domenica 13 maggio 2012

Posti che frequento

...e che non frequenterò più, almeno sino a data da destinarsi, dato che il posto sta chiudendo.
Secondo la mia memoria ci sono andato, più o meno, per circa undici anni; ormai era quasi una seconda casa.
Mi spiace che chiuda, ma, insomma, panta rhei os potamòs; troveremo un altro luogo bello come questo da frequentare.

giovedì 10 maggio 2012

Tremante e altre amenità

A parte stamane, perché un ragazzo è stato male in corriera, e spero per lui che non sia nulla di serio e che se la possa cavare con poco, prendo sempre l'autobus per andare al lavoro; lo prendo sempre a un orario preciso, a parte stamane appunto, e quindi ho iniziato a scrutare i miei compagni di pendolarismo.

La corriera offre, per esempio, una serie di impagabili chicche, come un "bagnoschiumi" mollato con nonchalance, alle opinioni dei fidentini, gli abitanti di Fidenza, in merito ad alcuni interventi, diciamo così, sensibili operati sulla città. Le torri sorte davanti alla Stazione, da me ribattezzate con affetto "Baikonur", per la loro aria  da missile pronto a lasciare l'atmosfera, più che altro una speranza, sono definite: "uno sfregio alla città"; il discorso in genere prosegue sul tono:
"per non parlare dell'altra parte"
"quale?"
"l'ingresso da Piacenza; dove c'era il Pinguino"
"ah... si; che orrore!"... l'ultima parola, per l'enfasi con la quale era pronunciata, poteva essere anche in maiuscolo.

In autobus ho meno tempo di farmi coinvolgere dai discorsi degli occupanti, un po' perché si chiacchiera meno, un po' perché gli idiomi usati sono a me sconosciuti, e quindi mi limito a osservare chi prende l'autobus con me; del resto sono sicuro di essere anche io oggetto di osservazioni.
C'è questo giovine, poco più che ventenne insomma, sopracciglia molto curate e doverosamente sagomate a suon di sedute dall'estetista, con una improbabile abbronzatura figlia di un lettino solare usato con religiosa costanza, che dall'inizio di marzo è sempre vestito con una tutina leggera e una maglietta di cotone, seminascosta dalla giacchetta della tuta, e se ne sta alla fermata fumando come un tombino newyorkese in inverno, che là pare fumino di continuo i tombini, e trema come una foglia battuta dal vento.
Non so quanto vento possa correre tra quelle orecchie, ma quando si ha freddo ci si copre di più e si sa che durante le mezze stagioni, quelle che non ci sono più e che ci regalano un tempo altalenante, ci si deve vestire a strati; non lui... a lui piace tremare per circa quindici minuti mentre fuma e aspetta l'autobus.
Avrà degli anticorpi ipersviluppati.

Ieri sera ho incontrato uno:
"Ciao!"
io:"Ciao!"
La notte, lo confesso, ho dormito benissimo lo stesso, ma non ho la più pallida idea di chi mi abbia salutato.
E' ricciolo, con baffi e un pizzetto, una zazzera rossastra e riccia di capelli ed io di conoscenti, o amici, ricci e rossi non ne ho; ho una amica rossa e riccia, ma spero che non decida di farsi crescere i baffi.
Ho anche rovistato nei ricordi, quelli ai quali ho accesso ovvio, per ricordarmi chi fosse, è anche più alto di me di parecchio, ma niente; tutto questo per dire che se non frequento una persona con una certa regolarità tendo a dimenticarmene il viso e inizio a confonderla con molta altra gente, sino a quando ne perdo la fisionomia.
Un nome mi ricollega a una persona e quindi anche ad alcuni fatti, specie se l'ho frequentata per molto tempo e ha significato qualcosa, ma se la frequentazione è stata episodica, sporadica, aperiodica e via di seguito, ci sono buone probabilità che il ricorda venga archiviato e non sia disponibile nell'immediato.
Io nel dubbio saluto sempre.

domenica 6 maggio 2012

Best sellers

Un recente post di Ferruccio Gianola, mi ha fatto venire in mente la mia frequentazione con questi autori che vendono badilate di copie di ogni loro libro; se non proprio di ognuno, la maggior parte dei libri che producono. Per alcuni di loro è previsto anche un film come pubblicano un libro; la mia non è invidia, io non so scrivere e non è neppure il mezzo espressivo a me più congeniale, è solo una constatazione. Non ne ho letti molti e, data la mia venerabile età, si tratta anche di autori che, al momento, non so neppure se possono ancora dirsi "autori di best seller". Dato che ho qualche minuto, in attesa che l'iPod si carichi, in modo che domani possa assolvere alla sua porca funzione, ovvero quella di farmi carburare mentre viaggio in corriera, ho deciso di mettere un simpatico sproloquio in merito.


Wilbur Smith
In casa devo avere cinque suoi libri; i tre sull'Egitto, dei quali ricordo vagamente la trama, uno comprato in edizione economicissima, "La rotta degli squali", del quale ricordo giusto che circa a metà libro i protagonisti zompano come roditori nella stagione dei calori, e un altro libro con un tramonto africano e un paio di leopardi, ma non ci giurerei, in copertina; non sono neppure sicuro che sia suo, ma del resto non mi ricordo nulla di questo volume, il che può voler dire di tutto. Wilbr sa sicuramente scrivere, ti trascina per le pagine e tu leggi, leggi e poi, come chiudi il libro, rimani con quella sensazione di aver trascorso piacevolmente il tempo; a distanza di un paio di giorni ti sei già dimenticato delle trama, dei protagonisti e via di seguito... e questo è un bene, perché le trame ogni tanto si somigliano in modo sospetto (leggete le quarte di copertina). E' una tipica lettura di intrattenimento, non ha alcuna pretesa diversa e gli si perdona volentieri anche qualche trovata poco verosimile.

John Grisham
E' quello dei romanzi ad ambientazione legale che ogni tanto si stanca del genere e scrive qualcosa di diverso. Di suo credo di aver letto quattro libri, comprati in edizione economica, ma me ne ricordo solo uno:"Playing for pizza". Motivo? Un po' per campanilismo, dato che è ambientato a Parma, e un po' perché il libro è proprio carino e con poche pretese. La materia legale è talmente intricata anche oltre oceano, che non potrei ricordarmi una trama di un suo libro del genere neppure se ne andasse della mia vita. Anche lui è bravo a scrivere; a differenza di Smith alla fine di un suo libro si è indignati per le scorrettezze del sistema; ce ne si ricorda? No. Vuole intrattenere e ci riesce.

Ken Follet
Di suo ho letto tre libri, ma ne ho in casa quattro. Ho apprezzato "i pilastri della terra", ho persino preso in sconto, e in edizione economica, "mondo senza fine" ma non l'ho ancora letto. Ogni tanto lui qualche trama inverosimile la propina, a volte ricicla le storie, perché si è sbattuto per documentarsi su una cosa e ci vuole fare su almeno due romanzi; magari fotocopiati, ma tanto che gli frega? vendono comunque. Tutto sommato trovo che a volte i suoi libri abbiano qualche pretesa diversa dal puro intrattenimento. E', come gli altri, un autore di puro intrattenimento.

Dan Brown
Di suo ho letto solo "il codice da Vinci", preso a cinque euro perché pagarlo di più mi pareva eccessivo, e devo dire che il libro si porta via bene. Tutto quello che posso dire è che Brown piglia tutte le trame complottiste del creato e ne fa un libro, pensando pure di aver fatto qualcosa di argutissimo e geniale. Caro Dan; leggiti "il nome della Rosa" e capirai che i libri belli sono fatti in modo diverso. 'Sto qua di pretese ne ha fin troppe.

Un giorno comprai in quel di Bellaria un libro di un certo McDermott; un libro talmente inverosimile, puerile, stupido, con talmente tante di quelle fesserie da essere qualcosa di sconvolgente e speravo che non avrebbero pubblicato mai più altre "robe" sue e, invece, nel tempo ho visto altri suoi romanzi; mi chiedo cosa gli sia rimasto da scrivere, date l'immane cumulo di vaccate scritte in quel libro del quale manco ricordo il titolo. A me gli autori di "best seller" non danno fastidio e ogni tanto qualcuno ne leggo anche, ma sono affezionato ai primi tre che ho citato, questi nuovi scrittori complottisti e virtuosisti della scemenza, un po' mi fanno paura.

venerdì 4 maggio 2012

Scheda del Male

Dopo aver demolito gli ammenicoli, per lungo tempo, i miei manzoniani lettori, non ho più detto nulla di come è andata la vicenda.
Sarebbe lungo, e tra l'altro commetterei una valanga di errori, data la vetustà dell'argomento, fare un riassunto; sappiate che dopo innumerevoli pugne, peripezie e lotte contro le teste della Malefica Scheda, il nostro operato ha superato un primo controllo formale.
Eravamo pronti a consegnare la bestia schifosa, quando la committenza ha fermato tutto perché i soldi sono finiti.
Chissà come a un certo punto un po' di pecunia deve essersi manifestata e due mesi fa, in febbraio, credo, abbiamo finalmente portato tutti gli elaborati, in rigorosa sestuplice copia, tanto per risparmiare della carta, in Comune.
Ora è là; nell'ufficio tecnico, in attesa di essere valutata e poi approvata.
Si realizzerà? Mah... non sono molto fiducioso.
Dati i tempi dovrei anche essere contento se la realizzeranno mai, perché tra PDC e Varianti ci darebbe da mangiare per un bel po' di tempo, ma la mia coscienza ecologista spere vivamente che non se ne faccia niente; significherebbe il raddoppio di una piccola frazione e non è cosa da poco.

La Bestia colpisce ancora

Non molto tempo fa ho descritto le peripezie legate alla Telecom.
Ricordate? Dovevamo avere un numero aggiuntivo, ci soppressero un numero e solo grazie a un veneto potemmo avere finalmente i nostri tre numeri.
Oggi un nuovo capitolo si aggiunge alla saga.
Le comunicazioni col nuovo numero furono da subito fonte di disagio; chi telefonava, e a chi noi telefonavamo, non sentiva nulla. La comunicazione risultava talmente disturbata da essere inintelligibile.
Dopo alcune pressioni del Capo, data la mia scarsa voglia a telefonare alla bestia ecatocefala, mi rassegno al mio destino e chiama il numero clienti.
Operatore: “Guardi; non sento nulla, la comunicazione è troppo disturbata”
Io:”... se non altro non devo spiegarle perché chiamo. Richiamo”.
Telefono un’altra volta e risponde una operatrice diversa la quale, gentilmente, apre una richiesta di guasto e mi dice che mi avrebbe contattato un tecnico e che il problema si sarebbe risolto nel giro di un paio di giorni,
Il tutto accadeva giovedì.
Poco dopo mi richiamano, spiego la situazione e mi dicono che si sarebbero fatti vivi.
Richiamano di nuovo e mi dicono che hanno risolto;
Io:”quindi il problema non si ripresenterà mai più?”
Operatore:”mah... vallo a sapere”
Io:”va bene, però, vede, il problema è sull’altro numero perché su questo la comunicazione è sempre andata bene”
Op:”uhm... la richiamo di là”.
Mi richiama e si accorge che la comunicazione è come se avvenisse attraverso un cumulo di pietre in caduta, così terminiamo la comunicazione e mi richiama sull’altro numero.
Op.:”guardi; è un problema di banda. Avete molti apparecchi attaccati e quindi quando chiamate il VOIP non ha banda e bla... bla... bla... e il VOIP di qui e il VOIP di là... e bla.... bla...”

Io:”il telefono che abbiamo attaccato al vostro router, neppure al nostro, è un banalissimo cordless di una semplicità imbarazzante; pensi che fa solo il telefono”
Op:”davvero? uhm... bhè, allora... ‘petti; la richiamo”
Attendo e mi richiama.
Op:”Abbiamo risolto! Senta; devo aggiornarle il software del router quindi non usi il telefono per i prossimi dieci minuti”.
Io:”io il telefono non lo uso, ma spero anche di non ricevere telefonate”.
Dopo dieci minuti mi richiama e mi annuncia garrulo che hanno risolto tutto:
Io:”si, sono molto contento, ma può chiamarmi sul numero dal quale le ho detto che la comunicazione è disturbata?”

Op:”se vuole la richiamo, ma abbiamo risolto”

Io:”non lo metto in dubbio, ma può richiamarmi sull’altra linea? Grazie”.
Mi richiama sull’altra linea e, in effetti, la comunicazione è chiarissima.
Nel tardo pomeriggio sentiamo il bisogno, o meglio è di assoluta necessità, di mandare alcune mail, ma per quanto ci si provi le mail dal programma non partono; non partono da nessuno dei nostri pc.
Spediamo le mail on-line, perché internet va, e iniziamo ad indagare provando a inserire nella casella del SMTP tutte le scritte di nostra conoscenza pertinenti al nostro contratto; per altro trovate sul contratto stesso.
Niente.
Telefoniamo in Telecom raccontando, di nuovo, la rava e la fava e ci vengono forniti almeno una dozzina, vabbé... erano in numero di tre, ma l’iperbole ci stava benissimo, di stringhe diverse di testo.
Abbiamo provato di tutto, tranne a fare sacrifici umani, e numerose telefonate dopo ci viene comunicato che c’è “del casino sul vostro account”; ma no? dai? davvero? e chi l’avrà mai fatto sto casino?
Morale della favola: non possiamo spedire mail.
Il tecnico della stampante, che oggi ce ne hanno montata una che fa anche il caffè e spazza per terra, e ne abbiamo bisogno data l’allegria con la quale vengono fatte le pulizie in studio, ci ha detto che anche loro sono con Telecom e non riescono a ricevere le mail.
Che dire?
Di fronte a queste cose si palesa la miseria della condizione umana, in balia di forze imperscrutabili e che solo sui Numi possiamo contare per avere un aiuto; l’aiuto celeste, o ctonio, è ormai l’unica cosa che ci rimane.
Riuscirà la Telecom a risolvere l’ennesimo casino, da lei creato, senza generare un altro casino?
Mi pare impossibile, ma non mancherò di aggiornarvi in merito.

mercoledì 2 maggio 2012

Concorrenza ai giapponesi

Non posso di certo esimermi dal raccontare questo episodio ma, per chi si fosse messo in lettura solo ora di questo blog, per parafrasare il Trio mentre cita vezzi televisivi, farò una disanima delle puntate precedenti; tenterò persino l'ordine cronologico.

Prima puntata
"Da Marsiglia in furgone e ritorno"
In principio fu un corriere marsigliese che venne al mio paese per consegnare, in una laterale di via Milano, un pacco. Chiese informazioni a un signore, colà di passaggio, il quale lo apostrofò a male parole e lo lasciò basito sul marciapiede.
Fortunatamente per lui sopraggiunsi e chiese, rigorosamente in francese, indicazioni a me; utilizzò anche una mappa, ma io capii perfettamente quanto mi disse, il problema fu che non fui assolutamente in grado, col mio rozzo francese, di fornirgli spiegazioni; così salii sul suo furgone e lo portai a destinazione. Si offrii, carinamente, di portarmi anche a casa, ma esaurita la mia funzione, ovvero portare lui a destinazione, ritenni non opportuno accettare il passaggio.
A Marsiglia tornar doveva e mi pareva brutto fargli allungare di ben due chilometri la strada.

Seconda puntata
"Perso nella pioggia"
Il protagonista è un ragazzo anglofono, ignoro se americano, australiano, britannico o che, perché all'epoca non distinguevo una parlata dall'altra, che si trovava al mio paese per i mondiali della pizza. Doveva andare all'albergo, ma si era smarrito sulla via e così mi chiese, dato che passavo di là, indicazioni ed io, che all'epoca potevo citargli le massime di Surak e la prima direttiva in inglese, lo accompagnai all'albergo. Credevo avesse l'ombrello e non gli ho offerto riparo sotto al mio ombrello, dato che pioveva, ma quando me ne sono accorto ho deviato facendo i percorsi più riparati; non avrei neppure saputo come fare a dirgli: "vieni sotto l'ombrello che ti stai infradiciando".

Terza puntata
"nemico delle rotatorie"
Questo è un signore tedesco, credo bavarese, di una certa età che in perfetto italiano mi ha chiesto delle indicazioni. All'inizio mi è scappata una risposta in inglese e non riuscivo a passare all'italiano, doveva essere scattata l'equivalenza "straniero=inglese". Mi ha anche tenuto un buon quarto d'ora con una lamentela, per altro più che giustificata, sullo spropositato numero di rotatorie che sono sorte in Italia. In principio ho anche cercato di portarlo a destinazione, convincendolo che era assolutamente necessario per lui seguirmi, ma mi sono fermato prima di risultare maleducato, o rimediare anche una denuncia, e alla fine, recuperato in qualche modo l'uso dell'italico, l'ho indirizzato verso la meta.

Quarta puntata
"la ricerca della Pilotta"
Mentre ero fermo in attesa della teofania della corriera, mi telefonano dallo studio per sapere alcune e cose e mentre sono impegnato nella telefonata, una signora mi si avvicina per chiedermi indicazioni ma, dato che ero occupato, ho dovuto interromperla e lei si è allontanata.
Allibito ho cercato di finire di corsa la telefonata e l'ho inseguita, l'ho raggiunta per chiederle di cosa avesse bisogno:
Signora: "mah... volevo sapere dove si trova la Pilotta, ma non dovrei essere lontana"
Io: "infatti è qui, per entrare vada poco più avanti e poi giri a sinistra; Buona serata :)"
Non è che fosse persa chissà dove, ma non potevo tollerare l'idea di non essere riuscito ad esserle d'aiuto; la mia Coscienza mi avrebbe proposto scenari allucinanti.

Se andiamo avanti così non so di cosa potrei essere in grado di fare.

martedì 1 maggio 2012

Pigro

Oggi è stata una giornata pigra. Già ieri sera sono tornato a un orario davvero tardo, specie per l'età che avanza e ormai non ho più il fisico per fare certe cose, con il risultato che oggi non ho combinato nulla.
Ho messo qualche foto, più o meno datata e quindi fatta anche con la vecchia macchina fotografica, che, tra l'altro, imbarcava umido nell'obiettivo e produceva un effetto flou non voluto, sul faccialibro; ho fatto un paio di inutili giochini, letto due pagine, guardato la Signora in Giallo, perché la Fletcher ha sempre il suo perché, ma soprattutto non ho combinato nulla; assolutamente nulla.
In genere, quando accadono queste giornate, è facile che io sia preda di pensieri più o meno funesti, con la solita deriva mistico-religiosa in tarda serata; oggi nulla di tutto questo.
Ho oziato e non ho neppure sentito il bisogno di deprimermi per questo; forse inizio a non trovare buttato il tempo passato a oziare... conoscendomi non lo darei come dato assodato, ma più come un evento episodico e del tutto fortuito.
Domani si riprende la solita vita lavorativa, anche se non ricordo assolutamente di cosa mi debba occupare, come non detto... appena finito di scrivere questa riga mi è venuto in mente cosa sto facendo; i viaggi in corriera, le letture da viaggio e via di seguito.
Ho anche trascurato, per questi tre giorni, il tedesco e quindi riprenderò a studiarlo; ho anche trovato una bellissima applicazione per imparare alcuni vocaboli in navajo, ma, dato che la vita è troppo breve per imparare il tedesco, non voglio strafare.
Del resto ho pur sempre i miei limiti.
Già imparando i vocaboli in tedesco cerco, man mano che li trovo, di ripeterli anche in inglese per non perdere l'anglico idioma; pericolo forse inesistente dato che ho preso un paio di saggi storici da leggere in inglese... non sto neppure a specificare il tema di questi due saggi; ormai si è capito qual'é la mia fisima storica.
L'aspetto davvero sorprendente di questa pigra giornata è la percezione di aver, comunque, pur non facendo assolutamente nulla, fatto qualcosa di utile.
In genere la pigrizia è una lenta discesa, priva di focacce al miele e monete, che mi conduce in visita a Cerbero, Caronte e compagnia bella, nelle fresche e meravigliose lande del regno di Ade, che si conclude col rimorso di non aver concluso nulla, ansie variamente assortite e aneliti misticheggianti.
Questa volta nulla; non mi è parso tempo buttato.
Forse anche il clima, è piovuto tutto il giorno e c'è meravigliosamente fresco, ha aiutato.
Ovviamente sono in crisi creativa; l'Ispirazione è tornata in vacanza, deve andare in un posto bellissimo visto che ci torna spesso e ci sta così a lungo, e perciò non so bene quando, e se, riprenderò a disegnare.
Aspetterò; prima o poi dovrà pur tornare e nel frattempo leggerò le solite carrettate di libri.