venerdì 30 settembre 2011

In piedi

Ricordo che quando ero più giovane, e andavo ancora a scuola, quando la sveglia suonava alle 5:30 io rispondevo sempre con suoni inarticolati, onomatopee per la maggior parte, simili a "sgrunt, umpf, snort" e, spesso, più prosaicamente, con uno sbadiglio contenuto.
Dovevo comunque essere abbastanza silenzioso, perché a quell'ora della mattina i miei dormivano e non mi pareva carino buttarli giù dal letto a un orario così antelucano.
Da quando lavoro e la sveglia è più clemente, suona alle 7 ma del resto lavoro in paese e vado in studio a piedi, la maggior parte delle volte rispondo al suono della sveglia con "obbedisco"; ho Garibaldi alla risposta.

Inizierò a produrre qualcosa: devo provare a ricavare un posto per degli impianti che non richieda la chiusura di porte di ingresso...

giovedì 29 settembre 2011

I giorni della settimana

Non mi sono dimenticato del blog, non lascerò che questa povera creatura patisca la fame, ma ho avuto un periodo lavorativo intenso; ne sono contento, se si lavora a volte, anche se non è scontata la cosa, si prende anche lo stipendio regolarmente, ma questo mi ha lasciato poco tempo per il blog... e tantissima stizza in compenso.
Tutto questo nervoso mi ha fatto notare alcune costanti nell'andamento umorale della mia settimana e visto che al momento ne ho pieni gli zebedei di correre a dietro alle più disparate cose, dato che non posso neppure uscire per quindici minuti visto che mi hanno lasciato da per me, ve ne rendo partecipi.

Lunedì
Al lunedì il cervello è in sciopero generale o chiuso per ferie, comunque sia i neuroni non funzionano e devo fare con il neurone che è rimasto a lavorare in quanto viene comunque erogato un servizio minimo sindacale.
Il risultato è che al lunedì dormirei anche sulla tastiera e non riesco a entrare a regime; questo vuol dire che produco un po' meno del solito e i riflessi sono un po' più addormentati... se poi capita ch'io veda anche la Cosa al mattino, allora la catastrofe d'inizio settimana s'è già parzialmente avverata.

Martedì
Oltre a odiare, ed esserne per questo ricambiato cortesemente, il martedì, in questo giorno sono anche generalmente demoralizzato e depresso; è il giorno migliore per essere una lagna insomma ed io non mi tiro indietro.
L'unica cosa che spero, al mattino destandomi, è che il martedì finisca senza problemi insormontabili e senza vedere la Cosa; quando mi corico sono però, più o meno, depresso esattamente come quando mi levo.
Detesto il martedì.

Mercoledì
E' il giorno nel quale il mio umore è buono, ho anche voglia di lavorare e sono più propositivo. Credo sia il giorno migliore della settimana.

Giovedì
Mi girano talmente tanto gli zebedei che potrei prendere quota; sono stizzito, nervoso e a volte persino iracondo.
Il giovedì dovrei munirmi di un cartello che recita "girare al largo e se ti capita impiccati". Ovviamente devo contenermi sul lavoro, anche quando avrei voglia di mozzicare la scrivania, ma se si potesse ricavare energia elettrica dal nervoso al giovedì potrei alimentare il condominio.

Venerdì
L'aggettivo giusto per descrivere la mia condizione alle 19:00 del venerdì, circa... quarto d'ora in più o mezz'ora in più, è "camolito".
Mi sento indebolito dal continuo lavorio di erosione compiuto dalle camole (tarli), per cui vado a casa trascinandomi, completamente svuotato di energie.
A volte, ma non spesso, ho anche voglia di uscire alla sera per non stare a pensare alla settimana lavorativa.

Sabato
Se non mi si fanno girare vorticosamente gli ammenicoli, perché ogni occasione può essere buona per entrare a contatto con scemenze plateali o comportamenti irritanti, il sabato è il giorno nel quale mi ricarico; sono più sereno e rilassato.

Domenica
In genere la domenica mattina sono pieno di energie; vado a fare gite fuori porta anche lontano, pulisco e metto in ordine... sono attivissimo.
Nel pomeriggio, invece, ho un crollo e divento una sorta di ameba con pochissima voglia di fare alcunché... e in genere mi metto a leggere. La cosa poi mi infastidisce perché mi pare di buttare via la giornata.

Ovviamente ogni singola mattina della settimana lavorativa, così come alla sera, faccio mente locale su cosa sto facendo al lavoro, di cosa mi sto occupando, chi devo sentire e via discorrendo.
Alle volte sogno anche di lavorare e la cosa mi manda in bestia, perché lavoro già a sufficienza da sveglio e non c'è motivo di farlo anche quando dormo.

lunedì 26 settembre 2011

Sogni, Famiglia e... Cosa

Tripartisco il post in appositi paragrafi; potrei probabilmente tenerli distinti e postarli col contagocce, riservandone la pubblicazione per una giornata priva di idee, ma temo che il ricordo possa svanire in fretta.
A volte mi sento un carasside che cammina su due gambe e vive fuori dalla boccia di vetro.

Sogni
Stanotte ho sognato di partecipare a una puntata di "Murder she wrote". La sceneggiatura era completamente nuova, faccio solo sogni originali io, ma essendo che si trattava della Fletcher per me era, nel sogno, la replica di una puntata già trasmessa.
L'omicidio avveniva in un salone di bellezza, al secondo piano, utilizzato abusivamente (mi sono anche dilungato, questa parte la ricordo benissimo, con la proprietà su come fare a sanare l'abuso), in un palazzo di New York; quindi doveva essere un episodio della decima, o della settima, stagione e seguenti.
Ricordo che c'era una scala che alternava gradini, sospesi, di vetro a gradini di legno e che l'omicidio era stato compiuto da una delle proprietarie della lavanderia vicina, che condivideva un cavedio con l'istituto di bellezza, e che era riuscita a far cadere la colpa sulla proprietà.
Il proprietario era, dato che si tratta del primo presunto colpevole, amico di Jessica ed io credo di aver fatto l'assistente della Fletcher; ricordo anche che mi sono detto:"ah... si; scopre la colpevole grazie a dell'acqua, ma non devo dire nulla altrimenti rovino la replica".
IL sogno è avvenuto in inglese; adoro sognare in inglese perché sembra sempre ch'io lo parli così bene... mentre in realtà lo maltratto a dovere anche solo per sputare un qualche pensiero complesso.

Famiglia
Stamane ho scoperto che la mia bisnonna Erminia, nata nel 1872 e morta nel 1955, aveva studiato sino alla terza elementare e amava leggere; ecco quindi da dove arriva la predisposizione alla lettura.
Il risultato, che può apparire modesto, va contestualizzato a dovere.
La mia bisnonna era contadina, così come lo erano i suoi genitori e gli avi prima di questi, e così come lo erano i suoi fratelli e i suoi figli; è andata a scuola sino al 1901, tutto quello che avevano era un pezzo di terra in golena, soggetta alle alluvioni del Po', perché costava meno comprare terra in quella posizione.
Non avevano una casa propria, ma sono sempre vissuti in affitto, probabilmente anche a mezzadria e le macchine agricole all'epoca erano le braccia dei familiari; molti bambini erano molte braccia da poter impiegare nei campi.
La mia bisnonna non ha mai lasciato il borgo natìo di Roccabianca che nei primi anni del secolo doveva essere un posto dimenticato dagli uomini e fuori dai percorsi della storia.
Per quanto mi riguarda arrivare alla terza elementare, considerato tutte le premesse, è un grande risultato.

Cosa
Stamane l'ho intersecata venendo a lavorare e come al solito mi ha augurato buon lavoro; la settimana non inizia benissimo :asd:
Sono giunto alla sosta italiana del libro "Around the world with Auntie Mame", del quale poi parlerò, una volta concluso, su anobii, e ha fatto la sua comparsa cousin Elmore Burnside.
Il libro è stato pubblicato nel 1958, ma il cugino Elmore è il ritratto letterario della Cosa: lo stesso imbarazzante umorismo che fa cadere le appendici e ti fa rimanere come una medusa sulla spiaggia alle due in agosto; lo stesso modo di stare a tavola che ti fa vergognare sin di condividere la stessa stanza... figuratevi il tavolo; lo stesso modo di trattare le persone, ovvero il riuscire a indispettire, urtare, il maggior numero possibile dei presenti nel più breve lasso temporale.
L'autore per definire il cugino Elmore dice spesso "nothing human" e la definizione si applica benissimo anche a Colei Che Noi Non Nominiamo.
Se ve lo state chiedendo ho già provveduto a toccare più volte ferro; in genere non sono superstizioso, ma con la Cosa è diverso... è meglio usare tutte le precauzioni.

domenica 25 settembre 2011

divertissement

"Raumpatrouille"
Che abbiate o meno l'audio il video mostra alcune scene di ballo tratte dalla serie televisiva tedesca "Raumpatrouille"; facevano tantissima vita sociale e ridevano tantissimo.
Questo è un nuovo pezzo del mio tunnel, occupa anche poco posto perché la serie consta di una sola stagione e di ben sette episodi.
Prossimamente mi doterò, appena la pecunia lo permetterà, di una serie di film di fantascienza prodotti nella Germania dell'Est; ultimamente ho bisogno di un po' di buona fantascienza d'annata, quando le cose venivano realizzate con l'ingegno...

sabato 24 settembre 2011

Lavori in corso

Nel tentativo, che temo sia ahimé vano, di recuperare sempre più spazio dai nove metri quadrati nei quali vivo, è pur sempre una stanzetta singola, stamane mi sono recato a Ikea a prendere un po' di cose.
Grazie a quattro bellissime scatole ho potuto infilare un po' di libri, insieme alle mie vecchie musicassette, sotto al letto; ho riordinato l'armadio, i dvd e parte dei libri, alcuni dei quali sono finiti sotto al letto; mentre ero soffocato da dvd, libri e cassette, ho scoperto di avere anche un libro di Kolosimo... quante risate che mi fece fare.
Solo quando si mette in ordine ci si rende conto di quanta roba ci portiamo a dietro, sia utile che inutile; alcune cose sono pesi che ci trasciniamo perché ci ricordano qualcosa, o perché li abbiamo vicino da così tanto tempo da essere divenuti indispensabili.
Nei miei quasi quarant'anni di vita ho accumulato mille e trecento libri, almeno duecento dvd, altri trecento cd, centocinquanta musicassette e almeno 300Gb di dati sparsi in un paio di Hd, senza contare le mie creature sparse un po' ovunque, i vari soprammobili, la cui definizione di ciapapòra è ben più appropriata; tutte queste cose sono sufficienti a definirmi come persona? possono dare un'idea di quel che sono, quel che penso e faccio? Solo parzialmente. Le cose che abbiamo, per quanto siamo ad esse affezionati, e per quanto innumerevoli esse possano essere, non possono definirci.
A volte sfuggiamo persino a noi stessi e ci troviamo capaci di sorprenderci con azioni e pensieri imprevisti.
Tu pensa quante riflessioni che si possono fare mentre si combatte con la polvere armati di straccio e aspirapolvere.

venerdì 23 settembre 2011

Porta

Grazie al fatto che il mal di testa è mutato in un moderato compagno assiduo, ma che si occupa di martellarmi il capo lievemente, coinvolgendo anche una ghiandola salivaria che ha da poco preso a dolermi, sono pronto a rendervi partecipi delle mie osservazioni riguardo alla porta.
Dato il rapporto conflittuale che molte persone hanno con questo elemento, posso formulare alcune ipotesi:

Anfiteatro Flavio
Questo monumento romano è entrato così profondamente nella psiche italica, da farci pensare di essere suoi abitanti; un po' come se potesse contenere cinquantaseimilioni di individui in una volta sola e quindi dato che è privo di porte, possiede varchi senza elementi di chiusura, siamo talmente abituati a passare attraverso gli archi che non chiudiamo più la porta alle spalle... all'anfiteatro Flavio i battenti mica ci sono.

Rura penthe
Se non avete familiarità con Star Trek difficilmente capirete l'allusione e quindi vado a spiegarvi brevemente il riferimento.
Rura Penthe dovrebbe essere un asteroide ghiacciato che i Klingon utilizzano come carcere di massima sicurezza, e sostengono che nessuno è mai potuto scappare. Già agli esordi nel VI° film Kirk e McCoy scappano, con la complicità di Iman che era impegnata a fuggire dalla mani di Shatner, indi nella serie Enterprise anche Archer fugge da Rura Penthe; ai protagonisti in genere queste cose riescono molto bene, ma questo ci fa sospettare che i cancelli di Rura Penthe siano forniti di porte girevoli e tende di perline e che possa trattarsi di una sorta di resort che i Klingon spacciano come carcere per non doverlo dividere con nessuno.
Evidentemente l'italiano medio è molto più trekkies di quel che sembra e brama così tanto un soggiorno su Rura Penthe da immaginare di viverci già tutti i giorni; a che pro chiudere le porte? tanto c'è la tenda di perline.

La tratta degli schiavi
Noi non ce ne rendiamo conto, ma in realtà l'Italia ha mantenuto un commercio di schiavi che vengono impiegati per aprire e chiudere le porte.
Oppure stiamo schiavizzando torme di fatine costrette a chiudere le porte in nostra vece.

ante supermassive
In realtà le porte vengono prodotte con un materiale molto denso che le rende talmente pesanti da essere, una volta aperte, quasi inamovibili e solo alcuni individui, selezionati a causa dei loro geni e del loro ferreo addestramento, chiamato "buona educazione", sono in grado di far ruotare sui cardini le ante sino a provocarne la chiusura.

Interrompiamo le trasmissioni

A causa di un monumentale mal di testa, che mi fa compagnia da stamane, anche se si è un po' attenuato col tempo, oggi non scriverò altro sul blog.
Buon fine settimana e, se non mi esplode la testa, ci sentiamo lunedì.