Stamane sono andato al supermercato di quartiere a far compere. Prima di trasferirmi andavo in un altro supermercato di quartiere posto in un'altra parte della città e, anche allora, avevo negozi specifici dove comprare determinate cose: dal forno per il pane e la farina, in latteria per yogurt e latte, quando costava 1020 lire, indi fruttivendolo e macelleria o polleria; mia madre mi spediva fuori casa con la lista della spesa ed io, da bravo bimbo, mettevo un segno ad ogni acquisto e poi controllavo le somme. Sin che sono stato piccino nessuno mi intervistava sui miei acquisti e a volte rimediavo, da qualche commerciante intenerito, una caramella (una volta si usavano anche le caramelle se non si avevano le cinque o venti lire di resto).
Mi sono trasferito quasi vent'anni fa e da allora ho cambiato supermercato, fruttivendolo, panificio e non frequento più macellerie et affini; sono anche passati vent'anni e quando conosci bene le persone dalle quali fai spesa, è inevitabile qualche domanda... tanto per fare conversazione.
Dato che mi è avanzato del latte concentrato ho chiesto in casa che uso farne; il responso genitoriale, emanato in seduta plenaria, è stato unanime e quindi devo rifare la pecan pie. Noci ne ho, mi mancano solo alcune cose e perciò mi piego, supinamente, alla volontà popolare. Stamane ho comprato lo sciroppo d'acero e quando vado a pagare il mio acquisto viene guardato con sospetto: "...e questa americanata cos'è?" ed io a spiegare di cosa si tratta, che è dolce, ma non come il miele e a dire che mi serve per una torta. "Ma quello che avanza poi cosa ne fai? non lo si usa su quelle frittelle fatte con la piastra?" e a me stava per scappare "goffres", perché è con questo nome che io le conosco, ma mi è venuto in mente "waffles", con una prontezza neurale insolita al mattino; ho detto che mi sarebbe servito tutto e quindi non avrei avuto necessità di usare dell'avanzo.
"ah! ecco... perché da noi non si usa" infatti non si usa e a me lo sciroppo d'acero non piace neppure. Deve ricadere nella categoria di quei prodotti, come il gorgonzola, che freschi non li guarderei neppure da lontano, ma cotti li mangio volentieri.
Un post inutile :asd:
martedì 7 dicembre 2010
lunedì 6 dicembre 2010
Che fare per l'Immacolata?
Chiaramente andrò a fare una "gita fuori porta". La meta è l'Abbazia di Fontevivo. C'ero già stato tempo fa, ma complice l'inizio imminente della funzione, non ho potuto trattenermi a sufficienza e quindi non ho potuto esplorarla come merita. MI sono perso perciò una Madonna policroma del XII° secolo e la tomba di Guido Pallavicino, del ramo di Pellegrino, che, nel XIV° secolo, dopo aver combattuto come cavaliere del Tempio, fu sepolto nell'Abbazia di Fontevivo poiché aveva donato all'Abate alcune terre.
L'Abbazia di Fontevivo è figlia di quella di Chiaravalle e visto che sono nella Bassa potrei vederne una al mattino e l'altra al pomeriggio. Non sono particolarmente vicine, poiché Fontevivo è nella bassa parmense mentre Chiravalle è nella bassa piacentina, ma in un'oretta di macchina dovrei riuscire a raggiungerle.
Stavo giusto pensando di andare in visita ad una Abbazia; in realtà vorrei tornare in visita alla Sacra di S.Michele, e dalla via che ci sono visitare anche l'Abbazia di Novalesa, ma visto che si tratterebbe di un viaggio impegnativo, preferisco puntare alla bassa.
Ieri ho anche sognato di andare in visita in un centro monastico in pianura; darò retta al mio incoscio
L'Abbazia di Fontevivo è figlia di quella di Chiaravalle e visto che sono nella Bassa potrei vederne una al mattino e l'altra al pomeriggio. Non sono particolarmente vicine, poiché Fontevivo è nella bassa parmense mentre Chiravalle è nella bassa piacentina, ma in un'oretta di macchina dovrei riuscire a raggiungerle.
Stavo giusto pensando di andare in visita ad una Abbazia; in realtà vorrei tornare in visita alla Sacra di S.Michele, e dalla via che ci sono visitare anche l'Abbazia di Novalesa, ma visto che si tratterebbe di un viaggio impegnativo, preferisco puntare alla bassa.
Ieri ho anche sognato di andare in visita in un centro monastico in pianura; darò retta al mio incoscio
domenica 5 dicembre 2010
Pecan PIe
La prima volta che ho sentito parlare di questa torta fu in una puntata della prima stagione di Voyager; ovviamente non mi riferisco al programma di Bob Jackob, ma alla serie televisiva Star Trek Voyager e da allora mi è rimasta la curiosità di assaggiarla.
Il problema principale è il reperimento delle noci pecan, l'ingrediente principale per fare questa torta; in Italia sono coltivate al sud, dove il clima è più favorevole, ma questo vuol dire che in pianura padana vengono spedite in latte da cinque chili ciascuna.
Fortunatamente un'amica oltre altlantico è stata così gentile da mandarmene una confezione: grazie Barbara :)
In realtà questo è stato il secondo invio, ma il primo non è mai arrivato a divenire torta; le ho finite prima.
Il secondo passo è stata la ricerca di una ricetta; ne circolano un po' in rete e alcune prevedono l'uso di burro montato. Non avendo mai montato il burro, non sapendo quindi quando il processo è ultimato, ho optato per questa ricetta; ho dovuto però apportare alcune modifiche.
L'impasto l'ho preso già fatto, così ho risparmiato tempo, mentre per il ripieno ho dovuto fare alcuni cambiamenti, modifiche che comunque ho trovato anche in alcune ricette on line.
Campi di melica, mais, qui in pianura padana ce n'è quanti se ne vogliono, ma a nessuno è mai venuto in mente di ricavare dello sciroppo dal mais; ho dovuto ripiegare su dello sciroppo d'acero.
Le dosi:
90gr di zuccheri
2 uova
1 cucchiaino di sale
250gr di sciroppo d'acero
200gr di gherigli di noci pecan
90gr (circa) di latte concentrato
due cucchiai di farina
una bustina di vanillina pura.
Allo zucchero si mescola prima lo sciroppo d'acero, si mescola il tutto, indi si aggiungono i tre, filtrandoli, cucchiai di farina e si mescola di nuovo. Si aggiunge il sale e si mescola, poi si aggiunge il latte concentrato, si mescola, e poi la vaniglia. Si aggiungono le due uova, si mescola bene, e alla fine si mettono i gherigli interi. IL composto ottenuto si versa nell'impasto, che è stato prima messo, con della carta da forno, in una teglia alta e si inforna per mezz'ora a 220°C.
A tempo scaduto si punge il ripieno con uno stuzzicadenti e se questo esce pulito allora la torta è pronta.
IL lato superiore della torta devo dire che è venuto bene, ma sotto l'impasto si è un po' rotto e credo che non si sia cotto propriamente; non so dire se la colpa sia imputabile al forno, all'impasto o alla mia imperizia (d'altronde questa è stata la mia prima torta).
Ne ho assaggiato giusto un poco e sembra molto buona, ma ho sentito solo la pasta; appena ne avrò mangiato una fetta scriverò se come è venuta e se ha bisogno di alcune correzioni... al momento temo sia troppo dolce; mah... si vedrà
L'ho assaggiata e devo dire che è venuta proprio bene; l'unico difetto è che l'impasto sotto era troppo sottile e quindi si è un po' rotto, ma nel complesso è proprio buona.
E' una torta decisamente importante, una di quelle delle quali riesco a mangiarne solo una fetta e non di più...
Esperimento riuscito :)
venerdì 3 dicembre 2010
Neve e inflazione








...e dopo un po' di foto della nevicata di stanotte, passo alla parte del post dedicata all'infalzione.
Quando ero piccolo e mi cadeva un dente i miei mi dicevano di lasciarlo sul comodino ché la notte la fatina mi avrebbe lasciato un soldino; in genere la fata, che doveva sudarseli in qualche modo i soldi, lasciava cinquemila lire. A mio nipote, per il quale a volte passava la fata e a volte il topolino, a seconda del genitore, luoghi diversi tradizioni diverse, venivano lasciati cinque euro; anche per lui topi e fate dovevano sudarseli i soldi e non ne avevano da distribuire con generosità.
Un bimbo ieri ha perso un dentino e anche per lui è passata la fata; venti euro gli ha lasciato. O le fate guadagnano molto di più di questi tempi, ma conoscendole non direi proprio, oppure è disposta a fare più sacrifici di quanto lo fosse ai miei tempi o a quelli di mio nipote.
Personalmente ritengo la cifra spropositata... ma visto che trattasi di altre fate non metto becco
giovedì 2 dicembre 2010
Luce
Lo studio dove lavoro è un unico spazio diviso in due da un muro di carpette; un mobile, ripieno di faldoni, funge da parete divisoria e ognuna delle due stanze così ricavate ha una luce propria. Queste due luci vengono accese in modo indipendente l'una dell'altra. Dato che sono in genere l'ultimo a lasciare lo studio mi premuro di spegnere tutto e controllo che le luci, le ciabatte e il riscaldamento siano spenti; essendo che ho una vaga compulsione, e una drammatica carenza di memoria che mi obbliga a controllare più volte, sono sicuro che, quando mi chiudo la porta dietro la schiena, tutto è spento.
Da qualche tempo a questa parte, cioè da alcuni anni, capita a volte che dopo essere entrato, acceso le parti elettriche nella prima stanza dell'open space, mi accorgo che la luce nella seconda stanza è accesa. Ho sgridato un po' tutti per questo; colleghi, capo, gente che passa per caso, insomma ho frantumato parecchi ammenicoli affinché ci si ricordasse di spegnere sempre la luce.
Ieri scopro che quando accendo la ciabatta del disco esterno di rete che contiene i nostri dati, situato in un'altra stanza, a volte si accende la luce della seconda stanza dell'open space; deve esserci una interferenza di qualche tipo, fatto sta che ho brontolato con tutti, così... gratuitamente, per una interferenza elettrica.
Da qualche tempo a questa parte, cioè da alcuni anni, capita a volte che dopo essere entrato, acceso le parti elettriche nella prima stanza dell'open space, mi accorgo che la luce nella seconda stanza è accesa. Ho sgridato un po' tutti per questo; colleghi, capo, gente che passa per caso, insomma ho frantumato parecchi ammenicoli affinché ci si ricordasse di spegnere sempre la luce.
Ieri scopro che quando accendo la ciabatta del disco esterno di rete che contiene i nostri dati, situato in un'altra stanza, a volte si accende la luce della seconda stanza dell'open space; deve esserci una interferenza di qualche tipo, fatto sta che ho brontolato con tutti, così... gratuitamente, per una interferenza elettrica.
mercoledì 1 dicembre 2010
Storie di neve
"C'là ma scusa. Oggi coi sandali sono caduta ed ora ho messo queste scarpe con la suola di gomma. Ci sono voluti in quattro per tirarmi su; e non dico poco. Arrivederci"
Neve
Stanotte ne sono venuti giù tre o quattro centimetri, nulla di che, ma se non muta in pioggia, presto potrebbero essercene di più sulle strade. Il piano neve del comune, complici anche le elezioni primaverili (?), sta funzionando; a casa mia, invece, le cose sono diverse.
Coloro che abitano all'inizio della via, abito a metà di una collina, usano parcheggiare l'auto su ambo i lati della strada, che di certo non è grande quanto una superstrada e non sono stati previsti posti auto sui lati, e in genere dispongono le auto in modo tale che si riesce a passarvi, con cautela, con un'unica auto; diviene, insomma, uno stretto senso unico alternato, va da sè che uno spartineve, un trattore con una pala davanti, non può passare e così sulla mia via la neve è stata tolta solo stamane verso le 7:40.
Stamane non avevo la macchina fotografica buona con me e quindi ho potuto fare poche foto; ne metto una :)
Iscriviti a:
Post (Atom)