venerdì 16 dicembre 2011

Nuovo praticante

Pare che per due anni avremo un altro praticante, che per comodità chiamerò Ciminiera2*, il quale pare essere un modello "Vento".
Vi sono alcune differenze:
- in questo modello, ad esempio, è stata migliorata la dotazione neurale, per cui, invece di una mezza arachide, in vacanza di serie, in dotazione nel precedente modello, è stata inserita una arachide intera della quale almeno metà, ma in taluni giorni anche i tre quarti, è a spasso da qualche parte. La parziale, o completa, vacanza dell'arachide neurale è, insomma, la caratteristica principale di questi modelli;

- è stata migliorata l'interfaccia utente; parlano entrambi assassinando l'italiano, causando la spontanea autocombustione dei dizionari in area, ma il nuovo modello ha fatto un corso di bon-ton; continua a non lavarsi le mani quando va in bagno, ma l'arroganza, di serie e preponderante nel modello Vento, nel modello Ciminiera è stata posta in secondo piano.

Ciminiera2 è riuscito da solo a trovare la luce del bagno, che è il locale che frequenta con maggiore assiduità, ma dorme in piedi come Vento: dalle mie parti lo si definisce un "bamboccione", uno che non sa pulirsi il cu... ehm... non è in grado di compiere in autonomia le più semplici operazioni.
Per introdurre a modo Ciminiera2 riporterò alcuni aneddoti:

- ha impiegato dieci minuti per creare una cartella e spostarvi all'interno due file creati da lui;

- non trovava un file, creato da lui, sino a quando non si è reso conto di averlo lasciato sul desktop (il suo desktop, merito della mia assidua presenza di Mago Malvagerrimo, è praticamente privo di icone);

- ieri abbiamo avuto il seguente dialogo:
io:"fai una cartella pippo disegni nella cartella EMME e spostaci il file che hai fatto"
dopo qualche minuto... lui:"dove lo metto il file?"
io:"uhmpf...fai una cartella pippo disegni nella cartella EMME e spostaci il file che hai fatto"
dopo qualche minuto lo sento che borbotta, lui:"M... M..."
io:"no, cerca in E perché la ditta si chiama EMME e stammi a sentire quando ti parlo"

-ieri ha spento il computer e mi dice che doveva fare gli aggiornamenti, dato che lavora su un pc figlio della MIR, quindi a carbonella, gli ho detto di non farglieli fare questi aggiornamenti perché volevo tornare a casa prima del 21/12/2012... che poi mi finisce il mondo.
lui:"...e come si fa?"
mi alzo e lo spengo io; ma leggere ti sa fatica?

La cosa irritante è che gli dico di fare delle cose, non ho tempo né di ripetergliele né di farle io o di spiegargliele a prova di deficiente e questo mi guarda; mi irrita in un modo terrificante questa cosa... non stare lì a guardarmi come un'aringa carbonizzata; produci!

Questo elemento me lo dovrò sorbire per due anni; se sono sopravvissuto a Vento dovrei riuscire a sopravvivere anche a questo.


*: Ciminiera2 perché avevo, tempo fa, un altro collega che chiamavo, durante le mie lamentazioni, Ciminiera; era un geometra, non particolarmente acuto ma neppure un disastro, che fumava talmente tanto da odorare di posacenere non lavato e con incrostazioni di cenere più che decennali; questo è uguale, solo più stupido.

domenica 11 dicembre 2011

"Francia o Spagna...

...basta che si magna"
Certo, da quando l'Impero di Filippo II è andato a pumitrozzole, o se preferite a rotoli, la Spagna non è più così importante, letteralmente, nel detto, ma basta far salvo il principio per comprendere un po' come si fanno le cose in Italia; a noi non importa chi è al potere, basta riempire la panza.
C'è anche da considerare il fatto che, almeno da quando la Chiesa è divenuta una voce così importante, e ingombrante, nella nostra storia, l'Italia è una nazione sponsorizzata dalla Provvidenza; un po' come "i promessi sposi" insomma.
Da circa 500 anni navighiamo a vista e sempre sull'orlo del disastro e confidiamo nelle potenze celesti che, certamente, non mancheranno di mettere una pezza.
Dobbiamo anche considerare che l'andazzo generale è quello di tirare a fregare il prossimo riuscendo, nel contempo, a non farsi fregare dal prossimo; con questa premessa è un miracolo che si sia sopravvissuti così a lungo e si sia riusciti a produrre così tanto.
Quello che la situazione attuale, e in particolare la posizione di preminenza di Francia e Germania, rafforza in me è la convinzione dell'esistenza del Genius Loci.
In origine Carlo Magno fondò il Sacro Romano Impero che, in competizione con il ruolo di Bisanzio, voleva porsi come continuatore ed erede del defunto Impero Romano; certo la prognosi non era esatta, l'Impero Romano esisteva ancora nella sua incarnazione greca, ma era più conveniente darlo per morto, anche perché al momento troppo lontano e debole per essere efficace fuori dai confini.
I Franchi però avranno parecchi problemi a tenere in funzione il Sacro Romano Impero e l'onere passò sulle spalle tedesche.
I tedeschi ci proveranno in tutte le maniere possibili, dimostrando anche una certa miopia riguardo agli equilibri di forza e ai mutamenti storici, a mantenere unito l'Impero, ma per molto tempo l'egemonia tedesca sull'Europa resterà solo un'idea contrastata un po' da chiunque; l'Austria-Ungheria, la Francia, la Spagna per un breve periodo, e grazie all'oro dell'America del sud, e, per quel che riguarda l'est, la Russia... è che loro ci hanno sempre creduto tantissimo a questa fola della supremazia.
L'Inghilterra continuerà a considerare il continente isolato e ad avere pochi interessi oltre manica.
Non ostante la prima guerra mondiale persa, contro, tra gli altri, la Francia, la Germania si imbarcherà in una seconda guerra mondiale che, per fortuna, perderà nuovamente nel tentativo di concretizzare l'egemonia sbandierata da Carlo alla fondazione del Sacro Romano Impero.
Dopo il 1947, però, dopo almeno 70 anni, ecco che la Germania è nuovamente vicina al controllo dell'Europa e, stavolta, si avvale dell'appoggio della Francia; non vi sembra un riedizione moderna del Sacro Romano Impero? Va bene... dovrebbe esserci anche l'Italia in mezzo, ma noi abbiamo sempre avuto un ruolo marginale nel Sacro Romano Impero e adesso non è poi così diverso.
Gli stati, non so come altro chiamarli se non Genius Loci, sgomitano tra loro per conquistare la bella Europa che, a mio modesto parere, è meglio se continua a scorrazzare sulla schiena di Zeus e non dar peso a questi demoni "minori".
I romani avevano visto giusto.
Il Genius Loci italico deve essere quello smemorato, artistoide, perennemente tra le nuvole, che annuisce con aria saputa alle conventions dei Genius Loci, pur non capendo assolutamente un tubo di quello che gli altri dicono, e continua a fare il gaudente... non è che sia stupido, è che proprio non gli interessa.

sabato 10 dicembre 2011

Franche letture

Per un non so bene qual motivo, la mia libreria si compone, in massima parte, di libri scritti da autrici italiane; sospetto ch'io sia in cerca della "Bellonci", ovvero di qualcuna che possa sostituirla e che mi dia, leggendola, le stesse sensazioni che mi fornisce il lessico prezioso della Bellonci.
A seguire sono numerosi, anche perché il mercato ne è invaso, gli autori anglofoni; seguono poi torme di autori di etnie e culture più disparate.
Un esiguo, anche se se non minuto, numero dei mie libri proviene da Oltr'Alpe e, per la precisione, dalla Francia.
Ho notato, nella maggior parte di libri francesi che ho letto, una presenza, costante e più o meno accentuata, di gallicanesimo.
Presumo che vengano tirati su a suon di detti quali: "Di Francia ce n'è una sola", "E' sempre bella la Francia nel mondo" e "Ogni francese è bello a Francia sua".
Mentre leggi un libercolo francofono di Francia, non so come siano le cose in Québec, fa sempre capolino, più o meno annunciata da fanfare pompose, sventolii di palme e tappeti rossi, la Grandeur Française; essendo poi una presenza discreta, si piazza tra le pagine e non se ne va più via... resta lì e ogni tanto fa squillare le trombe, perché non si sa mai che ci si dimentichi della sua esistenza.
A me la Francia sta anche simpatica, anche la lingua francese mi sta simpatica, per i francesi mi riservo di valutare caso per caso, gente discutibile ce n'è un po' ovunque, ma pare che sia proprio più forte di loro e debbano rimarcare quanto la Francia sia bella, buona, simpatica, intelligente...
Dopo alcune esperienze passate, per quanto attirato da volumi francofoni, va a finire che li guardo con diffidenza perché, onestamente, non mi interessa: sapere che la radio è stata inventata da una signora di Reims perché voleva parlare con la cugina di Lione; che a Narbonne è stato costruito il primo telefono da un parigino colà residente che voleva avere notizie fresche dalla capitale; che la prima missione sulla luna partì dal cosmodrome di Bordeaux; che a Lascaux si tenne la primissima esposizione nazionale di pittura parietale e che Mont Saint Michel è la culla civiltà occidentale... basta!
Il patriottismo, quando diviene nazionalismo coincide con il provincialismo.
Probabilmente noi italiani siamo troppo esterofili per cui qualunque scemenza è sicuramente bellissima se fabbricata all'estero, perché, diciamocelo, basta un nome straniero perché le cose acquistino un'aura particolare; pensate a quanti bambini sono stati battezzati con parole imbarazzanti da usare come nome, ad esempio canale, o con nomi scritti in modo atroce, Maicòl... per dirne una, accompagnati da un cognome italianissimo solo perché il nome foresto fa tendenza.
Mi piacerebbe leggere un libro francofono senza dovermi sentire dire ogni tre per due quanto la Francia sia incommensurabile; in medio stat virtus... e i romani sono stati in Francia per un bel po', quindi dovrebbero conoscerlo anche loro questo detto.
Ricordo che tempo fa su Antenne Deux vidi una trasmissione di cinema e rimasi sconvolto perché la presentatrice prendeva in giro un film americano perché nazionalista in modo disarmante; il film aveva, a causa di questo nazionalismo, persino involontari esiti comici, ma i francesi non sono diversi... due pesi e due misure.
MI ricordo anche che in un film francese pareva che il servitore indiano seguisse il capo francese solo perché quest'ultimo, dopo avergli sterminato il villaggio donando ai "selvaggi" coperte infette con vaiolo, gli aveva insegnato il francese... éh già.
So che se vi impegnaste, cari francesi, potreste riuscire ad essere po' meno provinciali.

venerdì 9 dicembre 2011

Piatti

Ieri sera ero un po' provato e, a un certo punto, mi sono trovato a prendere un piatto avendo dimenticato altrove la testa e ho rotto, perché non stavo prestando attenzione a quel che facevo, un piattino di ceramica.
Questo evento ha aperto un nuovo capitolo di ricordi familiari, iniziato con: "non preoccuparti, era un servizio da caffè da sei, preso coi punti, ma io ho rotto una tazza tempo fa e quindi adesso è di nuovo pari".
Mia madre, con l'aiuto di mio padre, ha iniziato a ricordare, esibendo i superstiti, i servizi caduti nella battaglia per il lavaggio nei loro quarantuno anni di matrimonio.
Quando si sposarono le zie di mio padre regalarono loro un servizio che, a detta delle zie, avrebbero usato per moltissimi anni a venire e che per almeno mezzo secolo li avrebbe accompagnati; i primi a cadere furono i piatti piani, indi anche i fondi perirono sul campo.
Sopravvisse solo una zuppiera, che ora non viene mai usata ed è tenuta in una sorta di riserva.
Il servizio durò cinque anni; un decimo del preventivato.
Mia madre, nei primi dieci anni di matrimonio, riuscì a sterminare: tre servizi di piatti, due servizi di bicchieri (i calici, più fragili, perirono nel giro di pochi mesi) e due servizi da caffè.
Conserviamo ancora due servizi da caffè, dono di nozze, solo perché vennero rinchiusi, al sicuro, in una vetrinetta.
I miei decisero di abolire i servizi di piatti raffinati, porre un veto alla porcellana e si dotarono di robusti piatti in vetro, colore verde, dello spessore di tre millimetri che ancora resistono agli urti del tempo. Per precauzione ne presero una ventina sia di piatti piani, che di piatti fondi. Abbiamo anche un'altra serie di piatti in vetro, più sottili, ma hanno subito i colpi dell'avversa fortuna e sono stati un po' decimati.
Ci siamo anche dotati di lavastoviglie, ma mia madre la usa come un costoso scolapiatti.
Devo dire che nella mia carriera di lavapiatti annovero solo pochi caduti, ma in casa mia abbiamo solo roba robusta.

martedì 6 dicembre 2011

Onomatopee

Ci sono giorni nei quali è l'unica forma di comunicazione che vorrei usare col prossimo e il numero delle espressioni usate sarebbe ridotto a vari gradi di "grrrr".
Oggi è uno di questi giorni, dove le cose potendo andare storte lo faranno, dove sfoltirei volentieri il genere umano solo perché mi rivolge la parola e dove riuscire ad essere, almeno, urbano costa una fatica erculea.
Il mantenermi urbano non mi impedisce di avere un tono gelido e parlare a monosillabi, del resto se mi girano gli zebedei mica posso tirare dritto e fingere che non stia accadendo nulla.
Farei anche molto volentieri a meno di essere urbano, ma non posso mandare a fanculo chiunque, dire due ragionasse al Capo, sbranare lo stagista per la sua fastidiosissima inerzia, prendermela con la gente stupida solo per la sua stupidità, prendere la capoccia di chi proprio non vuole capire e sbattergliela contro al muro e dire a chiunque la mia opinione, senza filtro, su di loro.
Perché la verità, oltre a fare male, a volte è assolutamente inutile dirla; chi dovrebbe ascoltare e capire, non fa né l'una né l'altra cosa... a che pro, quindi, sprecare del fiato?
Se sto zitto non vuol dire che la cosa mi piaccia o che non mi interessi, ma che non c'è una soluzione diversa e in giorni come questi se aprissi bocca ne verrebbero fuori cose terribili; non ostante il sole, sopra di me si agitano nubi temporalesche.
Insomma; girate al largo che oggi mordo... se va bene.

giovedì 1 dicembre 2011

Incommentabile

Giugno 2011
"salve, devo venire a rilevare casa sua, quando posso venire?"
"quando vuole, può al pomeriggio verso le 18:30?"
No che non posso, io finisco di lavorare alle 19:00 e non intendo fare un rilievo di mezza giornata alla sera per te
"Mi spiace, ma mi ci vorrà MINIMO mezza giornata, mi fa sapere una data?"

Dicembre 2011
"domani alle 10:30 potrebbe, forse, può darsi, esserci qualcuno e può venire a fare il rilievo"
Ti sei proprio affrettato a darmi una data, complimentoni; peccato ch'io domani non ci sia. Il campo mi dice di aspettare e richiamarlo per mandare qualcuno, ma la stagista ha finito lo stage, io non ci sono e attendo istruzioni dal capo.
"mi fate sapere se venite o meno??"
Telefono al capo che mi dice "arrangiati"; obbedisco... basta saperlo.
"domani non è possibile, mi dia un'altra data ma si ricordi che mi ci vorrà ALMENO mezza giornata"
"come mai così tanto?"
"perché se ci sono dei cambiamenti io devo misurarli e ci vuole tempo" Idiota... non è complicato.
"umpf... vabbè"
Hai poco da fare lo scocciato, il mondo è pieno di tecnici, se non ti sta bene vai altrove, ma, soprattutto, vai a Quel Paese.


Vie brevi
Ovviamente la via più breve per chiedere a uno studio tecnico se hanno trovato da loro qualcosa che hai perso, è fare un fax.
Vediamo nel dettaglio:
1) dici alla segretaria di mandare un fax allo studio tale nel quale dici di aver dimenticato da loro la tal cosa;
2) la segretaria scrive il fax al computer e lo invia;
3) il fax lo riceve e stampa un foglio;
4) io prendo il foglio, rido, e lo deposito sulla scrivania del capo il quale guarderà dove mette le varie cose.
Non era più semplice ed economico fare una telefonata?
L'UCAS, ufficio complicazione affari semplici, non dorme MAI.

bzzz...ghzz...frrr

Avete presente quando cercate di fare qualcosa, ma il cervello decide che nel mentre deve pensare ad altre dieci cose? Il risultato è un rumore di fondo, una interferenza sinaptica che vi impedisce di comunicare coi neuroni e questi fanno quello che gli pare.
Il risultato è l'apparire della scritta "attendere prego", che lampeggia come una grossa insegna al neon, sulla vostra capoccia.
Bisogna operare però una distinzione: a volte i neuroni sonno occupati in mille altre attività e pensieri e non hanno certo tempo di occuparsi di una cosa triviale come la vostra vita, mentre a volte sono rimasti a letto e hanno lasciato solo il portiere a svolgere tutto il lavoro.
E' abbastanza frequente, quando dormo poco, il secondo caso; certo vale più il mio portinaio dell'occupante della scatola cranica di Vento, ma le arachidi tostate, si sa, non brillano per intelligenza e lui ha giusto una mezza arachide.
Il primo caso capita per eccesso di stimoli, per cui non c'è un neurone libero, manco Vocabolo, che possa occuparsi della vita reale; sono troppo occupati a scriversi bellissime sceneggiature e a valutare i più disparati fatti.
In questa condizione, è il caso odierno, al lavoro concludo poco e i miei sogni si incrinano; perdo la rete contenitiva dell'autocontrollo.
Stanotte ho sognato una sorta di invasione zombie, che non perdevano pezzi ed erano molto lindi, a me le cose truculente non piacciono, che ho eliminato a fulmini e con l'ausilio di una serie di macchine volanti piccole ed intelligenti. Poteva andare bene, se non fosse per gli zombie bene educati, per un fumetto Marvel.
L'unico modo per tornare produttivi è dormire; la tastiera però è scomoda e la scrivania dell'ufficio potrebbe non essere il posto più salubre dove appisolarsi.
Oggi avrò poche funzioni, i neuroni sono impegnati a fare dell'altro.