto questo per dire che noi viviamo in un branco di circa sette miliardi di individui, costituito da complesse relazioni interpersonali e a volte si agogna a uno spazio pro-capite minimo di 38chilometri quadrati.
Alcune cose non sono socialmente accettabili, per cui ci si ritrova a fare cose che si vorrebbe non fare e a mostrarsi affabili, o per lo meno urbani, anche in quei contesti nei quali si vorrebbe esprimere le proprie opinioni con il badile.
Non bisogna vedere questo atteggiamento come un sinonimo di falsità; spesso ci si comporta così per non urtare la sensibilità altrui, ammesso e non concesso che tale sensibilità sia un ente reale, o perché sovente è più semplice sopportare, per poco tempo... si spera, una situazione spiacevole piuttosto che montare un caso, invocare la giustizia divina e perdersi in "perché" e "per come" che raramente servono alla scopo.
Veicolare, con argomenti o con il silenzio, un concetto non è un affare semplice; richiede che l'interlocutore sia predisposto ad ascoltare e che chi parla sia disposto anche a diffondersi in ampi e dettagliati, alla richiesta, "spiegoni"... se si comunica con il silenzio bisogna che l'interlocutore sia abbastanza empatico da capire il significato del non detto.
Tutto questo per dire che noi viviamo in un branco di circa sette miliardi di individui, costituito da complesse relazioni interpersonali e a volte si agogna a uno spazio pro-capite minimo di 38chilometri quadrati.
giovedì 17 aprile 2014
Inizia l'estate
Prematuro?
Grazie ai Numi al mattino e alla sera le temperature sono ancora accettabili, restando sotto la decina di gradi, ma di giorno si schiatta di caldo.
Vabbè; "schiattare" forse è eccessivo, se c'è un po' di brezza fresca si sta bene anche al sole, ma oggi, per la prima volta, ho avuto un caldo porco in corriera.
Dovrò documentarmi sull'espressione "caldo porco", anche se presumo che dormire con un maiale faccia decisamente caldo; esperienza che, comunque, non tengo a fare.
Va da sé che non c'è più la mezza stagione, qui una volta era tutta campagna e di mamme ce n'è una sola... la qual cosa è a volte una fortuna.
Inizio, in via preventiva, a star male al pensiero del precipitarsi dell'Estate in corsa e oggi ho sfoggiato il bellissimo, pubblicitario, ventaglio giapponese; inizierò ad andare in giro anche con un asciugamani.
E' riconosciuto, it is known, che l'asciugamano è indispensabile qualora si debba, per esempio, affrontare una truppa Vogon e avrà certamente la sua porca funzione se si deve scappare dalla Bestia Bugblatta di Traal; tra le sue molte funzioni c'è anche quella, non meno utile, di tergere il sudore.
Probabilmente non avrò bisogno dell'ombrello perché il percorso a piedi verso il lavoro è sufficientemente in ombra.
L'obiettivo, anche quest'anno, è quello di riuscire ad arrivare ad ottobre con il consueto pallore, o per lo meno riuscire a sollecitare il meno possibile la melanina... che, del resto, devo possedere in misura veramente minima; sindacale potrei dire.
Grazie ai Numi al mattino e alla sera le temperature sono ancora accettabili, restando sotto la decina di gradi, ma di giorno si schiatta di caldo.
Vabbè; "schiattare" forse è eccessivo, se c'è un po' di brezza fresca si sta bene anche al sole, ma oggi, per la prima volta, ho avuto un caldo porco in corriera.
Dovrò documentarmi sull'espressione "caldo porco", anche se presumo che dormire con un maiale faccia decisamente caldo; esperienza che, comunque, non tengo a fare.
Va da sé che non c'è più la mezza stagione, qui una volta era tutta campagna e di mamme ce n'è una sola... la qual cosa è a volte una fortuna.
Inizio, in via preventiva, a star male al pensiero del precipitarsi dell'Estate in corsa e oggi ho sfoggiato il bellissimo, pubblicitario, ventaglio giapponese; inizierò ad andare in giro anche con un asciugamani.
E' riconosciuto, it is known, che l'asciugamano è indispensabile qualora si debba, per esempio, affrontare una truppa Vogon e avrà certamente la sua porca funzione se si deve scappare dalla Bestia Bugblatta di Traal; tra le sue molte funzioni c'è anche quella, non meno utile, di tergere il sudore.
Probabilmente non avrò bisogno dell'ombrello perché il percorso a piedi verso il lavoro è sufficientemente in ombra.
L'obiettivo, anche quest'anno, è quello di riuscire ad arrivare ad ottobre con il consueto pallore, o per lo meno riuscire a sollecitare il meno possibile la melanina... che, del resto, devo possedere in misura veramente minima; sindacale potrei dire.
martedì 15 aprile 2014
La Coscienza di Zeno
Oggi sono andato in libreria; quale novità...
Ebbene; quando esco dal lavoro, con gli zebedei in rivolta e un nervoso col quale potrei alimentare una città, oppure quando sono depresso e asfaltato da quanto avviene in studio, ho, al rientro verso la fermata della corriera, due opzioni: il forno o la libreria.
Il forno mi è indispensabile quale distributore di endorfine, che mi vengono propinate nelle varie forme nelle quali può presentarsi il cioccolato; la libreria perché ai libri non si dice mai di no e mi serve come shopping terapeutico... del resto, è vero, i libri sono l'unica cosa che acquisti e ti rendono più ricco.
Avendo preso una prodigiosa, quanto intensa, torta al cioccolato ieri, oggi sono andato in libreria; l'intenzione non era proprio quella di comprare un libro, anche perché mi sono appena arrivati tre libri a tema Bisanzio, ma era mia intenzione lasciarmi ispirare dal momento.
Non ho trovato nulla da comprare, in compenso ho visto la copertina mortaccina de "La coscienza di Zeno".
Capisco che il successo di "Twilight" abbia indotto le case editrici a sfornare i classici con copertine conturbanti; sono disposto a essere comprensivo nei confronti del "figo" di turno schiaffato sulla copertina di "Jane Eyre", "Il rosso e il nero", "Cime tempestose" e via di seguito, ma schiaffare un bellone moratccino sulla copertina de "La coscienza" mi pare una presa in giro.
Non fraintendetemi, a me "La coscienza" è piaciuta moltissimo; l'ho letta e riletta assaporandola, ma posso dire molte cose di questo libro, tranne che possieda il trasporto romantico di "Cime tempestose" o "Dei promessi sposi"... e anche su quest'ultimo il trasporto romantico sarebbe opinabile (altro romanzo che, comunque, ho apprezzato... da adulto).
Il fine non giustifica i mezzi e tentare di proporre ai giovani lettori "La coscienza" come romanzo "romantico" vuol dire prenderli in giro.
"La coscienza di Zeno" non è un romanzo romantico; il protagonista vive una esistenza grigia e ci tiene a mostrarcela in tutto il suo grigiore... è un romanzo bellissimo, ma NON ha alcuna intenzione di descrivere i tormenti amorosi del Conte di Fontanabroccola, per la bella e onesta figlia del priore di Gallinella che insegna nella locale scuola per fanciulle di Contignaco.
Trovo questa operazione commerciale veramente brutta.
Il prossimo passo quale sarà? mettere un bellone mortaccino e depresso in copertina del racconto "La giara" di Pirandello? "Uno, nessuno e centomila" spacciato per novella amorosa del secolo?
Io avrei delle remore anche a definire "I promessi sposi" un romanzo "romantico", pur essendoci al centro della vicenda una storia d'amore.
Ebbene; quando esco dal lavoro, con gli zebedei in rivolta e un nervoso col quale potrei alimentare una città, oppure quando sono depresso e asfaltato da quanto avviene in studio, ho, al rientro verso la fermata della corriera, due opzioni: il forno o la libreria.
Il forno mi è indispensabile quale distributore di endorfine, che mi vengono propinate nelle varie forme nelle quali può presentarsi il cioccolato; la libreria perché ai libri non si dice mai di no e mi serve come shopping terapeutico... del resto, è vero, i libri sono l'unica cosa che acquisti e ti rendono più ricco.
Avendo preso una prodigiosa, quanto intensa, torta al cioccolato ieri, oggi sono andato in libreria; l'intenzione non era proprio quella di comprare un libro, anche perché mi sono appena arrivati tre libri a tema Bisanzio, ma era mia intenzione lasciarmi ispirare dal momento.
Non ho trovato nulla da comprare, in compenso ho visto la copertina mortaccina de "La coscienza di Zeno".
Capisco che il successo di "Twilight" abbia indotto le case editrici a sfornare i classici con copertine conturbanti; sono disposto a essere comprensivo nei confronti del "figo" di turno schiaffato sulla copertina di "Jane Eyre", "Il rosso e il nero", "Cime tempestose" e via di seguito, ma schiaffare un bellone moratccino sulla copertina de "La coscienza" mi pare una presa in giro.
Non fraintendetemi, a me "La coscienza" è piaciuta moltissimo; l'ho letta e riletta assaporandola, ma posso dire molte cose di questo libro, tranne che possieda il trasporto romantico di "Cime tempestose" o "Dei promessi sposi"... e anche su quest'ultimo il trasporto romantico sarebbe opinabile (altro romanzo che, comunque, ho apprezzato... da adulto).
Il fine non giustifica i mezzi e tentare di proporre ai giovani lettori "La coscienza" come romanzo "romantico" vuol dire prenderli in giro.
"La coscienza di Zeno" non è un romanzo romantico; il protagonista vive una esistenza grigia e ci tiene a mostrarcela in tutto il suo grigiore... è un romanzo bellissimo, ma NON ha alcuna intenzione di descrivere i tormenti amorosi del Conte di Fontanabroccola, per la bella e onesta figlia del priore di Gallinella che insegna nella locale scuola per fanciulle di Contignaco.
Trovo questa operazione commerciale veramente brutta.
Il prossimo passo quale sarà? mettere un bellone mortaccino e depresso in copertina del racconto "La giara" di Pirandello? "Uno, nessuno e centomila" spacciato per novella amorosa del secolo?
Io avrei delle remore anche a definire "I promessi sposi" un romanzo "romantico", pur essendoci al centro della vicenda una storia d'amore.
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